La zona arancione spaventa le piste da sci: «Chiudiamo ai no-vax, se salta anche questa stagione siamo finiti»

Il 27 novembre inizierà ufficialmente la stagione turistica invernale italiana che, nonostante l'ottima risposta in termini di prenotazioni, sembra essere già in pericolo

La zona arancione spaventa le piste da sci: «Chiudiamo ai no-vax, se salta anche questa stagione siamo finiti»

Tutto è pronto per l'inzio della stagione invernale, ma l'ombra del Covid preoccupa gli addetti ai lavori. Tra poco più di una settimana, ci sarà il via ufficiale. Il 27 novembre inizierà ufficialmente la stagione turistica invernale italiana che, nonostante l'ottima risposta in termini di prenotazioni, sembra essere già in pericolo

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Tutto il settore turistico invernale potrebbe dover far di nuovo i conti con nuove restrizioni legate all'emergenza Covid e ben prima di quanto ci si augurasse. La stagione non è ancora iniziata, ma in molti temono una chiusura che potrebbe essere devastante per l'economia di chi, per due anni, non ha potuto lavorare. Specie in quelle zone che hanno tassi di vaccinazioni inferiori alla media nazionale e con i contagi ormai alle stelle.

Un identikit a cui oggi risponde soprattutto l'Alto Adige che infatti dalla prossima settimana si ritroverà, con buona probabilità, in zona gialla. Il passaggio è visto come relativamente innocuo visto che impone solo l'obbligo di mascherina anche all'aperto e lo stop alle tavolate nei ristoranti al chiuso, ma si spera riesca ad arginare la corsa verso la zona arancione. Nella quale le restrizioni sarebbero molto più pesanti e con il rischio di veder bloccata l'economia per un altro inverno.

Secondo le misure in vigore, infatti, l'ulteriore scatto di fascia di rischio, costerebbe la chiusura degli impianti di risalita. Il tutto proprio mentre le Dolomiti potrebbero approfittare del fatto che i centri sciistici in Austria stanno registrando una valanga di disdette di turisti tedeschi per le vacanze di Natale.

«Sappiamo che la zona gialla è a un passo dalla zona arancione, e l'esperienza ci ha insegnato che il passaggio successivo è il lockdown», avverte Thomas Widmann, assessore alla sanità altoatesino. Ed è anche per questo che ieri, assieme al governatore Arno Kompatscher ha incontrato a Roma, in vista della conferenza delle Regioni di oggi, la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, ipotizzando l'uso delle Ffp2 sugli autobus oltre che l'obbligo di mascherina all'aperto verso cui va incontro.

Non solo, da tempo Bolzano si sta impegnando per evitare la chiusura degli impianti di risalita in zona arancione (con il supporto delle altre Regioni con centri sciistici). Lo sci è uno sport individuale all'aperto e dovrebbe essere trattato come tale, argomentano. Per ora però i segnali in tal senso non sono incoraggianti, anche perché i controlli si fanno all'accesso: il più delle volte legando l'obbligo di Green pass allo Skipass (spesso con grandi investimenti degli operatori, che hanno automatizzato il tutto in una sola app), o all'accesso agli impianti di risalita.

Se comunque l'impegno che verrà messo in campo tra questa e la prossima settimana non dovesse dimostrarsi sufficiente, si valuteranno nuove limitazioni, anche solo per i non vaccinati. Una stretta che i governatori in verità vorrebbero da subito, ma che il Governo non pare ancora disposto a concedere.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Novembre 2021, 17:34
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