Hotel in ginocchio, Federalberghi: «Dalle città d’arte a Capri, senza americani è nera»
di Flavia Scicchitano

Hotel in ginocchio, Federalberghi: «Dalle città d’arte a Capri, senza americani è nera»

Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, che impatto ha avuto il Covid-19 sulla presenza di turisti nelle strutture alberghiere italiane?
«Il turismo italiano ogni anno conta 430 milioni di presenze e di queste il 50% riguarda turisti stranieri. Il mercato straniero al momento è completamente perso, nelle ultime settimane si sta risvegliando il turismo di prossimità, svizzero, tedesco, ma si tratta di piccoli numeri. Per il momento l’impatto è devastante».
Gli Stati Uniti restano esclusi dalle riaperture extra Ue.
«Il turismo americano è importante per l’Italia, non è al primo posto per presenze (11 milioni di turisti Usa negli alberghi in un anno) ma è ricco, spende e tende a portare ricchezza. Alcune destinazioni soffrono più di altre l’assenza degli americani: le città d’arte come Roma, Firenze e Venezia ma anche Capri e Taormina».
Quanto incide sugli alberghi l’assenza degli stranieri?
«Il 50% degli alberghi è ancora chiuso e quelli aperti nelle città lavorano al 4-5%, spesso sono vuoti. Solo nelle località di vacanze si sta iniziando a vedere qualcosa. La crisi ha colpito tutti e viaggiare in aereo ha le sue complicazioni».
E il turismo italiano?
«La presenza degli italiani che quest’anno faranno meno vacanze all’estero non riuscirà a compensare l’assenza degli stranieri. Inoltre molti italiani non andranno in vacanza».
Per il futuro?
«Ci aspettiamo che il turismo italiano dia segnali di ripresa soprattutto su mare, montagna, laghi e terme. Dalle nostre stime nel 2020 registreremo un calo del 70% di fatturato. La speranza è chiudere a -55%».

Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Luglio 2020, 08:24
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