Giada, studentessa suicida: «Io e te come due sorelle», l'addio della cugina su Facebook

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La cugina di Giada De Filippo, la studentessa molisana che qualche giorno fa si è tolta la vita all’università di Napoli, ha dedicato un lungo post su Facebook alla ragazza. La 25enne, martedì, si è suicidata lanciandosi dal tetto dell’ateneo per la vergogna di non essersi laureata: non era in regola con gli esami, ma aveva comunque fatto credere ad amici e parenti che quello fosse il giorno della sua laurea.

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Io e te, si intitola il post, da parte di Luana.
«Così diverse eppure così tanto unite. Era un rapporto strano il nostro, diverso. Talmente particolare che neanche gli altri riuscivano a capirci e ci davano delle matte. Dicevamo di “sfruttarci” a vicenda e nessuno capiva il vero significato. Vivevamo in simbiosi: un tuo pensiero era il mio e viceversa. Ci capivamo con uno sguardo e ci assecondavamo in tutto».

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Luana racconta del rapporto con Giada, che per lei era come una sorella maggiore. «Giravamo in macchina come matte di notte, facendo ogni volta 3 giri alla rotonda perché ti divertivi e quando sentivi una canzone che ti caricava e ti dava energia iniziavi a cantare ed io mi arrabbiavo perché sceglievi sempre canzoni in inglese. Dicevi di essere la mia mamma chioccia e che combinavo solo casini e tu dovevi ripararli - scrive - Prevedevi le mie scelte e sapevi anche dirmi a cosa mi avrebbero portato e mi lasciavi comunque libera di agire come meglio credevo, tanto poi sapevi che saresti dovuta intervenire tu a riparare i danni.
Non uscivi a fare i servizi se prima non ti fossi accertata che sarei potuta venire con te e lo stesso facevo io
».
 

E ancora: «Le nostre telefonate erano: “Devo arrivare a Venafro a comprare il pane, vieni con me?”; oppure  - “Ti va di farci un giro, giusto per prendere un pò d’aria?” - “Ma è 1:30 è tardi” - “Non fa niente, passo io tra 10 minuti”. Eri una ragazza semplice e genuina, preferivi che ti regalassero un gambetto di prosciutto piuttosto che borse o vestiti. Eri felice quando mangiavi e ti piaceva la natura, fare lunghe passeggiate, grigliate e scampagnate. Amavamo la carne alla brace e le pizze nel forno a legna»

La chiosa finale, sul loro rapporto, quasi simbiotico, come due amiche, due sorelle. «Avrei troppe cose da dire su di noi e chi ci ha conosciute può dirlo.  Non credo che riuscirò mai ad abituarmi all’idea di non sentire più il mio nome associato al tuo.  Luana e Giada.  Sempre insieme.  Due sorelle. Due amiche. Due cugine. Unite in un’unica fusione “LuaDa” quella che tanto raccontavi perché da piccoline guardavamo dragon ball e volevamo trovare anche noi un modo per unirci e sentirci più legate.  Mi chiamavi “lulù dagli occhi non blu” ed io ti rispondevo: “Grazie eh per ricordarmi sempre di non avere gli occhi blu”. E tu ridevi.  Sul telefono avevi il mio numero salvato con scritto “Pollon” e mi cantavi la canzone “Pollon, Pollon combina guai”.  Perché io ero davvero un gran casino e tu eri la mia mamma chioccia.  Ora dovrai essere il mio Angelo perché io mica ho smesso di fare casini, sai?! E tu dovrai ancora rimproverarmi e dirmi “Te l’avevo detto.”  Il nostro non sarà mai un addio ed  Io e TE, lo sappiamo bene»
Ultimo aggiornamento: Giovedì 12 Aprile 2018, 14:56
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