La quarantena? Gli adolescenti meglio degli adulti. Con chat e web hanno già il loro mondo in casa

di Fausto Moretti
Tra le tante realtà domestiche che ci sta mostrando questa situazione “anomala” da postazione obbligatoria in difesa dal virus, una delle più interessanti è la capacità adattiva degli adolescenti. 

VITA DA TEENAGER. Prima di tutti e più di tutti, i nostri ragazzi sanno comunicare al di fuori delle mura domestiche, pur rimanendo comodamente piazzati sulla sedia della propria cameretta. Quello che per gli adulti è diventata una necessità (call, telelavoro, smart working), per i quindicenni è solo l’applicazione estesa di una quotidianità già fatta di WhatsApp, videogiochi on line, appuntamenti di gruppo al cellulare. A tutto spiano.

ADULTI DISADATTATI. E così, mentre i genitori vivono con difficoltà la segregazione e l’impossibilità di uscire a cena con gli amici o recarsi al cinema, per i giovani tutto questo è spesso surrogato dall’aver trasportato tutto dentro casa negli anni scorsi; il loro mondo, senza che noi adulti fossimo riusciti a percepirlo con chiarezza, è cambiato giorno dopo giorno con una regolarità a cui abbiamo assistito impotenti, senza comprenderne la portata. Le considerazioni che ci hanno accompagnato quando li vedevamo “chattare” con il compagno di classe anziché scendere nella piazzetta o riunirsi a casa “come facevamo noi a nostri tempi”, sono le stesse che oggi gli permettono di sopravvivere senza difficoltà malgrado l’età sia dominata da ormoni impazziti. Eravamo preoccupati per loro dell’impatto della quarantena e scopriamo con stupore che il loro mondo continua a vivere quasi senza modifiche. 

INTUITO DIGITALE. Che i sofferenti siamo noi, che in alcune situazioni è proprio il loro intuito digitale (non conoscenza, intuito) a soccorrerci; sanno, meglio di noi, organizzare le consegne dei prodotti o ricercare nelle pieghe degli infiniti libri racchiusi nei cellulari. Ignari della portata “storica” dei cambiamenti che si prospettano, continuano a vivere nella loro bolla virtuale. Per i nostri figli le relazioni sociali negli anni della digitalizzazione non si sono fermate. A noi spetta il compito di imparare finalmente qualcosa da loro. Abbiamo creato un mondo virtuale di cui le nuove generazioni si sono impossessate e nel quale noi, gli inventori, ci districhiamo con difficoltà. 

FARSI GUIDARE. In questo particolarissimo momento, il mondo “vivo” è li dentro. Accettiamo di farci prendere per mano da loro e farci guidare nei corridoi del virtuale. Ci tornerà utile anche quando ricominceremo a viaggiare per strada. 

GLI INTERVENTI

PAOLO CREPET
Pensare che per gli adolescenti questa quarantena sia più facile da vivere rispetto agli adulti secondo me è errato. Non bisogna generalizzare perché sono certo che ad una parte di giovani manchi un certo tipo di socialità che va da quella serale a quella sportiva, senza tralasciare la scolastica che all’improvviso è venuta meno. È vero che i nostri ragazzi sono molto più abituati di noi a guardarsi su Skype, ma giocare a basket con gli amici non è la stessa cosa che chattare. Credo che per la prima volta, pur sapendo utilizzare al meglio tutti questi strumenti, sentano la mancanza di quello che la tecnologia non ha mai dato: il contatto umano, tanto quanto le persone più adulte e forse anche di più, perché sono stati abituati a dare per scontato tutto. Finché siamo in quarantena sarà difficile limitare gli strumenti, dipenderà tutto dalla famiglia. Io credo che oggi ci siano dei figli che finalmente hanno la possibilità di vedere e conoscere la figura del padre costretto magari dal lavoro a stare fuori tutto il giorno. Anni fa feci una ricerca sulla durata della cena media in casa. Il risultato? Dodici minuti. Abbiamo una grande occasione, quella di parlare finalmente un po’ più seriamente e in modo più approfondito. Non sprechiamola.

MAX GIUSTI
Mio figlio Matteo di 9 anni, mi ha salvato la vita. Non lo dico per esagerare anzi mi ha pure un po’ umiliato perché in questa quarantena faccio riferimento a lui per tutto. Sono un analogico che si è dovuto riconvertire al digitale, pure per aiutare l’altra mia figlia, che di anni ne ha sette e mezzo, per installare i programmi di scuola. Per lui è tutto normale: mette le cuffie e gioca con i suoi migliori amici sparsi per Roma senza doversi muovere da casa. Accende il pc e fa i compiti come se fosse a scuola. E io? Io vago per casa e sono stato costretto a chiedergli di iscrivermi ad una piattaforma per vedere le serie tv perché proprio non ci capivo nulla. Invece mia figlia Caterina fa le videochiamate con le amiche, si trucca, canta e balla. Ho provato a portarli verso il mio mondo e mi sono fatto odiare perché li ho costretti a vedere “Sentieri Selvaggi”, il film western con John Wayne: ma proprio non li ho catturati. Sia io che mia moglie non vogliamo che stiano sempre davanti ad uno schermo: dal lunedì al venerdì hanno una bella tabella di marcia con compiti e letture, ma anche momenti di gioco in giardino. Per fortuna però, Matteo ancora lo batto con i palleggi! (Anche se per poco!)

BARBARA JERKOV
A casa nostra, lo confesso, la tecnologia non è mai stata demonizzata. La frase “Sempre con quel telefonino!” non mi appartiene granché. Probabilmente sono semplicemente fortunata ad avere un figlio adolescente con interessi che vanno oltre il web. Ciò premesso, mai come in questa vicenda le chat si sono rivelate utili a tenere vivo il mondo dei ragazzi chiusi in casa. La piazzetta delle chiacchiere serali è virtuale, ma dopo un pomeriggio di studio altrettanto virtuale tra siti e videochiamate, è confortante sentire le risate dei ragazzini che si ritrovano, seppur da remoto. Siamo noi adulti, semmai, gli ignoranti digitali. Le nuove app introdotte dalla scuola non ho provato nemmeno ad aprirle: vedo, sbirciando dietro la schiena di mio figlio, che le professoresse interagiscono un po’ spaventate dallo strumento, ma danno compiti, interrogano (raccomandandosi inutilmente di non suggerire in chat) e i nostri figli vi si muovono come se l’avessero sempre fatto. Altro che smart working. Bravissimi ragazzi: la vostra capacità di adattamento (incluso l’aver già scoperto come suggerire in chat al compagno interrogato...) è una vera lezione per mamma e papà

Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Aprile 2020, 14:05
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