Draghi si dimette, Mattarella rifiuta: «Vai in Parlamento». Il premier al Colle dopo lo strappo di Conte e M5S

Draghi si dimette, Mattarella rifiuta: «Vai in Parlamento». Il premier al Colle dopo lo strappo di Conte e M5S

di Alessandra Severini

Ancora una volta in piena estate si apre la crisi di governo. Una crisi annunciata, da molti temuta, di sicuro incerta negli esiti. Il Movimento 5 stelle non vota il decreto Aiuti al Senato, il testo passa lo stesso con 172 sì ma Draghi non vuole continuare ad essere logorato e va dritto verso le dimissioni. Un addio che rischia di gettare il Paese in una situazione di incertezza in una fase economica e sociale difficilissima. Per questo Mattarella ha cercato di prendere tempo, respingendo la dimissioni e decidendo di parlamentalizzare la crisi.

LA SCELTA DI DRAGHI. Il premier lo aveva detto: esiste solo una maggioranza ed è quella nata per sostenere il suo esecutivo, se quella viene meno finisce la sua esperienza a Palazzo Chigi. L’intento dell’ex presidente della Bce è stato sempre quello di governare per fare, senza essere continuamente costretto a rivedere la strada da percorrere. Lo strappo del Movimento 5 stelle lo ha convinto all’addio. «La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo non c’è più» ha detto Draghi, rivendicando il suo impegno per «venire incontro alle esigenze avanzate dalle forze politiche». Uno sforzo che «non è stato sufficiente». «Ho sempre detto che sarei andato avanti solo se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Queste condizioni oggi non ci sono più».

GLI SCENARI. Mattarella ha respinto le dimissioni e invitato Draghi a presentarsi al Parlamento «affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione». Il Colle vuole che la crisi si svolga in Parlamento così che chi sceglierà di sostenere Draghi lo farà assumendosi la responsabilità in aula. Tra le ipotesi, anche quella di un governo di scopo che chiuda la legislatura almeno portando a casa la Legge di Bilancio del 2023 con le riforme del Pnrr e garantisca all’Italia i fondi messi a disposizione dall’Europa. Draghi si presenterà alle Camere mercoledì prossimo e fino ad allora saranno molti i tentativi per fargli cambiare idea. Già ieri si è visto il pressing sul premier per convincerlo a rimanere: da quasi tutti i partiti, da Confindustria, dai vertici di Bruxelles.

I 5 STELLE. Rimasti un po’ sorpresi dalla rapidità e dall’irritazione mostrata da Draghi, i 5 stelle hanno riunito già ieri sera il Consiglio nazionale. Si difendono dalle accuse di irresponsabilità che piovono da ogni parte e attaccano la “forzatura” della norma sull’inceneritore di Roma fatta entrare nel dl Aiuti che i 5 stelle non hanno voluto votare. Ma dopo aver mostrato i muscoli potrebbero tornare a più miti consigli. Anche perché il Movimento non è compatto, c’è un’ala governista delusa e critica verso lo strappo e forte è il timore di andare alla prova del voto.

I RISCHI. Se si andasse al voto le urne potrebbero aprirsi alla fine di settembre e il nuovo governo nascere solo in autunno inoltrato. L’estate rischia di vedere un Paese bloccato e in balia dell’inflazione. Una serie di riforme rimarrebbero bloccate: dai progetti del Pnrr al decreto di luglio che doveva prorogare il taglio delle accise sulla benzina (scadono il 2 agosto) e gli sconti in bolletta. Già ieri i mercati non hanno preso bene la notizia. Piazza Affari è stata la peggiore d’Europa chiudendo con un -3,4%. Lo spread ha toccato i 218 punti per poi chiudere a 206.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 15 Luglio 2022, 09:37
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