Cosenza, non c’è pace per il sindaco Occhiuto: rinviato a giudizio il candidato alla Regione di FI
di di Mario Meliadò

Cosenza, non c’è pace per il sindaco Occhiuto: rinviato a giudizio il candidato alla Regione di FI

Davvero non c’è pace per il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, candidato Presidente alle Regionali calabresi in programma il prossimo 16 gennaio per Forza Italia, Udc e altre 8 liste che gravitano nell’orbita del centrodestra. Dopo la “tegola” del maggio scorso, con la richiesta di rinvio a giudizio per un presunto “patto scellerato” col Governatore calabrese in carica Mario Oliverio e un esperto dirigente della Regione come Luigi Zinno (secondo la Procura, Occhiuto avrebbe peraltro agito per ottenere il finanziamento del “Museo di Alarico” e non indebiti vantaggi personali), dopo la strigliata da parte del leader nazionale della Lega Matteo Salvini che ha definitivamente rifiutato d’appoggiare il candidato forzista («Voglio candidati quantomeno senza processi in corso», aveva asserito l’ex ministro dell’Interno), il primo cittadino cosentino è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Cosenza Francesco Luigi Branda per la bancarotta fraudolenta della Ofin, società di cui l’architetto di fama internazionale e sindaco di Cosenza era stato amministratore delegato dall’ottobre del 1996 al settembre del 2011, a ridosso insomma del primo dei suoi due mandati al timone di Palazzo dei Bruzi. Accolta così dal gup la richiesta del pm Marialuigia D’Andrea, dopo il duplice rinvio dell’udienza preliminare in materia. «Era previsto – è il lapidario commento dell’amministratore –, ma sono certo che il processo chiarirà la mia totale estraneità ai fatti contestati». Nessun commento particolare per l’archiviazione contestualmente disposta nei confronti del suo ex capo di gabinetto (dal 2011 al 2016) Carmine Potestio, in passato socio minoritario dell’Ofin.

All’origine del fallimento Ofin ci sarebbe l’immotivata “sparizione” di almeno 3 milioni di euro; e va detto che Annunziata Occhiuto, sorella dell’esponente politico in atto alla guida dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani) in Calabria, amministratore e legale rappresentante della società da settembre al primo ottobre 2014, quando dell’Ofin venne formalizzato il fallimento, è già stata condannata in primo grado di giudizio a un anno e 4 mesi di carcere nella medesima inchiesta, essendosi avvalsa però del rito abbreviato. La prima udienza del processo si svolgerà adesso il 2 aprile del prossimo anno, quando cioè i calabresi avranno già deciso chi sarà il successore di Oliverio – che peraltro si ricandiderà – alla guida della Regione.

Va detto peraltro che secondo la pubblica accusa esisterebbe una vera e propria “galassia Occhiuto”, un sistema di “scatole cinesi” composto da almeno 18 società – dalla Zenobia all’attuale Moa, “Mario Occhiuto Architetture” – protagoniste d’infinite transazioni l’una rispetto all’altra, mentre notevoli somme sarebbero state affidate in prestito anche allo stesso Occhiuto, inteso come persona fisica: di 3 milioni e mezzo sarebbe stato restituito solo mezzo milione di euro, ossi parte dei «finanziamenti non restituiti da soci a società partecipate» di cui hanno scritto le Fiamme gialle nel dare corpo all’inchiesta coordinata dalla Procura cosentina. Giusto l’acme di complicate partite di giro, visto che d’altro canto Occhiuto contemporaneamente era pur sempre l’amministratore delegato della società: ma secondo il pubblico ministero Mario Occhiuto della Ofin avrebbe anche “distratto” diversi immobili, cedendo il relativo leasing senza chiedere per questo alcun corrispettivo («finanziamento infruttifero»). Complessivamente, si sarebbero volatilizzate somme per quasi 30 milioni: al candidato “in pectore” alla Presidenza della Regione Calabria sono però contestati gli ammanchi relativi a 3,5 milioni che l’imputato avrebbe utilizzato per ricapitalizzare alcune società guidate da Emanuele Occhiuto, suo cugino.

E c’è anche una “chicca”. Parrebbe infatti che pure l’indagine sul fallimento Ofin, come già accaduto per la “Rimborsòpoli” cosentina, sia stata ingenerata dai dvd consegnati alla Guardia di finanza in piena campagna elettorale per le Politiche 2018 dall’oggi presidente della Commissione parlamentare Antimafia, il senatore del Movimento Cinquestelle Nicola Morra, dopo una lunga conversazione avuta con l’ex caposegreteria di Occhiuto, Giuseppe Cirò. Una vicenda che non manca di dettagli “intriganti”, considerato che a ricevere i dvd con le conversazioni “captate” privatamente da Morra fu il maresciallo Domenico Portella, poi distaccato presso la segreteria di Palazzo San Macuto, e a indagare al riguardo fu il procuratore aggiunto Marisa Manzini, in atto consulente dell’Antimafia a tempo pieno: entrambi provvedimenti adottati su istanza dello stesso parlamentare pentastellato. Tanto che in un’interrogazione parlamentare vari s’invocano procedimenti disciplinari a carico di Portella come della Manzini. Ma chi ha firmato l’interrogazione? …Anche questo appare assai peculiare: a sottoscriverla sono stati i deputati Jole Santelli, coordinatrice regionale di Forza Italia e “incidentalmente” vicesindaco a Cosenza, dove primo cittadino è proprio Mario Occhiuto, e Roberto Occhiuto, cioè proprio il fratello dell’amministratore cosentino appena rinviato a giudizio.

A completare il quadro, tra Giustizia e amministrazione della cosa pubblica, la circostanza che fra 3 giorni appena – lunedì prossimo, 11 novembre – tornerà a riunirsi il Consiglio comunale cosentino, con all’ordine del giorno un punto devastante: la dichiarazione del dissesto finanziario dell’Ente ai sensi dell’art. 246 del Testo unico Enti locali. Non è il solo “rosso” in grado d’impensierire Occhiuto e l’Ente da lui guidato: solo nell’aprile scorso anche in secondo grado di giudizio il Comune di Cosenza è stato infatti condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro a pagare parte degli ingentissimi debiti privati (un milione 770mila euro) dell’architetto attualmente primo cittadino di Cosenza. Questo perché Equitalia aveva tentato di pignorare la quinta parte delle competenze da 314mila euro lordi annui del sindaco cosentino (il calcolo degli importi pignorabili va fatto invece sul netto), ma l’Ente aveva continuato a girare a lui l’indennità.

Mettendo insieme tutti questi dati, assume più verosimiglianza la voce, insistente, che Forza Italia possa accantonare la candidatura dell’architetto e politico cosentino e al posto suo prospettare agli alleati – magari includendovi la Lega, che aveva “bocciato” Mario Occhiuto – il fratello, cioè il deputato e vicepresidente del gruppo berlusconiano a Montecitorio Roberto Occhiuto, già editore di un importante gruppo di tv locali, oppure Sergio Abramo, per quattro volte sindaco di Catanzaro, sempre tiepido sulla candidatura di Occhiuto, pur avendo preso parte nell’aprile scorso al suo pomposo “battesimo del fuoco” a Lamezia Terme, che sancì il sostegno di “big” come l’ex Presidente della Regione Pino Nisticò, l’ex presidente del Consiglio regionale Franco Talarico, l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone. A favore di Abramo ci sarebbe la sua estrazione territoriale, visto che l’attuale Governatore (di centrosinistra) è un cosentino e che l’immediato predecessore (Giuseppe Scopelliti) fu un reggino; ma non manca chi storce il naso, considerato che già nel 2005 Sergio Abramo fu candidato alla guida della Regione e venne sonoramente battuto dall’ex ministro Agazio Loiero.

 
Venerdì 8 Novembre 2019, 18:06
© RIPRODUZIONE RISERVATA