Coronavirus ad Alzano Lombardo, un testimone a Chi l'ha Visto: «Ho scoperto su Facebook che mio fratello era il primo caso»
di Silvia Natella

Coronavirus ad Alzano Lombardo, un testimone a Chi l'ha Visto: «Ho scoperto su Facebook che mio fratello era il primo caso»

Chi l'ha Visto? continua a indagare sull'ospedale di Alzano Lombardo e sui primi contagiati da coronavirus. Sono stati secretati i documenti redatti dal comitato tecnico scientifico nei giorni in cui si decideva se estendere la famosa zona rossa. Nella cittadina in provincia di Bergamo ci sarebbero stati casi da Covid-19 antecedenti al paziente 1 di Codogno. Perché tante esitazioni nel chiudere tutto? Si domandano in molti. 

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Ai microfoni della tramissione di Rai Tre la testimonianza di un uomo che ha scoperto su Facebook che il fratello era uno dei primi due casi del bergamasco, la provincia più colpita. Eppure il giorno prima era andato a fargli visita e il personale sanitario aveva escluso che avesse il coronavirus. L'uomo era stato ricoverato il 20 febbraio per una polmonite e perché aveva febbre e difficoltà respiratorie. In quelle stesse ore arrivava la certezza scientifica del primo contagio in Italia.

«Come io sono andato lì - racconta il testimone - il dottore ci ha detto di salutarlo e di uscire. ho chiesto se potesse essere coronavirus e lui mi ha risposto: "Al momento nella bergamasca non ci sono casi". Il giorno dopo leggo su Facebook che l’ospedale è stato chiuso e nessuno mi ha avvisato. Chiamiamo e ci dicono che mio fratello è positivo e grave. Mia moglia fa notare: "Noi siamo venuti ieri e non ci avete detto niente". Nel tardo pomeriggio arriva l’ordine di riaprire come se nulla fosse. L’ho visto per l’ultima volta sabato».

Già sabato 15 ad Alzano Lombardo era stato ricoverato un anziano risultato positivo. Da quel momento tanti 'untori inconsapevoli' sono andati nell'ospedale e tornati nelle loro case, ma Bergamo e la sua industria continuano a trasmettere messaggi rassicuranti. Ci vorranno i camion dell’esercito per portar via le salme a far capire la gravità della situazione.

Il 2 marzo il comitato tecnico scientifico redige una nota in cui raccomanda la zona rossa. Ne sono a conoscenza il governo, il governatore e i sindaci. Ognuno potrebbe agire con delle ordinanze, ma nessuno si muove. Arrivano i militari, è tutto pronto per chiudere, ma non si chiude. Viene dichiarata zona rossa l'intera Lombardia e tre giorni dopo l’Italia intera. 
 
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Aprile 2020, 21:16
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