Coronavirus, ecco la terapia per i pazienti ricoverati
di Maria Rita Montebelli

Coronavirus, ecco la terapia per i pazienti ricoverati

Tosse che tende a farsi sempre più stizzosa e persistente, febbricola che tende a salire poco per volta, senso di spossatezza, dolori muscolari, difficoltà respiratorie che possono diventare sempre più evidenti con il passare dei giorni. In alcuni pazienti possono essere presenti anche nausea, vomito e diarrea come sintomi d'esordio.
E' anche per questo che l'infezione da Coronavirus (COVID-19) può essere facilmente scambiata per una comune influenza. Ma qual'è davvero la situazione? E l'infezione si cura?

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FORMA LIEVE. Nella maggior parte dei casi (circa l'80%) l'infezione decorre in forma lieve o addirittura inapparente. Solo nel restante 20% dei casi può dar luogo a complicanze anche serie, fino alla morte.

60 ANNI E PIÙ. A maggior rischio sono soprattutto le persone più anziane (il rischio di mortalità aumenta in modo esponenziale dai 60 anni in su, fino a sfiorare il 15% tra gli ultra 80enni) in base ai dati consolidati degli infetti in Cina.

AMMALATI CRONICI. Devono fare attenzione pure le persone con patologie croniche (in particolare i cardiopatici, gli ipertesi, i diabetici, le persone con problemi respiratori cronici e i forti fumatori).

MANI E TOSSE. Applicare con rigore le ormai note misure di prevenzione (lavare le mani di frequente o disinfettarle con soluzioni alcoliche, non tossire o starnutire in faccia alla gente, evitare luoghi affollati) sono le uniche soluzioni valide per proteggere la salute propria e quella altrui.

NORD VIETATO. In questo momento non è consigliabile recarsi nelle zone del Nord Italia interessate dai recenti focolai di infezione.

CASI DA OSPEDALE. In una minoranza di casi, l'infezione da Coronavirus può dar luogo a quelle complicanze che rendono necessario il ricovero in ospedale e, nei casi più gravi, in rianimazione. Il virus può provocare una polmonite e un'insufficienza respiratoria tale da richiedere l'intubazione del paziente (circa il 20% tra i casi complicati). Molto comuni anche le complicanze cardiache, quali aritmie (in oltre il 16% dei pazienti) e infarti (nel 7% dei pazienti). Il 4% circa dei pazienti può andare incontro ad una grave forma di insufficienza renale acuta.

LA TERAPIA. Il trattamento dell'infezione da coronavirus si rivolge alla cura delle complicanze: quindi la terapia è solo di supporto, non disponendo al momento di farmaci efficaci contro questo virus.

STOP FAI-DA-TE. E' il motivo per cui è inutile, anche come cura fai-da-te, assumere antibiotici (è un'infezione virale, non batterica) o antivirali (quelli a disposizione non funzionano).

ORGANI DA SALVARE. In terapia intensiva, i medici mettono in atto una serie di cure per supportare la funzione respiratoria (ossigeno, anche attraverso l'intubazione del paziente), il cuore (con terapie anti-aritmiche o anti-ischemia miocardica), i reni (dialisi).

TELECONSULTO. Molto importante non intasare i pronto soccorso (anche perché aumenta il rischio di contagio), né lo studio dei medici di famiglia o dei pediatri. Per i pazienti ipertesi, bronchitici cronici, diabetici, il consiglio è di effettuare un teleconsulto con i medici, inviando loro per email o WhatsApp, eventuali parametri sullo stato di salute.

IL SOSPETTO. Di fronte ad un caso sospetto, i medici di famiglia seguono un protocollo operativo che prevede un triage telefonico, nel quale si chiede al paziente di descrivere i sintomi, la loro durata e se siano stati nei 14 giorni precedenti in Cina o nelle zone del nord Italia interessate dai recenti focolai di infezione (compresi gli ospedali dove si sono verificati alcuni casi) o che siano stati a contatto con probabili contagiati.

AMBULANZA SPECIALE. il caso sospetto verrà trasportato da un'ambulanza attrezzata alle misure di contenimento. Qui verrà sottoposto ad un primo tampone per la ricerca del coronavirus e assistito secondo necessità seguendo le indicazioni del triage in vigore.
Ultimo aggiornamento: Martedì 25 Febbraio 2020, 08:38
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