Coronavirus, grazie alla quarantena si stringe il cerchio intorno ai superlatitanti
di Emilio Orlando

Coronavirus, da Matteo Messina Denaro a Giovanni Motisi, grazie alla quarantena si stringe il cerchio intorno ai superlatitanti

Ai tempi del Coronavirus, la vita ( e la latitanza) si fa ancor più dura anche per i sei superlatitanti italiani. Da Matteo Messina Denaro erede al “trono” di Cosa Nostra dopo Totò Riina, all'ergastolano Giovanni Motisi reggente del mandamento mafioso dei Pagliarelli, passando per gli 'ndranghetisti Francesco Pelle e Rocco Morabito e Attilio Cubeddu dell'anonima sarda fino al camorrista Renato Cinquegranella legato alla nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. 

Infatti, durante l'emergenza Covid-19 le operazioni di cattura sono più facilitate. Con le città deserte per il lockdown, le squadre catturandi della polizia e dei carabinieri setacciano palmo palmo i quartieri considerati roccaforti dei boss latitanti. Ville bunker, nascondigli in montagna ed intercapedini in palazzi insospettabili potrebbero presto venire scovati dai detective specializzati nella cattura dei ricercati.

Sono proprio le festività i momenti più favorevoli per la loro cattura, ancora più facilitata dalle limitazioni dei movimenti delle persone imposta dal decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Nelle città semi-deserte, ogni movimento diventa improvvisamente più visibile: ogni tipo di approvvigionamento, dalle provviste ad un semplice pasto, diventa più difficile da recapitare. Senza contare che le città sono piene di pattuglie della polizia, di agenti in borghese e che un semplice controllo può scattare anche casualmente. 

Quello considerato fino ad ora il più pericoloso ed imprendibile è proprio il trapanese, originario di Castel Vetrano, Matteo Messina Denaro che secondo la direzione centrale della polizia criminale, risulta essere il boss più potente di Cosa nostra, che ha potere e gestisce tutte le organizzazioni mafiose siciliane. È latitante dal 1993 dopo una vacanze a Forte dei Marmi, durante la quale insieme ai boss Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano ordinò a distanza gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano e Roma che provocarono dieci morti e 110 feriti, oltre a distruggere una parte importante del patrimonio artistico italiano.

È considerato una primula rossa, ma il 13 marzo del 2018 i carabinieri coordinati dalla direzione investigativa antimafia arrestarono 12 persone legate a  cosa nostra, che provvedevano al suo mantenimento, che a detta dei collaboratori di giustizia gli portavano nel covo proprio la carne d'agnello.
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Aprile 2020, 08:19
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