«Fase 3», a piazza San Marco un pene di marmo con la mascherina. Opera di un artista, ecco il suo significato
di Enrico Chillè

«Fase 3», a piazza San Marco un pene di marmo con la mascherina. Opera di un artista, ecco il suo significato

Più un forte imbarazzo che un vero problema di ordine pubblico: in una Venezia segnata dal lungo lockdown, nella cornice di piazza San Marco è spuntato un pene di marmo, alto quasi un metro, pesante circa 200 chili e con una mascherina. Gli agenti della Polizia locale, impossibilitati a rimuoverlo manualmente, hanno potuto solo coprirlo per poi toglierlo dopo qualche minuto, davanti agli sbigottiti passanti. Si è tratto di un'opera di denuncia di un artista, che ha spiegato il significato dell'opera.

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Il fatto, bizzarro e un po' imbarazzante, risale a due giorni fa: a denunciare per prima la comparsa della statua del pene è stata la pagina Facebook 'Venezia NON è Disneyland'. Oggi, però, l'artista che ha realizzato e 'installato' l'opera a piazza San Marco ne ha rivelato il significato all'agenzia Dire. «Il pene è un simbolo di vita, afferma che Venezia è viva e ha bisogno di vivere, è una provocazione che invita a essere duri, a non mollare, a rialzarsi» - spiega l'uomo, che ha chiesto di rimanere anonimo - «La mascherina, che ha cavi d'acciaio come elastici, rappresenta tutte le restrizioni che ci ha imposto il coronavirus: distanza tra le persone e paura del prossimo, che poi è la paura di vivere».

Su tutta l'opera ci sono poi alcune scritte, realizzate con un semplice pennarello indelebile nero: si passa da "Fase 3" e "Covid-19" a "Prostituita" e "La sentenza". L'artista spiega così il significato di quelle parole, alcune ormai tipiche degli ultimi mesi e altre invece riguardanti la storia di Venezia: «Parlo di città prostituita perché c'è stata una vera mercificazione, ora la città è in pausa per le restrizioni, ma auspico che a fine emergenza lo sfruttamento turistico non torni più quello di prima. Ho voluto lasciare l'opera davanti a Palazzo Ducale, nel punto in cui gli imputati dovevano attendere il Doge e la lettura della sentenza».



L'opera vuole essere anche una denuncia sui cambiamenti sociali che il coronavirus ha già causato. «Viviamo in una società globale, capace di andare nel caos in poche settimane per via di un singolo problema. Eppure ora siamo tutti mascherati, la diffidenza verso il prossimo fa sì che non ci si interroghi su quello che fanno le altre persone, che si ignorino le loro azioni e i loro comportamenti» - ha raccontato l'artista - «C'è così tanta diffidenza e indifferenza che anche la sicurezza finisce per venire meno: ho voluto esporre l'opera nel bel mezzo di piazza San Marco anche per dimostrare che un gesto del genere si può fare».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Maggio 2020, 17:03
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