Conte, la conferenza di fine anno: «Escludo il vaccino obbligatorio, la pandemia non finirà in estate. Italia ancora divisa in fasce»

Conte, la conferenza di fine anno: «Escludo il vaccino obbligatorio, la pandemia non finirà in estate. Italia ancora divisa in fasce»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato questa mattina nella classica conferenza stampa di fine anno, trasmessa in diretta sui suoi canali social ma anche sui principali canali tv nazionali. Nella conferenza il premier ha parlato del vaccino anti coronavirus e ha escluso l'obbligo, di cui aveva invece parlato ieri la ministra Paola De Micheli, e ha risposto anche ad alcune domande sulle presunte divisioni all'interno della maggioranza. «Il premier non sfida nessuno, ha la responsabilità di una sintesi politica e di un programma di governo», ha detto Conte.

 

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«Per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e confrontarsi in modo franco. Il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità. Questo governo ha prospettive di fine legislatura», ha detto Conte in conferenza stampa. 

 

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«Un'altra cosa non mi appartiene oltre agli ultimatum. Noi stiamo lavorando al futuro del Paese, stiamo lavorando per il Recovery Plan, abbiamo fatto una manovra espansiva di 40 miliardi, lavoriamo al Bilancio europeo, sono qui per programmare il futoro. Non potrei distogliermi da questi impegni per impegnarmi in una campagna elettorale». «Ci sono due aspetti che non riesco a fare miei. Uno sono gli ultimatum, non appartengono a mio bagaglio. In ultimo discorso, l'ultimo fatto nel febbraio 1978, Moro ha detto che gli ultimatum non sono ammissibili in politica, significano far precipitare le cose e impedire una soluzione. Io sono per il dialogo e il confronto e trovare una sintesi per il Paese». 

 

 

 

SUL COVID In Italia dati peggiori sul Covid che altrove? «Teniamo conto che l'Italia è stato il primo Paese europeo e occidentale in cui è scoppiata la pandemia in modo così incisivo. Questo ci ha complicato la risposta e abbiamo dovuto elaborare risposte che non ci consentivano di riprodurre quelle applicate altrove».«Aspettiamo a fare bilanci: avremo sempre il massimo impegno per limitare le limitazioni delle libertà personali. Nella seconda ondata le misure restrittive sono dappertutto e a volte anche in modo più incisivo che da noi», aggiunge. L'Italia ha dati economici più negativi di altri Paesi? «I nostri dati economici non lo sono... aspettiamo l'ultimo trimestre e vediamo». 

 

«Sui decessi lascio agli scienziati e agli esperti le valutazioni. Dagli esperti ci viene detto che fattori che hanno contribuito c'è che abbiamo la popolazione più anziana d'Europa: in Italia si muore tardi ma si invecchia male. Tutti questi fattori, associati alle abitudini di vita dei nostri anziani che facciamo vivere con noi, possono aver contribuito». «Credo di aver parlato dei decessi e delle sue ragioni tre o quattro cinque volte nelle ultime interviste: sono in contatto con famiglie di vittime. Ci sono atti pubblici. Il numero dei decessi così alto è una ferita che rimarrà nella storia della comunità nazionale». «Anzi, ho detto che il momento più duro per me è stato quando il numero dei decessi stava salendo». 

 

TERZA ONDATA «La potenziale terza ondata Covid l'affronteremo con le nostre misure. Dobbiamo solo capire se le varianti, come quella inglese, che hanno un tasso di contagiosità più elevato, ci richiederanno o meno l'aggiornamento delle nostre misure. Altrimenti il sistema per fasce col monitoraggio è assolutamente adeguato anche per la terza ondata». «L'esperienza che stiamo acquisendo in questa fase pandemica è che se riusciamo a coordinare le azioni saremo tutti più forti e resilienti», dice a proposito dell'Ue.

 

«Non mi chiedete presagi da chiromanti più che da Presidente del Consiglio. Lavoriamo con gli esperti, aggiorniamo i dati. Non ho detto che risolveremo tutto al termine della prima fase. Ho detto che la prima fase si potrebbe completare ad aprile, avremo un primo impatto, non l'immunità di gregge. In estate potremmo non aver risolto la pandemia. Ma se vediamo il passato in estate la curva tende ad abbassarsi», ha aggiunto rispondendo ad una domanda su quali prospettive si possono prevedere per la prossima estate.

 

PREOCCUPA LA FINE STOP LICENZIAMENTI «La ministra con i sindacati e le forze sociali sta già lavorando allo scenario che dovremo affrontare dopo marzo» con la fine del blocco dei licenziamenti: «è uno scenario molto preoccupante. Abbiamo costruito una cintura di protezione sociale che più o meno sta funzionando, ha scongiurato il licenziamento per 600mila persone. Ma dobbiamo lavorare alla riforma e riordino degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive le politiche attive del lavoro. Dovremo lavorare per non farci trovare impreparati. Il mercato del lavoro si preannuncia molto critico dopo marzo».

 

RECOVERY PLAN PER IL SUD «Nel Recovery Plan ci sono significavi investimenti nel Mezzogiorno, sull'Alta velocità Napoli Bari, le dorsali, la Palermo-Catania-Messina, e ancora l'Agritech a Napoli e un'altra serie di investimenti capillari. Ed altri ce ne saranno sulla povertà educativa, e quelli nel digitale su cui si investirà prepotentemente al Sud». 

 

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VERIFICA «Dobbiamo assolutamente affrettare le risposte che il Paese attende, le risposte più urgenti. Oggi c'è l'approvazione della legge di Bilancio, il prossimo passagio urgente e il Recovery plan. Ci sono stati degli incontri ieri, dei contributi critici, adesso dobbiamo fare sintesi politica, è urgente, va fatta nei prossimi giorni, non valgono i giorni di festa - ha aggiunto il premier-. Dobbiamo dedicarci a questo, riportare nel Cdm, aprirci al confronto con le parti sociali, mandare il documento al Parlamento il prima possibile».

 

VACCINO «Quando inizieremo ad avere un impatto significativo potremo dire di aver concluso la fase uno (del piano vaccinale ndr), quando saranno vaccinate 10-15 milioni di persone, non credo prima di aprile». Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla conferenza di fine anno rispondendo ad una domanda su quando si potrà fare un primo bilancio del piano di vaccinazione anti-Covid. Poi ha precisato: «Il vaccino, io stesso lo farei subito, ma cerchiamo di rispettare le priorità. E escludo di introdurre l'obbligo della vaccinazione». 

 

CARCERI «Per la situazione delle carceri, in un periodo così complesso ci sono ulteriori preoccupazioni che si aggiungono. Se posso, nel complesso, per fortuna, la situazione è sotto controllo per la pandemia, su 53mila detenuti abbiamo 844 casi di positività al Covid, di cui sintomatici 35, ricoverati solo 25. Nel complesso le cautele adottate, ho verificato io stesso, ci sono». «I problemi più complessivi vanno in quadrati nel confronto con le forze politiche, qualsiasi intervento sistemico non può che passare da una sintesi politica. Ma comunque c'è stato un alleggerimento, perchè circa 2mila detenuti hanno beneficiato di alcune misure. Altre misure vanno vagliaste e discusse con le forze di maggioranza rappresentate in Parlamento», ha spiegato il premier.

 

«C'è la massima disponibilità anche a investire per l'ediliza penitenziaria per migliorare le condizioni delle carceri e anche per la Polizia penitenziaria: abbiamo programmato assunzioni straordinarie per circa 2mila nuove unità, stanziato circa 3mln e mezzo per il pagamento degli straordinari. La situazione delle carceri è all'attenzione del governo, tutte le discussioni per le soluzioni sono all'ordine del giorno e dovremo discuterle tutte insieme».

 

SCUOLA «Auspico che il 7 gennaio le scuole secondarie di secondo grado possano ripartire con una didattica integrata mista almeno al 50% in presenza, nel segno della responsabilità, senza mettere a rischio le comunità scolastiche. Se, come mi dicono, i tavoli delle prefetture, hanno lavorato in modo efficace, potremo ripartire quantomeno col 50%». 

 

TRASPORTI «Il trasporto si è rivelato uno dei momenti più critici nella fase pandemica, perché se dovessimo rispettare il distanziamento, dovremmo quintuplicare la flotta dei mezzi di trasporto. Ma abbiamo stanziato tre miliardi per sostituire la flotta dei bus e stanziato 390 milioni per favorire il noleggio dei mezzi privati. Sono iniziative che vanno messe a terra a livello regionale». 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Dicembre 2020, 15:41
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