«I gay sono malati, non lavorino con i bambini»: avvocatessa choc contro un educatore
di Domenico Zurlo

«I gay sono malati, non lavorino con i bambini»: avvocatessa choc contro un educatore

L’omosessualità? «Chi ne è affetto non può lavorare a contatto con i minori». Queste frasi choc sono state scritte sul suo profilo social da un’avvocatessa mantovana, nel corso di un botta e risposta su Instagram: il destinatario di queste opinioni si chiama Alessio Madella ed è un giovane educatore. Un mestiere che però secondo questa avvocatessa i gay non possono fare. «Chi è affetto da omosessualità non può lavorare a contatto con i minori», la versione della donna, in una serie di post e video.

L’omosessualità vista dunque come una malattia, magari contagiosa. Ma il giovane educatore, con coraggio e senza paura, ha ribattuto e ha deciso di non lasciargliela passare: prima si è rivolto all’associazione Athena, poi è stato contattato dall’avvocato di Bologna Michele Giarratano e da Cathy La Torre, che con l’associazione GayLex hanno deciso di aiutarlo a procedere con una denuncia alla Polizia postale.

Tutto è iniziato sabato, quando era in programma a Mantova una manifestazione contro la legge Zan sulla omotransfobia: l’avvocatessa in una story su Instagram ha detto che sarebbe stata presente in piazza Sorbello a sostegno della manifestazione. «Per risponderle ho postato una foto con il mio ragazzo scrivendo “l’omosessualità non è una malattia” e ho taggato il suo profilo. Lei ha ricondiviso la mia story scrivendo frasi come “l’omosessualità una malattia riconosciuta e va curata”, e ha iniziato a screditarmi», racconta Alessio a Leggo.

«Le ho risposto in un'altra story dicendo che lavoro da 10 anni come educatore, sono sempre andato d’accordo con genitori e maestre che si sono sempre complimentate con me per come mi rapporto coi bambini, e ho aggiunto che non perdo tempo con le persone senza testa». A quel punto la guerra è totale: «Ha iniziato a dire che nelle scuole non devono esserci educatori omosessuali perché non abbiamo un cuore, perché ci facciamo vedere sui social mentre baciamo i nostri fidanzati e sculettiamo davanti ai bambini o abbiamo atteggiamenti femminili». 
 
 



LE PAROLE DELL'AVVOCATESSA Nelle sue stories, dal canto suo, l'avvocatessa è chiara: «Io non ce l'ho con i gay in quanto tali, il problema è quando vogliono imporsi come modello, quando vogliono affittare uteri o comprare bambini o dare a un bambino due padri o due madri. O quando vogliono insegnare nelle scuole ai nostri figli la pratica omosessuale: siete voi che state disturbando noi, siete voi che siete una minoranza e non noi. Voi continuate a essere omosessuali, continuate a fare ciò che fate, a noi non interessa, ma lasciate stare i nostri figli».

E ancora: «Quando ero giovane io, non c'era nemmeno un omosessuale, invece adesso è pieno. Si va verso questo modello di società in cui ci impongono questo modello, ai ragazzini fanno credere che sia più bello essere omosessuale: non dicono invece che essere omosessuali comporta un rischio più alto di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e anche mortali, così come di contrarre il tumore all'ultimo tratto dell'intestino retto. Queste cose le ho lette dai medici». 

«Le persone che praticano rapporti anali spesso arrivano in pronto soccorso in stato di emergenza, sono più a rischio di contrarre Aids e diabete (poi si corregge con epatite, ndr), e rischiano l'incontinenza anche quando tossiscono», aggunge, accusando anche gli omosessuali di incoraggiare il sesso con i bambini che - secondo la versione dell'avvocatessa - vengono incoraggiati a lasciare le famiglie. In altre parole, «associazioni che inneggiano alla pedofilia». «Vi prego di partecipare alle manifestazioni di piazza - scrive ancora - perché dobbiamo impedire che ai nostri bambini venga insegnato che possono scegliere di cambiare sesso e che venga loro proposto il tema della omosessualità, della masturbazione e della pedofilia».
 

Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Luglio 2020, 17:36
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