Dpcm, le nuove regole su bar e ristoranti. L'ira degli esercenti: «Senza fondi finiremo in mano alla malavita»

Dpcm, le nuove regole su bar e ristoranti. L'ira degli esercenti: «Senza fondi finiremo in mano alla malavita»

Coronavirus, il nuovo Dpcm mette una nuova stretta su bar, ristoranti, pizzerie, pub, pasticcerie e gelaterie. Scongiurata la chiusura domenicale, ma le nuove misure incontrano subito la rabbia degli esercenti: «Per le negligenze di altri siamo penalizzati tutti, molti non riusciranno a sopravvivere».

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Queste le nuove regole previste dal Dpcm e valide su tutto il territorio nazionale: apertura alle ore 5 e chiusura alle 18, anticipata di cinque ore rispetto alle richieste di alcuni esercenti e soprattutto di varie Regioni, ma anche un limite massimo di quattro persone per ogni tavolo se non conviventi. Dopo le ore 18 è tassativamente vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le nuove misure non riguardano invece le strutture alberghiere, a patto che i clienti siano effettivamente alloggiati.

Le nuove restrizioni hanno trovato le proteste non solo delle opposizioni, ma anche delle stesse associazioni di categoria. Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, ha commentato così il nuovo Dpcm: «La chiusura alle 18 è una misura sproporzionata, che mette sullo stesso piano chi rispetta le regole e chi non lo fa. Stiamo vanificando gli sforzi fatti in questi mesi dai ristoratori per rispettare tutti i protocolli, l'occupazione è a forte rischio».

Max Mascia, chef stellato, è furioso: «Ci penalizzano per negligenze altrui, il vero problema sono i trasporti e le scuole. Il pubblico non ha fatto nulla, noi privati ci siamo attrezzati spendendo per mettere le attività in sicurezza e rispettare i protocolli. La chiusura alle 18 ci condanna alla fine: noi viviamo soprattutto con le cene, chi vive con il pranzo è già a rischio, condannato dallo smart working. Ci vuole un ristoro, se non mi fai lavorare, mi aiuti. Tutti i miei colleghi sono delusi, arrabbiati e amareggiati: dobbiamo alzare la voce, ma senza ricorrere alla violenza».

L'allarme arriva anche dai ristoratori milanesi. «Da dicembre non ce la farà nessuno, la città sarà morta. Abbiamo protestato sotto la Regione per chiedere un aiuto, ci servono fondi o molte attività finiranno in mano alla malavita» - spiega l'esercente Paolo Peroli - «Ci serve un contributo pari ad almeno il 3% del fatturato del 2019, ed un fondo per i dipendenti e i costi di gestione. Noi cerchiamo di mediare, ma la temperatura si sta alzando e i fatti di Napoli e Roma lo dimostrano».

Il nuovo Dpcm coinvolge anche oltre 18mila gelaterie e la Confartigianato lancia l'allarme: «C'è forte preoccupazione, a rischio sono oltre 50mila posti di lavoro. Servono misure di sostegno come contributi a fondo perduto, moratorie fiscali e contributive, sostegno della cassa integrazione per tutti i dipendenti almeno fino a fine anno».


Ultimo aggiornamento: Domenica 25 Ottobre 2020, 15:27
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