Donna africana picchiata a calci e pugni da sei donne: «Insultata anche dall'operatrice del 118»

Donna africana picchiata a calci e pugni da sei donne: «Insultata anche dall'operatrice del 118»

Presa a calci e pugni e derubata da un gruppo di cinque o sei donne e due uomini, che le urlavano «tornatene al tuo Paese»: è il racconto choc di una donna di 47 anni, originaria della Costa d'Avorio ma residente in Italia da circa 30 anni, a Bari. La donna, di nome Edith, ha raccontato che l'aggressione è avvenuta per futili motivi: aveva solo chiesto al gruppo di donne, dietro le quali stava camminando, di poter passare. A TeleBari, che ha riportato la notizia, ha detto di aver subito discriminazioni anche da una donna del personale del 118 arrivato sul posto: la donna avrebbe messo in dubbio la sua versione dei fatti e in ospedale avrebbe detto ai medici che Edith «voleva solo approfittarsi della situazione per poter avere un permesso dal lavoro».

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IL RACCONTO CHOC Edith ha raccontato che mercoledì 20 febbraio, poco dopo le 18.30, stava camminando su un marciapiede preceduta da «un gruppo di cinque o sei donne» alle quali ha «chiesto permesso» per poter passare. «Non mi hanno sentito - spiega - e per superarle sono scesa un attimo dal marciapiede: tornata sulla banchina, si è scatenato l'inferno. 'Permesso, permesso un c...o', ha detto una di loro. Mi sono voltata verso di lei e in un attimo mi ha sferrato un pugno in faccia». «Mi hanno accerchiata e hanno iniziato a insultarmi», prosegue la donna secondo la quale gli aggressori le dicevano «'Vattene da qua, torna al tuo Paese'».

Edith racconta di avere chiamato la Polizia ma mentre «ero al telefono ho preso calci e pugni da ognuna di loro: al branco - ricorda - si sono poi aggiunti due uomini» e «ho preso calci anche da loro». «Mi hanno portato via il telefono - conclude Edith - e a quel punto è intervenuto il benzinaio del distributore che è lì a pochi metri: li ha fatti allontanare ed ha chiamato carabinieri e 118». Sull'accaduto, a quanto si apprende, stanno indagando i carabinieri che stanno sentendo persone e verificando se nella zona dell'aggressione ci siano telecamere le cui immagini possano confermare il racconto di Edith e identificare gli aggressori. I carabinieri hanno raccolto la denuncia della vittima e l'hanno trasmessa in Procura.

"COLPA DEL CLIMA POLITICO" «Se Salvini sventola la bandiera del razzismo ad alta voce, chi prima era razzista ma aveva paura a farlo vedere, adesso non ha più timore e aggredisce, pensando di non essere mai punito», ha aggiunto parlando all'ANSA Edith, convinta che «il clima politico abbia influito molto», ritenendo di essere stata «aggredita in quel modo per il colore della pelle». «In trent'anni, da quando sono a Bari non mi era mai capitata una cosa del genere e non avevo mai sentito di aggressioni così. Ora ho paura per i mie figli, per come va il mondo».

La donna ritiene che «per loro non avevo il diritto di chiedere permesso: una immigrata non doveva passare sulla loro stessa strada». «Mi hanno urlato 'brutta nera, hai sbagliato proprio posto' insultandomi senza conoscermi, senza darmi la possibilità di dire niente». «Mi dicevano di tornare nel mio Paese - prosegue Edith - ma è l'Italia il mio Paese. Non ricordo neanche più come è la mia terra. Ho passato più anni della mia vita qui a Bari che in Costa d'Avorio».

Edith crede che sia «cambiata la faccia del razzismo: prima un ragazzino magari ti insultava perché non ci pensava, per immaturità. Ma una donna adulta dovrebbe riflettere su quello che dice e che fa, altrimenti che esempio dà ai giovani». «Si può essere contro gli immigrati, è un punto di vista - conclude - ma questo non può giustificare la violenza».


L'ASSESSORE: RAZZISMO SI MOLTIPLICA A BARI «Gli episodi di razzismo si stanno moltiplicando in città. C'è bisogno di denunciare ma anche di educare le nuove generazioni affinché non assorbano i sempre più frequenti messaggi di odio», afferma l'assessore al Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico, commentando l'aggressione. «La stiamo cercando e vogliamo incontrarla - spiega Bottalico - per offrirle il nostro sostegno, come cerchiamo tutte le persone che rimangono nel silenzio e hanno paura di denunciare».

L'assessore rivolge un «invito a tutti i cittadini baresi, agli insegnanti e ai genitori che nella propria propria quotidianità, nella scuola e nel lavoro si imbattono in episodi di razzismo e discriminazione: denunciate». «Recentemente - prosegue l'assessore - ho avuto degli incontri con gruppi di genitori che hanno adottato ragazzi stranieri, che iniziano a manifestare situazioni di disagio nella nostra città»

Martedì 26 Febbraio 2019, 17:12
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