Cranio Randagio, il rapper di X Factor ucciso da un mix di droghe: i 3 amici verso il processo

  • 129
    share
di Adelaide Pierucci
Né le bugie, né il silenzio sono serviti a seppellire il caso della morte di Vittorio Bos Andrei, nome d'arte Cranio Randagio, ucciso a 22 anni da un cocktail di droghe, il 12 novembre 2016, dopo una festa alla Balduina in casa di amici. La procura, raccolti indizi per due anni, ha chiesto il processo per il pusher che avrebbe fornito parte della droga e due suoi amici che, tacendo, lo avrebbero coperto. Tre giovani che, secondo la ricostruzione del pm Maria Rosaria Guglielmi, prima avrebbero raccontato troppe bugie e poi si sarebbero trincerati dietro al mutismo. Francesco Manente, 26 anni, il presunto fornitore delle sostanze che hanno ucciso il rapper, ora accusato di detenzione e spaccio di stupefacenti, nonché del reato di morte come conseguenza di altro delitto, Pierfrancesco Bonolis, che l'11 novembre festeggiava in casa sua il ventiduesimo compleanno, e Jaime Garcia De Vincentiis, oggi venticinquenne, accusati di favoreggiamento, hanno preferito non farsi interrogare a piazzale Clodio, una volta ricevuta la notifica della chiusura dell'indagine a loro carico.

Cranio Randagio, nuovo giallo sulla morte del rapper di XFactor: «La casa ripulita troppo in fretta»
 
 


Erano stati proprio Bonolis e De Vincentiis a scoprire, all'ora di pranzo del giorno successivo, che Cranio Randagio non respirava più. Ma nonostante le pesanti accuse alle spalle nessuno ha ritenuto necessario fornire chiarimenti. Nemmeno l'appello della mamma di Vittorio Bos Andrei che aveva parlato di «immorale omertà di chi era con lui quella sera», è servito a scuotere i ragazzi coinvolti, tant'è che ci sono ancora dei giovani da identificare. Il lavoro dei poliziotti del locale commissariato e dei colleghi della Mobile ha ricostruito con difficoltà i fatti della notte e della mattina seguente viste le testimonianze contrapposte e corrette nel tempo forniti dal via vai di ragazzi che avevano partecipato alla festa.
L'autopsia che ha accertato le cause del decesso del rapper per «intossicazione acuta letale di ossicodone, ecstasy, ketamina, codeina e morfina» e l'analisi del traffico degli smartphone e alcuni filmati girati durante e dopo la festa, però, hanno chiarito gli ultimi dubbi. Con le immagini estrapolate da un telefonino è crollata la prima bugia: «Abbiamo fumato solo spinelli e qualche birra». In un primo filmato è proprio Cranio Randagio ad informare gli amici dello stato di massima disfunzione cerebrale in cui si trovava, per poi lanciare una dichiarazione d'affetto a Bonolis: «Ti voglio bene Bunuel. Mentre nell'ultimo lo si vede sul letto del padrone di casa, sotto una coperta, forse già morto. In altri fotogrammi c'è Jaime Garcia De Vincentiis che dice: «Ci sono cose brutte da vedere», e poi: «Cranio ciao, ciao Cranio». Quando gli sono stati mostrati, non ha saputo spiegare cosa intendesse.

«IO PORTO IL CRACK»
Dal suo telefono sono emersi contatti notturni con un altro pusher, ha spiegato che le chiamate le aveva fatte Vittorio, che poi accompagnò a comprare droga, negando di conoscere il venditore. Mentre uno scambio di sms dimostrerebbe il contrario. Dal cellulare di Cranio Randagio è stato estratto infine un messaggio ricevuto via Facebook qualche giorno prima. A scrivere Manente: «Io porto il crack». Uno scherzo per riderci su, è stata la giustificazione. Ma il crack Vittorio Boris Andrei poi però lo ha assunto davvero. E non solo.
 
Giovedì 6 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 14:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE..
DALLA HOME