Coronavirus, l’artista Wang Juanni: «I miei occhi a mandorla fanno paura. Sono a Roma da anni, ora c'è diffidenza»
di Claudio Fabretti

Coronavirus, l’artista Wang Juanni: «I miei occhi a mandorla fanno paura. Sono a Roma da anni, ora c'è diffidenza»

«Essere cinesi a Roma? Non è facile in questo momento. Qualche giorno fa un tassista prima di farmi salire mi ha fatto un sacco di domande, si è tranquillizzato solo quando ha capito che vivo in Italia da anni». Wang Juanni, giovane artista cinese, racconta la psicosi-Coronavirus dalla parte di chi ha il passaporto di Pechino ma vive da tempo nel nostro paese.

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Ha notato un atteggiamento diverso da parte delle persone nei suoi confronti?
«Sì, c'è più diffidenza verso noi cinesi. C'è chi ha paura soprattutto quando vede turisti con la mascherina, senza sapere che questa viene utilizzata spesso soltanto per motivi di igiene, non c'entra la malattia. Amici e colleghi mi raccontano anche casi di vera e propria discriminazione».

Ad esempio?
«C'è chi ci considera degli untori solo perché cinesi, chi non va più al ristorante cinese. Poi è noto il caso di quel ragazzino 14enne di origini cinesi che a Milano è stato addirittura insultato durante una partita di calcio con l'augurio di contrarre il Coronavirus».

La sua vita è cambiata da quando è esplosa l'epidemia?
«In parte sì. Ad esempio, stavo lavorando a delle mostre e a una sfilata da tenere a Roma, a San Giovanni, il 2 febbraio nell'ambito del Capodanno cinese, ma è stato tutto rinviato per via dell'emergenza Coronavirus».

È preoccupata per il diffondersi dell'epidemia nel suo paese?
«Sì, sono preoccupata, ma preferisco dare spazio alla speranza che si possa superare rapidamente l'emergenza. Ho saputo che i migliori medici stanno arrivando da tutta la Cina a Wuhan (la città epicentro dell'epidemia, ndr). Siamo un paese forte, riusciremo a venirne fuori».

Anche in Cina hanno annullato feste ed eventi pubblici. Un eccesso di allarmismo?
«Non penso, in questa fase credo che si debba essere molto prudenti ed evitare ogni possibile occasione di contagio. Per questa ragione, ad esempio, sono stati annullati anche diversi viaggi in Cina: lo trovo giusto, non c'è motivo di correre rischi in questa fase».

Si è arrabbiata anche lei per la vignetta danese che raffigura la bandiera cinese con le immagini del virus al posto delle 5 stelle? Pechino non l'ha presa bene...
«Sì, è una vignetta di pessimo gusto. E poi non ha senso infierire sulla Cina: il problema è mondiale, ci sono dei morti, è una questione seria, l'ironia la riserverei per altri argomenti».

Al di là di questo momento, come cittadina cinese si è mai sentita colpita da atteggiamenti razzisti in Italia?
«Qualche volta sì, sono casi molto rari e isolati per fortuna. Ma vanno ugualmente stigmatizzati con durezza: il razzismo è la via più facile e sciocca per fare del male alle persone».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Gennaio 2020, 10:45
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