Aiuti post Covid. Andrea Reitano, ristoratore italiano di successo nel mondo: «Gli indennizzi? Italia lentissima, in Usa e Uk li ho avuti subito»
di Domenico Zurlo

Aiuti post Covid. Andrea Reitano, ristoratore italiano di successo nel mondo: «Gli indennizzi? Italia lentissima, in Usa e Uk li ho avuti subito»

Stessa pandemia, stessa emergenza planetaria ma aiuti e efficacia completamente diversi. Andrea Reitano (27 anni, a Londra da quando ne aveva 19) è un imprenditore giovane ma già di successo: nei suoi cinque ristoranti attivi tra Italia, Regno Unito e Usa (nelle foto il "Forte dei Marmi" di Miami e il "Kowa" di Milano) la clientela Vip spazia da Francesco Totti a David Guetta, da Johnny Depp a Roman Abramovich. E la sua esperienza col Covid nelle tre nazioni è nettamente diversa.


Lei lavora a Milano, a Londra e a Miami. Ci sono state differenze nel sostegno alle attività produttive?
«Ho la fortuna e la sfortuna di lavorare in tre realtà e le differenze sono davvero notevoli. C’è da dire che ovunque si è compresa la necessità di intervenire e ogni Paese ha fatto qualcosa, ma con tempi molto diversi».


Gran Bretagna e Usa sono state più efficienti dell’Italia?
«Bastava un clic via web e le pratiche venivano evase in 24-48 ore. I soldi a chi è stato messo in difficoltà dalla pandemia arrivano puntuali, non si aspettano mesi e mesi».


Quali aiuti sono arrivati ai ristoratori?
«In Inghilterra la Vat (l’equivalente dell’Iva, ndr) sul cibo è stata ridotta dal 20 al 5% e il rinvio del pagamento è stato spostato dal 2021 al 2022. Ci sono i prestiti garantiti dal governo fino a 5 milioni, e il sostegno ai salari copre l’80% fino a 2.500 sterline al mese. Negli Usa i ristoratori hanno ricevuto un prestito per mantenere i propri lavoratori durante la crisi, fondi che diventano a fondo perduto per chi ne ha usato almeno il 60% per gli stipendi».


In Italia invece?
«Aiuti spesso sulla carta, con tempistiche assurde per cassa integrazione e prestiti garantiti dallo Stato. Durante una crisi come questa, la burocrazia italiana è un problema. Siamo un Paese di dinosauri».


Ora cosa va fatto?
«Salvare la ristorazione è importante, bisogna tutelare questi posti di lavoro che spesso riguardano i giovani. Servono tre cose: dare liquidità alle imprese in proporzione alla riduzione del fatturato, e farlo usando strumenti rapidi, magari online. Poi ridurre l’Iva al 5% fino alla fine del 2021. Infine ripristinare la chiusura alle ore 23: per i ristoranti rinunciare ai clienti che vengono a cena è un danno enorme».
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Novembre 2020, 17:03
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