Draghi chiama Putin: «Sblocca i porti». Il premier: «Non ho visto spiragli per la pace»

Il premier tenta di mediare: «Parlerò anche con Zelensky»

Draghi: «Ho chiamato Putin per sbloccare il grano nei depositi ucraini. Pace? Non ho visto spiragli»

Dopo quarantasei giorni dall’ultimo contatto con Vladimir Putin, quando Mario Draghi chiamò il presidente russo «per parlare di pace», il premier italiano ha deciso di tentare una mediazione tra Mosca e Kiev per sventare la crisi alimentare.
 

Draghi, ieri pomeriggio, ha preso il telefono e ha chiamato il Putin. Nel colloquio, con la Russia che sta vincendo la guerra in Donbass, lo Zar ha avuto un approccio muscolare. E senza giri di parole ha buttato sul tavolo un ricatto: Mosca è disposta a sbloccare le esportazioni di grano e di fertilizzanti per «superare la crisi alimentare» che rischia di affamare centinaia di milioni di persone, ma in cambio l’Occidente deve revocare le sanzioni. Putin, al tempo stesso, ha garantito a Draghi che la Russia continuerà a rifornire l’Italia di gas, ai prezzi fissati nei contratti. Del resto, la vendita del metano serve a Mosca per finanziare la guerra. Tant’è, che a chi gli ha chiesto se nel confronto con Putin aveva colto spiragli di pace, Draghi ha replicato netto: «La risposta è no».
 

 

Il premier, dopo che dal Cremlino erano cominciate a uscire indiscrezioni sul colloquio, ha deciso di convocare d’urgenza (con un preavviso di 10 minuti) una conferenza stampa lampo. E, nel nuovo ruolo di mediatore, ha raccontato la telefonata: «Ho cercato Putin. Lo scopo era chiedere se si potesse far qualcosa per sbloccare il grano che oggi è nei depositi ucraini, perché la crisi alimentare in alcuni Paesi già presente avrà proporzioni gigantesche e conseguenze umanitarie terribili». Draghi ha così illustrato un tentativo di mediazione che appare decisamente in salita: «Occorre vedere se si può avviare una collaborazione tra Russia e Ucraina sullo sblocco dei porti sul Mar Nero, dove ci sono molti milioni di tonnellate di grano ferme. Putin mi ha detto che i porti sono bloccati perché sono minati dagli ucraini, che però li minano per impedire ai russi di attaccare. Perciò ho chiesto collaborazione a sminare questi porti» e per ottenerla occorre «garantire non arrivino attacchi quando i porti saranno sminati. Può essere un tentativo che non avrà esiti ma c’è stata disponibilità da parte di Putin». La conclusione: «Ho terminato dicendo che chiamerò Zelensky per vedere se c’è un’analoga volontà di procedere in questa direzione».

Insomma, il prossimo passo di Draghi per sventare la morte per fame di milioni di persone in Africa e nei Paesi più poveri, sarà un nuovo colloquio con il presidente ucraino. E lo step successivo sarà portare il dossier-grano al Consiglio europeo straordinario in programma lunedì e martedì a Bruxelles. Il premier non nasconde che la partita è estremamente complessa e che la mediazione potrebbe fallire: «Potrebbe finire tutto nel nulla. Questo è un tentativo che mi sento di fare senza alcuna certezza che vada a buon termine, perché la gravità della situazione ci impone di rischiare: la posta in gioco è la vita di milioni e milioni di persone». 
C’è da dire che se il tentativo di Draghi dovesse andare avanti, secondo fonti diplomatiche Mosca vorrà avere l’ultima parola sui porti di partenza e di destinazione del grano.

 

«HA PARLATO SOLO LUI»
Poi, non senza ironia, il premier ha raccontato: «Il resto del colloquio è stata essenzialmente una conversazione del presidente Putin, direi che ha parlato solo lui... Ha detto che la crisi alimentare è colpa delle sanzioni e che se le sanzioni fossero tolte la Russia potrebbe esportare tutto il grano che vuole. Ma ovviamente le sanzioni sono lì perché la Russia ha attaccato l’Ucraina». Ironico, Draghi, anche sulla questione delle forniture di metano: «Putin ha detto che continuerà a darci metano, ma questo riguarda tutti i Paesi tranne chi è attaccato direttamente dalla Russia, come la Finlandia e la Bulgaria, rimasta per un giorno senza gas».
Ma ecco la versione di Putin. Secondo il Cremlino, Mosca «sta facendo sforzi per garantire una navigazione sicura nel Mar d’Azov e nel Mar Nero», ma «è l’Ucraina a ostacolare l’apertura di corridoi umanitari per la partenza di navi civili cariche di grano». Ed è sempre «colpa di Kiev se i negoziati sono sospesi».

Di negoziati, della faticosa ricerca della pace, Draghi ha parlato anche nel messaggio inviato in occasione dell’inaugurazione del Parco Rabin a Roma, che coincide con il centenario della nascita del grande statista israeliano: «Nella nostra memoria collettiva, la figura di Yitzhak Rabin incarna la ricerca incessante della pace. La tregua raggiunta con l’Egitto negli Anni 70, gli Accordi di Oslo del 1993 che gli valsero il Premio Nobel per la Pace, e il trattato con la Giordania nel 1994, non sono soltanto momenti chiave nella storia di Israele e del Medio Oriente. Sono un punto di riferimento per tutti coloro che credono nel negoziato come l’unico modo per risolvere le controversie, anche le più aspre e violente». Una lezione che Rabin «ha lasciato a tutti noi e che mantiene intatto il suo valore anche nella tragica attualità di questi giorni».

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Maggio 2022, 08:26
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