Festival di Sanremo, chi sarà la valletta? Codacons contro la Ferragni, ipotesi Leotta e Miriam Leone

Festival di Sanremo, chi sarà la valletta che affiancherà Amadeus sul palco dell'Ariston? Nei giorni scorsi si è fatto anche il nome di Chiara Ferragni, ipotesi che ha diviso commentatori e associazioni dei consumatori. Ma che non sarebbe stata in realtà mai presa in considerazione dall'organizzazione del popolare festival della canzone italiana: già da qualche giorno si fanno nomi di donne di successo del mondo dello spettacolo, da Miriam Leone a Diletta Leotta e Monica Bellucci, e si era parlato anche della Ferragni.

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Subito però c'era stata una levata di scudi del Codacons che esprimeva un «no assoluto» a questa ipotesi. Aggiungendo: «Siamo pronti ad intentare una causa legale contro la Rai e ad impugnare dinanzi alla Corte dei Conti e alla Procura il contratto di ingaggio di Chiara Ferragni qualora sia confermato il suo ruolo a Sanremo». «Si tratta di una scelta sbagliata per l'azienda -sottolineava il Codacons - che dovrebbe individuare modelli più adatti all'interno di programmi diretti ad un vasto pubblico, costituito in prevalenza da giovani».

IRA FERRAGNI Oggi la Ferragni ha risposto per le rime, dicendosi «molto colpita» «dall'aggressività» delle parole del Codacons nei confronti suoi, delle sue attività e del suo documentario, «con dichiarazioni infondate e dal contenuto diffamatorio, che screditano me e comunicano ai consumatori informazioni errate». Ferragni non ha gradito nemmeno il fatto che sia stato insinuato «in maniera arbitraria - ha detto - che io sia un modello sbagliato».

La fashion blogger e moglie del cantante Fedez ha rispedito al mittente, punto per punto, le accuse del Codacons su un uso sbagliato dei social della pubblicità sui social, bollandole come «affermazioni errate e senza fondamento» («per quanto mi è noto, non è stato mai preso da parte dell'Antitrust alcun provvedimento nei miei confronti»). «Ricordo al Codacons che sono stata la prima personalità del mondo social ad associarmi allo IAP - Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, proprio per contribuire alla regolamentazione della pubblicità sui social».

PRO E CONTRO CHIARA FERRAGNI Proprio su questo punto, in difesa della Ferragni è intervenuta l'Unc (Unione Nazionale Consumatori): «Riconosciamo che è stata la prima personalità del mondo social a voler dialogare su questa questione e ad accettare le linee guida fissate dallo Iap» afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. «Non abbiamo niente di personale contro la Ferragni - ha controreplicato il Codacons - e le nostre critiche non sono dirette alla persona quanto ai suoi comportamenti, che riteniamo diseducativi proprio perché la nota influencer rappresenta un esempio per tantissimi giovani che la seguono e la eleggono a modello da imitare e a cui ispirarsi».

«Diffondere sul web le foto del figlio Leone che indossa abiti griffati, per pubblicizzare questa o quella marca, rende a nostro avviso la Ferragni un modello diseducativo per i giovani. Così come l'influencer si rende diseducativa quando associa il proprio nome ad un'acqua minerale venduta a 8 euro la bottiglia, o quando organizza una festa al supermercato dove viene sprecato inutilmente del cibo», ha proseguito il Codacons. Che ha poi posto una condizione per «un sereno confronto con Chiara Ferragni»: «la nota infuencer deve rimuovere dal proprio profilo Instagram tutte le foto del figlio, dimostrando di voler rispettare le leggi vigenti e la volontà di diventare un modello virtuoso per i giovani».

"LA FERRAGNI È UN BRAND, COME GIOVANNI RANA" Sull'argomento interviene anche lo spin doctor Davide Ciliberti della società di comunicazione Purple & Noise: «Al di là del merito artistico della scelta, su cui non voglio entrare bisognerebbe riflettere sul fatto che la bella Chiara è prima di tutto un brand; non a caso tra gli addetti al settore e non solo viene anche soprannominata Ferragni SpA. Quindi - continua l'esperto - pieno rispetto delle scelte del direttore artistico di Sanremo, però consapevolezza che così facendo si sta dando una grandissima visibilità ad un marchio e ad un'azienda. È un pò come se il valletto di turno lo facesse Giovanni Rana o, chessò, Roberto Carlino».

«E vero pure - ha continuato Ciliberti - che Ferragni attraverso la sua potenza di fuoco sui social potrebbe incrementare un po' gli ascolti (già tanti, invero) del Festival. Ma allora che almeno il contratto si prefiguri chiaramente come un accordo di reciproco scambio di visibilità. Accordo nel quale, come nella natura del comarketing, per la sua partecipazione alla Ferragni non sia riconosciuto alcun emolumento». Polemiche e argomentazioni destinate sgonfiarsi presto. Perchè, per quanto è dato sapere in ambienti dell'organizzazione sanremese, un accordo con la Ferragni per Sanremo non è nei piani. E nessuna trattativa sarebbe stata avviata. 
Martedì 3 Dicembre 2019, 16:16
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