Coronavirus, De Luca riapre asili e prime elementari in Campania. Il Tar sospende la chiusura in Calabria DIRETTA

Coronavirus, De Luca riapre asili e prime elementari in Campania. Il Tar sospende la chiusura in Calabria DIRETTA

Coronavirus, le ultime notizie in diretta di oggi 23 novembre. Mentre il Governatore del Friuli Fedriga studia nuove misure restrittive per contenere il contagio da Covid-19, AstraZeneca e Università di Oxford hanno comunicato i risultati degli studi in corso sul vaccino, che sarà prodotto con la collaborazione della Irbm di Pomezia: il vaccino è efficace al 70%, al 90% in regime ottimale. Andrea Crisanti attacca ancora, sostenendo che l'Italia è arrivata impreparata alla seconda ondata, il virologo Guido Silvestri al Corriere sostiene la sicurezza dei vaccini in arrivo, mentre è sempre acceso il dibattito sulle eventuali misure di allentamento in vista delle prossime feste natalizie.

 

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LA DIRETTA

 

Ore 19.07 De Luca riapre asili e prima elementare Sulla base dei risultati dello screening volontario effettuato nella popolazione scolastica e della curva dei contagi nella fascia tra zero e sei anni, da mercoledì 25 novembre riprendono in Campania le attività in presenza per i servizi educativi e la scuola dell'infanzia, nonché per la prima classe della scuola primaria, «fatta salva l'adozione di misure restrittive da parte dei Comuni». Lo rende noto l'Unità di crisi. Il presidente della Regione Vincenzo De Luca sta per firmare la relativa ordinanza. Alle ore 16 di oggi sono stati effettuati 10.590 test antigenici nell'ambito dello screening volontario. I test risultati positivi e per i quali viene effettuato l'esame del tampone molecolare, sono 35 (lo 0,33%). 

 

Ore 16.01 Bollettino Umbria, 105 nuovi positivi Sono 105 i nuovi casi di positività al Covid accertati nelle ultime 24 ore in Umbria, su un totale di 448 tamponi analizzati, secondo i dati della Regione aggiornati al 23 novembre, con un tasso di positività che risale al 23,43%, contro l'8,6 di ieri. Sono molti i guariti, 1.195 in un solo giorno (11.054 in tutto) e quattro i decessi, 337 in totale dall'inizio della pandemia. Le persone ricoverate sono attualmente 451 (sette in più di ieri), dei quali 78 in terapia intensiva (tre in più). Gli attualmente positivi scendono da 11.577 a 10.483. Fino ad oggi sono stati eseguiti in Umbria 390.826 tamponi.

 

Ore 15.19 Bollettino Puglia, quasi mille casi Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi lunedì 23 novembre 2020 in Puglia, sono stati registrati 3.869 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 980 casi positivi: 404 in provincia di Bari, 66 in provincia di Brindisi, 187 nella provincia BAT, 168 in provincia di Foggia, 16 in provincia di Lecce,139 in provincia di Taranto, 3 residenti fuori regione, 3 casi di residenza non nota sono stati riclassificati ed attribuiti. Sono stati registrati 40 decessi: 20 in provincia di Bari, 18 in provincia di Foggia, 1 in provincia di Lecce, 1 in provincia di Taranto. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 723.172 test. 11.288 sono i pazienti guariti. 31.979 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 44.487, così suddivisi: 17.296 nella Provincia di Bari; 5.020 nella Provincia di Bat; 3.061 nella Provincia di Brindisi; 10.336 nella Provincia di Foggia; 3.404 nella Provincia di Lecce; 5.059 nella Provincia di Taranto; 309 attribuiti a residenti fuori regione, 2 provincia di residenza non nota. I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti. 

 

Ore 15.01 Francia: «Sci a Natale? Coerenti con i Paesi vicini» Annunciando una decisione «entro i prossimi 10 giorni» sull'apertura delle stazioni di sci a Natale, il governo francese ha fatto sapere di aver consultato le principali organizzazioni del settore nella giornata di oggi, interrogandosi, «oltre che sulle attività sportive all'aperto nelle stazioni di montagna, sulla vita vera e propria in queste località» durante la pandemia. «A tutt'oggi, la decisione non è stata presa - informa Matignon in una nota -, le due opzioni sono entrambe sul tavolo, ci sono incertezze sull'evoluzione della situazione sanitaria». Il governo ha fatto sapere che sono all'esame «diversi scenari», sia la «definizione di un protocollo sanitario specifico» sia, in caso di chiusura delle stazioni, «modalità di accompagnamento economico e sociale dei soggetti coinvolti, imprese e stagionali». La decisione sarà adottata «in funzione della situazione sanitaria, che deve rappresentare il criterio essenziale» ma «puntando ad essere coerenti quanto possibile con i nostri Paesi vicini».

 

Ore 14.55 Bassetti: io vanitoso? Non più di altri «Io vanitoso? Non più di anti altri. In questi mesi abbiamo svolto un ruolo in corsia e sui media per informare su questa infezione che è nuova e sui cui abbiamo sbagliato anche qualche previsione». Lo ha affermato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e membro dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria, ospite di 'Un giorno da pecorà su RaiRadio1.

 

Ore 14.46 Bollettino Abruzzo: 640 nuovi casi Sono complessivamente 24288 i casi positivi al Covid 19 registrati in Abruzzo dall'inizio dell'emergenza. Rispetto a ieri si registrano 640 nuovi casi (di età compresa tra 10 mesi e 100 anni). I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 89, di cui 32 in provincia dell'Aquila, 11 in provincia di Pescara, 17 in provincia di Chieti, 29 in provincia di Teramo. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 18 nuovi casi (5 casi sono riferiti a decessi avvenuti nelle scorse settimane e comunicati solo oggi dalle Asl) e sale a 804 (di età compresa tra 54 e 93 anni, 8 in provincia dell'Aquila, 2 in provincia di Pescara, 1 in provincia di Chieti e 7 in provincia di Teramo). Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 7135 dimessi/guariti (+404 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 16349 (+218 rispetto a ieri). Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 380408 test (+4491 rispetto a ieri). 672 pazienti (+8 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 71 (-1 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 15606 (+211 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Del totale dei casi positivi, 7994 sono residenti o domiciliati in provincia dell'Aquila (+206 rispetto a ieri), 4638 in provincia di Chieti (+81), 4790 in provincia di Pescara (+57), 6474 in provincia di Teramo (+303), 223 fuori regione (-2) e 169 (-5) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

 

Ore 14.30 Bollettino Toscana: 1.323 nuovi casi In Toscana sono 1.323 i positivi in più rispetto a ieri (796 identificati in corso di tracciamento e 527 da attività di screening) su un totale complessivo, da inizio epidemia, di 96.028 unità. I nuovi casi sono l'1,4% in più rispetto al totale del giorno precedente. L'età media dei 1.323 casi odierni è di 48 anni circa (il 12% ha meno di 20 anni, il 22% tra 20 e 39 anni, il 36% tra 40 e 59 anni, il 22% tra 60 e 79 anni, il 10% ha 80 anni o più). I guariti crescono del 4% e raggiungono quota 41.345 (43,1% dei casi totali). I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 1.468.342, 10.551 in più rispetto a ieri, di cui il 12,5% positivo. Sono invece 4.531 i soggetti testati oggi (escludendo i tamponi di controllo), di cui il 29,2% è risultato positivo. A questi si aggiungono i 1.182 tamponi antigenici rapidi eseguiti oggi. Gli attualmente positivi sono oggi 52.419, -0,6% rispetto a ieri. I ricoverati sono 2.128 (45 in più rispetto a ieri), di cui 296 in terapia intensiva (2 in meno). Oggi si registrano 48 nuovi decessi: 29 uomini e 19 donne con un'età media di 81,5 anni. Relativamente alla provincia di residenza, le persone decedute sono: 14 a Firenze, 3 a Prato, 5 a Pistoia, 5 a Massa Carrara, 5 a Lucca, 10 a Pisa, 4 a Livorno, 1 a Siena, 1 residente fuori Toscana. Questi i dati - accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste della Protezione Civile Nazionale - relativi all'andamento dell'epidemia in regione.

 

Ore 14.20 Bollettino Basilicata. 281 nuovi casi «La task force regionale comunica che nei giorni 21 e 22 novembre, sono stati processati 1.923 tamponi per la ricerca di contagio da Covid-19, di cui 281 (e fra questi 262 residenti in Basilicata) sono risultati positivi». Lo comunica la Regione Basilicata. «Nelle stesse giornate sono guarite 60 persone, di cui 57 residenti in Basilicata e sono decedute 4 persone (1 di Melfi, 1 di Venosa, 1 di Potenza, 1 di Satriano).Con questo aggiornamento i lucani attualmente positivi sono 5.196 (4.995 all'ultimo aggiornamento, a cui si aggiungono 262 positività di residenti e si sottraggono 57 guarigioni di residenti e 4 decessi) e di questi 5.016 si trovano in isolamento domiciliare». «Ai positivi vanno aggiunti nel complesso: 114 deceduti; 1.057 guariti; altre 125 persone, fra stranieri e residenti in altre regioni italiane che si trovano in isolamento in Basilicata e cittadini lucani positivi in isolamento in altre regioni.Sono 180 le persone attualmente ricoverate nelle strutture ospedaliere lucane: a Potenza 40 pazienti sono ricoverati nel reparto di Malattie infettive, 13 in Terapia intensiva, 30 in Pneumologia e 17 in Medicina d'urgenza dell'ospedale San Carlo; a Matera 58 persone si trovano nel reparto di Malattie infettive, 10 in Terapia intensiva e 12 in Pneumologia dell'ospedale 'Madonna delle Graziè.Dall'inizio dell'emergenza sanitaria sono stati analizzati 139.910 tamponi, di cui 132.346 risultati negativi». 

 

Ore 13.50 Il Tar sospende chiusura scuole in Calabria Il Tar di Catanzaro ha sospeso l'ordinanza con cui il presidente facente funzione della Regione Calabria Nino Spirlì aveva disposto, dal 16 al 28 novembre, la sospensione della didattica anche delle scuole materne, elementari e medie (limitatamente alla prima classe) escluse dalle chiusure previste dal Dpcm del premier Giuseppe Conte. Il Tar ha poi fissato l'udienza di merito al 16 dicembre prossimo.

 

Ore 13.15 Brasile: si sfiorano i 170 mila morti. ll Brasile, secondo Paese al mondo per numero di morti causate dal Covid-19, sfiora i 170 mila decessi dall'inizio della pandemia, secondo le informazioni dei vari governi statali. Il gigante latinoamericano ha raggiunto le 169.197 vittime, incluse le 181 segnalate tra sabato e domenica, con le quali la media mobile degli ultimi sette giorni è stata di 484, pari a un incremento del 43% rispetto a quanto osservato due settimane fa. Parallelamente si è registrato un aumento della media mobile in dieci dei 27 Stati del Paese, inclusi i tre più popolosi, San Paolo, Minas Gerais e Rio de Janeiro. Nelle ultime 24 ore sono stati inoltre segnalati 18.276 nuovi contagiati facendo salire il bilancio complessivo a 6.070.419, con una media mobile di 29.976, il che rappresenta un salto del 71% rispetto alla media misurata due settimane fa.

 

Ore 12.15 Spallanzani: 262 ricoverati In questo momento sono ricoverati allo Spallanzani di Roma 262 pazienti positivi al tampone per la ricerca Sars-CoV-2. In terapia intensiva sono 46 i pazienti ricoverati. I pazienti dimessi e trasferiti a domicilio o presso altre strutture territoriali sono a questa mattina 1.276. È quanto emerge dal bollettino di oggi dell'istituto. 

 

Ore 11.38 Speranza: «Bene le notizie sul vaccino da Oxford» «Le notizie provenienti da Oxford sul vaccino anticovid sono incoraggianti. Nel progetto sono coinvolte importanti realtà italiane, come l'Irbm di Pomezia e la Catalent di Anagni. Serve ancora tanta prudenza, ma sarà la ricerca scientifica a portare l'umanità fuori da questa crisi». Lo afferma il Ministro della Salute, Roberto Speranza. 

 

Ore 11.21 Giani: in Toscana oltre 1.300 nuovi positivi «I nuovi casi positivi registrati nelle ultime 24 ore in Toscana sono 1.323 su 10.551 tamponi molecolari e 1.182 test rapidi effettuati». Lo annuncia, su Facebook, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, anticipando il dato del bollettino quotidiano sul coronavirus. Giani, nel post, rivolge poi un ringraziamento agli infermieri dell'ospedale San Jacopo di Pistoia e «a chi ogni giorno si impegna a fermare il contagio lavandosi le mani, mantenendo le distanze e usando sempre la mascherina», e «grazie da parte mia a loro, donne e uomini, che con sacrificio salvano ogni giorno vite umane». «Anche oggi facciamo la nostra parte - conclude il governatore - Toscana, avanti coraggio!». 

 

Ore 11.04 Sileri: presto per dire che ce l'abbiamo fatta «Era chiaro che bisognava attendere 2 settimane dall'ultimo Dpcm per vedere i primi risultati» in termini di contagi da Covid-19. «È ovviamente ancora presto per dire che ce l'abbiamo fatta, perché bisogna alleggerire il carico su ospedali e terapie intensive. Prima di procedere alle riaperture dovremo avere dei dati ancor migliori rispetto a quelli che vediamo. Dunque questa modalità di stop and go, di chiudere e riaprire, andrà avanti ancora per molto». Lo ha precisato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ai microfoni della trasmissione 'L'Italia s'è destà, su Radio Cusano Campus. «Le riaperture - ha evidenziato - devono avvenire con protocolli. La scuola ad esempio sappiamo che è un luogo sicuro, per riaprire bisognerà correggere i momenti fuori dalla scuola».

 

Sileri riflette anche su quanto fatto in estate. Siamo arrivati impreparati alla seconda ondata di Covid-19? «Sicuramente con il senno del poi è sempre facile parlare. Di rigore ve n'è stato, poteva forse esserci maggiore rispetto delle regole. Si è parlato tanto di discoteche, di trasporti e sicuramente qualche effetto sulla ripresa del contagio l'avranno avuto, ma guardiamo quello che è accaduto anche negli altri Paesi europei». In definitiva, «è' stato fatto il massimo, forse qualche restrizione in più poteva rimanere, più controlli, forse un maggiore uso della diagnostica, però è stato fatto il meglio secondo le nostre possibilità», ha concluso. 

 

Ore 10.53 Turchia firma contratto per vaccini cinesi La Turchia ha firmato un contratto per la fornitura di vaccini contro il Covid-19 con l'azienda cinese Sinovac. Lo ha annunciato il ministro della Salute di Ankara, Fahrettin Koca, spiegando che 10 milioni di dosi stanno per essere rese disponibili per i cittadini turchi. La somministrazione gratuita seguirà una scala di priorità, a partire dagli operatori sanitari e dalla categorie considerate a rischio per condizioni di salute o fasce di età. Il vaccino cinese, ha precisato il ministro a Hurriyet, è già stato testato in Turchia con migliaia di operatori sanitari e cittadini volontari. Il governo turco prosegue comunque le trattative con altri produttori, tra cui Pfizer e Biontech, ha precisato Koca, secondo cui anche aziende locali stanno lavorando allo sviluppo di vaccini con «risultati incoraggianti». La Turchia ha fatto registrare ieri il record di contagi di coronavirus, sperando per la prima volta la soglia dei 6 mila malati sintomatici registrati in un giorno. 

 

Ore 10.40 Allevamenti visoni: stop all'attività. Dopo il casi nel nord Europa, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un’ordinanza che dispone la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino alla fine del mese di febbraio 2021 quando verrà effettuata una nuova valutazione sullo stato epidemiologico. Secondo l’ordinanza, in caso di sospetto di infezione, le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell’allevamento, e, in caso di conferma della malattia, i visoni dell’allevamento sono sottoposti ad abbattimento

 

Ore 10.03 Fedriga: misure restrittive in Friuli «Quello che noi continuiamo a dire è che servono dei parametri più semplici e più attuali. Perché se guardiamo indietro con i dati, invece che guardare avanti, rischiamo di prendere decisioni sbagliate». Lo ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ad Agorà su Raitre. «Oggi mi appresterò a fare un'ordinanza come Regione per cercare di fare qualche restringimento perché ci accorgiamo che la situazione è peggiore» rispetto al report che porrebbe il Friuli in area gialla, ha detto Fedriga spiegando che «noi siamo andati in zona arancione quando avevamo dati in miglioramento, oggi che vediamo dati in peggioramento sul territorio, in teoria noi saremo in area gialla. Siamo in arancione perché ovviamente l'ordinanza dura due settimane». «La nostra idea è di fare un'ordinanza a livello regionale che vada a correggere alcuni problemi che ci sono nella cosiddetta zona arancione. Soprattutto nella parte friulana abbiamo un contagio diffuso nei piccoli centri. Quindi stiamo pensando di fare dei tamponi di massa in questi centri così da poter isolare immediatamente le persone positive, magari asintomatiche, e quindi proteggere in tempo reale la popolazione». 

 

Ore 9.55 Silvestri: vaccini in arrivo sono sicuri «Un vaccino è sicuro quando gli studi clinici dimostrano che non causa effetti collaterali gravi. Ed è così peri primi vaccini anti Covid in dirittura di arrivo. Sono sicuri, non hanno effetti collaterali gravi». Lo dice al Corriere della Sera l'immunologo Guido Silvestri, direttore del dipartimento di patologia clinica e del laboratorio di medicina alla Emory University di Atlanta. Riguardo allo scetticismo di chi pensa che i primi vaccini che saranno disponibili siano stati sviluppati in tempi troppo rapidi, Silvestri afferma che «non è molto sensato avanzare questo dubbio. In passato, per virus come quelli di polio, morbillo e varicella, ci sono voluti molti anni prima di trovare il vaccino. Oggi le tecnologie sono migliorate in modo straordinario. Ripeto. Non ha senso fare paragoni». Sulla velocità dei tempi di approvazione, dice l'immunologo, «abbiamo scatenato contro il virus Sars-CoV-2 l'inferno della scienza contemporanea. Adesso raccogliamo il frutto di uno sforzo collettivo da parte della comunità scientifica senza precedenti nella storia umana». E chi afferma che i tempi della sperimentazione sono stati tagliati per interessi commerciali, a scapito della sicurezza, dice Silvestri, regala «un assist clamoroso al popolo dei no vax. Siamo andati più veloci possibile ma non più veloci di quanto fosse lecito andare. I trial clinici hanno rispettato i tempi giusti e le agenzie dei farmaci, come l'americana Fda e l'europea Ema, stanno facendo le loro valutazioni, secondo le regole».

 

«SarsCoV-2 - spiega Silvestri - è un virus relativamente semplice rispetto ad altri patogeni e la sua struttura a Rna lo rende teoricamente molto adatto per un vaccino basato sull'Rna. Altri virus, come l'Hiv, responsabile dell'Aids, sono per svariati motivi molto più difficili da neutralizzare. Chi aveva pronosticato che la preparazione di un vaccino anti Covid-19 avrebbe richiesto molti anni ha clamorosamente toppato. La rapidità nell'identificare il virus, decifrarne la struttura molecolare e identificare la proteina da neutralizzare, la famosa Spike, ha permesso di spingere sull'acceleratore. Poi le moderne tecnologie hanno permesso di sviluppare a tempi di record questi Rna simil virali che, incapsulati in nanoparticelle di lipidi, insegnano al nostro sistema immunitario a produrre anticorpi che poi disarmano il virus vero e proprio». «Sicuramente i risultati delle sperimentazioni dei vaccini verranno pubblicati per esteso nelle prossime settimane - conclude Silvestri -. Sull'accuratezza dei dati non ci sono dubbi anche perché sono stati visionati e certificati, per così dire, da un Data Safety Monitoring Board, un ente esterno indipendente dalle industrie produttrici, composto da esperti virologi e vaccinologi».

 

Ore 9.50 Crisanti: impreparati a seconda ondata. Chieda scusa chi ha approvato Remdevisir «Gli italiani dovrebbero essere indignati contro tutti coloro che hanno fatto in modo che ci sia stata la seconda ondata. Dovremmo indignarci perché ci sono stati 15mila morti e aumenteranno». Lo ha detto Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all'Università di Padova e direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda Ospedaliera di Padova, intervistato su Skytg 24. Siamo arrivati totalmente impreparati alla seconda ondata e ci si indigna perché una persona chiede trasparenza. Ma la trasparenza bisognerebbe chiederla per sapere come siamo arrivati impreparati alla seconda ondata«, ha aggiunto. «Io non chiedo scusa. Dovrebbe chiedere scusa chi ha approvato il remdesivir in modo frettoloso e poi non è risultato essere buono. Chiedessero scusa loro di questo, che è molto più importante». «È una questione di trasparenza, se si vuole generare fiducia bisogna essere trasparenti», aggiunge. 

 

Ore 9.35 Crisanti: su vaccino il mio era buon senso «Ho formulato un concetto di buon senso che non esprimeva alcun giudizio negativo sulla bontà del vaccino né tantomeno metteva in discussione la validità della vaccinazione come il mezzo più efficace per prevenire la diffusione delle malattie trasmissibili». Il microbiologo Andrea Crisanti, in una lettera al Corriere della Sera, spiega le proprie recenti dichiarazioni a Focus life nelle quali aveva affermato che non si sarebbe vaccinato finché non fossero stati messi a disposizione, sia della comunità scientifica sia delle autorità che ne regolano la distribuzione, i dati di efficacia e di sicurezza del vaccino. «La mia dichiarazione - afferma Crisanti -, che credo abbia interpretato il sentimento di tanti, è stata ispirata dalla modalità con cui le aziende produttrici hanno comunicato i risultati raggiunti senza accompagnarli ad una adeguata informazione almeno per quanto riguarda la Fase 3. La trasparenza è la misura del rispetto che si nutre nei confronti degli altri e genera un bene prezioso, la fiducia. In questi giorni le aziende produttrici, invece di condividere i dati con la comunità scientifica, hanno fatto proclami non sostanziati da evidenze. Noi tutti riponiamo in questi vaccini delle grandi aspettative; se le aziende in questione sono in possesso di informazioni che giustificano annunci che possono apparire rivolti in particolare ai mercati finanziari, queste devono essere rese pubbliche anche in considerazione del fatto che la ricerca è stata largamente finanziata con quattrini dei contribuenti».

 

«La notizia che dirigenti delle due aziende produttrici abbiano esercitato il loro diritto, ne sono certo legittimo, a vendere le azioni per sfruttare i vantaggi legati al rialzo di prezzo non ha contribuito a generare fiducia - aggiunge il microbiologo -. A poche ore dalla mia intervista si è scatenato un inferno senza precedenti: illustri colleghi in coro hanno fatto a gara per censurare le mie parole definite irresponsabili. Secondo alcuni avrei addirittura messo in pericolo la sicurezza nazionale! I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate. 'Il vaccino funzionerà', tuonano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. Lasciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia». «Tra gli indignati si annoverano alcuni che durante l'estate ci hanno raccontato che le evidenze cliniche portavano a pensare che la crisi sanitaria fosse superata e che il virus fosse meno contagioso, e purtroppo possono avere inconsapevolmente incoraggiato comportamenti che hanno dato un contributo importante alla trasmissione del virus in quei mesi - dice ancora Crisanti -. Altri sono autorevoli membri del comitato tecnico scientifico a cui l'Italia si è affidata fiduciosa per prevenire una possibile seconda ondata, tutelare le attività commerciali, favorire la ripresa produttiva e garantire le attività didattiche. Lascio agli italiani e agli storici il giudizio sul loro operato. Sono ormai settimane che si registrano più di 35mila casi di infezione e circa 700 morti al giorno. A partire dal mese di luglio il virus ha ucciso circa 15 mila persone e ne ha infettate 1.140.000: vorrei scriverlo ad alta voce perché per questa strage silenziosa non si indigna nessuno».

 

«Chi racconterà la storia di questa epidemia in futuro - conclude - non troverà eco delle mie parole di qualche giorno fa, ma rimarranno impietose le statistiche a denunciare questi numeri e a mettere a nudo gli errori commessi. La mia dichiarazione ha toccato un nervo scoperto. Senza strumenti per controllare l'epidemia a meno di affidarsi a severe misure restrittive e senza una linea di difesa contro una seconda e possibile terza ondata, le opzioni a disposizione sono drammaticamente ridotte. A questo punto tutte le speranze sono riposte nel vaccino come la pioggia per un popolo assetato nel deserto. Questo non giustifica la demonizzazione di chi possa avere dubbi, di chi chiede spiegazioni e di chi chiede trasparenza. Continuare su questa strada è il modo migliore per alimentari sospetti e fornire argomenti a chi si oppone all'uso dei vaccini». 

 

Ore 8.05 Guerra: Dobbiamo abituarci a chiusure flessibili «I numeri ci dicono che c'è una decelerazione delle curve, ma non una diminuzione dei casi. Diciamo che i numeri aumentano con meno velocità. Importante, ma non sufficiente. Dovremo abituarci a chiusure flessibili, adattate all'andamento dell'epidemia. Quindi su determinati territori e per periodi temporali circoscritti. In questo senso, il sistema dei 21 parametri è ottimo, perché si adatta all'andamento dell'epidemia». Ranieri Guerra, vicedirettore vicario dell'Organizzazione mondiale della sanità, in un'intervista al Messaggero, invita a mantenere nervi saldi e razionalità. «Prima di arrivare a una vera flessione dei nuovi casi positivi - avverte - servirà ancora qualche giorno. Sui ricoveri il risultato è promettente. Però c'è anche una diminuzione di quelli che possiamo definire ricoveri sociali, c'è maggiore attenzione su chi ricoverare e maggiore attenzione della medicina territoriale nel diagnosticare e seguire chi è malato, curandolo a casa. La gravità di solito si vede al primo impatto, poi si attenua. Lo sviluppo a cui stiamo assistendo era atteso, così come quello, purtroppo, del numero dei decessi che sarà alto ancora per un pò di giorni».

 

Vedremo il picco presto, assicura Guerra «perché avremo anche gli effetti dell'ultimo Dpcm, con le misure più stringenti e mini lockdown in alcune regioni. Le misure di contenimento che evitano gli assembramenti funzionano. Mi viene da aggiungere: purtroppo. Se ognuno di noi avesse una disciplina personale nel rispetto delle precauzioni come mascherine, distanziamento e igiene delle mani, non ci sarebbe neppure bisogno dei divieti. Il sistema del monitoraggio dei 21 indicatori messi in campo funziona bene, è robusto, viene alimentato sempre meglio delle Regioni. In base a quello ci sono chiusure a fasi e a settori geografici. Quello che conta in questo momento è non dire: chiudiamo tutto. Non sarebbe giustificato e neppure sostenibile, tutte le misure vanno adattate territorialmente e per il periodo di tempo necessario. Avere questo sistema, magari arricchirlo invece di impoverirlo, ci aiuta ad andare avanti e a decidere in base a ciò che l'evidenza dei numeri fornisce. Sia quando chiudi sia quando riapri. Fino alla primavera, il modello o tutti liberi o tutti chiusi non ha più senso».

 

Quanto all'incidenza minore dell'epidemia nelle grandi metropoli, rispetto alle province, Guerra spiega che «le grandi aree urbane sono soggette a vincoli e controlli più stretti delle aree circostanti, dove la circolazione di mezzi e persone è meno monitorata. Dovremmo anche capire quanto conti il pendolarismo». Riguardo il contenimento dell'epidemia in Cina, Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, Thailandia e Singapore, dice che «il virus continua a circolare anche là, sia pure in misura molto minore. Sicuramente in quei paesi c'è un rispetto immediato della popolazione alle norme indicate dai governi, l'uso della mascherina era un'abitudine già prima della pandemia, hanno anche una socialità molto differente da quella europea. E fanno meglio il tracciamento perché, al contrario dell'Europa, non hanno un rispetto ossessivo della privacy anche in un periodo di emergenza. Giusto o sbagliato, in Europa è differente».

 

Ore 7.40 Miozzo: le scuole vanno riaperte o danno per i ragazzi «Il 7 gennaio è giovedì, quindi ci sarà un probabile slittamento a lunedì 11. In ogni caso l'indicazione di riapertura a gennaio non è garantita, visto che non abbiamo alcuna certezza sullo sviluppo della pandemia. E poi c'è Natale di mezzo». Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza coronavirus, esprime i propri timori sullo slittamento della riapertura della scuola. In un'intervista al Corriere della Sera afferma che «se nelle festività avremo momenti analoghi a quelli vissuti nell'estate appena trascorsa, l'evoluzione dell'epidemia porterà a dati simili o addirittura peggiori di quelli attuali. Significa che le scuole rischiano di restare chiuse altre settimane. Avremo una generazione di liceali che andrà all'esame di Stato a giugno avendo perso il contatto fisico con l'universo scolastico per quasi un anno. È un danno incommensurabile».

 

«Il 20 novembre - dice Miozzo - dopo la videoconferenza con il direttore regionale dell'Oms di Copenaghen, Unesco e Who Ginevra, abbiamo condiviso l'esigenza di far tornare i ragazzi a scuola in presenza il prima possibile. I dati ci dicono che i contagi in età scolastica non sono significativamente diversi da quelli di altre classi di età e non abbiamo evidenze per capire se siano avvenuti a scuola o fuori. Vorrei ricordare che il 4 marzo scorso il Cts chiese al governo di chiudere le scuole seguendo le indicazioni della comunità scientifica internazionale, ma all'epoca non avevamo le regole attuali. E poi non sottovalutiamo il ruolo degli insegnanti, gli unici a poter far comprendere ai ragazzi il rischio potenziale che rappresentano per i congiunti. È un tema formativo, un messaggio particolarmente difficile da dare».

 

«Tecnicamente il lockdown è la soluzione migliore - aggiunge Miozzo -, e paradossalmente la più semplice, per ridurre la curva e le possibilità di contagio. Peccato che questa soluzione estrema non prenda in considerazione gli effetti devastanti che provoca sulla popolazione che subisce le restrizioni. Forse bisognerebbe rileggere quello che avevamo suggerito proprio per far sì che le scuole aperte non avessero particolare impatto sulla curva ovvero riorganizzazione del trasporto pubblico locale, scaglionamento degli orari di ingresso, monitoraggio sanitario. Siamo rimasti inascoltati e i ragazzi pagheranno gravi conseguenze. Parlando da cittadino, mi pare evidente che non ci si renda conto del disastro che si sta consumando nelle giovani generazioni, il devastante impatto sulla sfera psichica e sociale non è evidente immediatamente, ma lo sarà nel lungo periodo».

 

Quanto all'apertura di negozi e ristoranti, afferma il coordinatore del Cts, «esamineremo il potenziale rischio epidemiologico, ma si tratta di decisioni politiche ed economiche». E sul divieto di spostamento tra le Regioni, «la mobilità è un elemento di grande criticità. Diremo sì soltanto se ci sarà una curva davvero in discesa. Se non saremo rigorosi nei controlli e nelle sanzioni, anche severe, avremo la stessa fotografia di questa estate e delle scorse settimane quando abbiamo visto l'assalto al grande magazzino con i prodotti in offerta. Se non saremo in grado di contenere e governare la corsa agli acquisti o il desiderio anche scaramantico di liberazione dal virus delle celebrazioni di Capodanno, alla fine di gennaio vedremo avverarsi le conseguenze della terza ondata come una 'emergenza annunciatà». Il vaccino? «Lo farò di certo - afferma -, mi prenoto già da ora. Non sono un virologo ma da esperto di gestione delle crisi dico che in situazioni come quella che stiamo vivendo, la comunicazione gioca un ruolo decisivo per vincere la guerra che stiamo combattendo. Indurre dubbi sulle armi universalmente conosciute per sconfiggere questo subdolo nemico è un grave errore che si paga. In emergenza il conto degli errori in genere è molto salato». 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Novembre 2020, 19:14
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