Covid, variante brasiliana: ecco perché fa paura. I vaccini?: «Sono efficaci, ma se necessario si rimoduleranno in breve tempo»
di Alessia Strinati

Covid, variante brasiliana: ecco perché fa paura. I vaccini?: «Sono efficaci, ma se necessario si rimoduleranno in breve tempo»

La variante brasiliana del Coronavirus sta spaventando tutto il mondo, Italia compresa. Dopo la variante inglese a preoccupare è quella sudamericana che sembrerebbe anche essere più aggressiva di quella europea. Quello che più spaventa della variante brasiliana è la sua capacità di sfuggire al sistema immunitario, ovvero chi ha già avuto il covid potrebbe reinfettarsi con questa variante.

 

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In Italia

 

Una preoccupazione che ha portato molti governi a prendere misure cautelari. Il Ministro Speranza ha stabilito la chiusura dei voli verso il Brasile, sia quelli di ingresso che di andata e ha chiesto a chi proviene da quelle aree di sottoporsi a un tampone e di allertare le autorità sanitarie.

 

La variante brasiliana

 

La variante è stata scoperta dopo che una donna in Brasile si è ammalata dopo aver contratto il virus mesi prima. A seguito di alcuni test sono state fatte delle analisi e i ricercatori hanno scoperto la mutazione genetica, chiamata E484K, che cambia la forma della proteina spike all'esterno del virus. In questo modo è meno riconoscibile al sistema immunitario e gli anticorpi fanno più fatica ad attaccarla. Questa variante è stata identificata già in Giappone, Regno Unito e, come si legge in una ricerca pubblicata dai ricercatori brasiliani, la mutazione denominata E484K è simile a quella recentemente descritta in un ceppo di SARS-CoV-2 che si sta rapidamente diffondendo in Sud Africa.

 

I vaccini

 

Cosa ne pensa a tal riguardo la comunità scientifica? Rino Rappuoli, professore di Biologia molecolare all’Università di Siena e coordinatore di un gruppo di lavoro sui monoclonali, spiega che questo tipo di variazioni sono normali nei virus e ne permettono la loro sopravvivenza. Le varianti brasiliane, precisa, in realtà sono due, tanto che pare che molte persone siano state colpite dalla variante già nel pieno della prima ondata. La possibilità di reinfezione dunque è alta, anche se comunque ridotta, ma un discorso a parte è quello dei vaccini. «Non sappiamo ora con certezza se il vaccino difende anche dalle varianti, anche se la comunità scientifica è cautamente ottimista. In genere, è bene ribadirlo, i vaccini garantiscono una immunità più alta rispetto a quella derivata dall’infezione naturale», spiega a Il Corriere della Sera, poi conclude: «Dovremmo dunque avere un margine di sicurezza più alto. Se sarà necessario abbiamo le tecnologie per “aggiustare” i vaccini in breve tempo, quelli sintetici a Rna che stiamo utilizzando attualmente in Italia possono essere rimodulati nel giro di due mesi».


Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Gennaio 2021, 13:45
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