Chi l'ha Visto, il drammatico appello di un italiano dal carcere di Abu Dhabi: «Qui sto morendo»
di Silvia Natella

Chi l'ha Visto, il drammatico appello di un italiano dal carcere di Abu Dhabi: «Qui sto morendo»

«Qui sto morendo, aiutatemi non sono un criminale»: è il drammatico appello di Massimo Sacco, l'imprenditore romano arrestato negli Emirati Arabi e condannato a 27 anni per possesso di cocaina. A Chi l'ha Visto? viene mandato in onda l'audio della richiesta di aiuto e il racconto dei familiari e dalla sua compagna Monia Moscatelli. L'uomo, 53 anni, è riuscito a fare una telefonata e chiede la massima attenzione sulla sua vicenda, a difesa dei diritti umani e della sua vita. 

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LA TELEFONATA «Amore mio hai novità? Mi rimane poco tempo. Ho fatto a botte fino adesso per riuscire a fare ‘sta telefonata... Sto morendo, aiutatemi. Il mio stato di salute è giunto ormai al collasso, sono stato sottoposto a un esame del sangue che dimostra la presenza di una devastante microcitemia. Il direttore del carcere gioca da tre mesi con la mia vita, sono stato sottoposto ad una ecografia alla milza che sta assumendo delle dimensioni spropositate. Rischio che a breve la mia malattia si trasformi in una leucemia. La situazione è diventata drammatica e solo adesso stanno cercando di metterci una toppa. Vorrebbero curarmi dandomi del ferro, ma questo equivarrebbe a condannarmi a morte. I dottori degli Emirati Arabi non sanno neanche cosa sia la microcitemia, che pur essendo una grave forma di anemia non va in nessun modo curata con il ferro. Non ho più parole».

L'ACCUSA L'uomo è accusato di traffico internazionale di stupefacenti, accusa che respinge con forza.Tutto ha inizio la sera del tre marzo dello scorso anno, quando, in compagnia di un altro italiano, Sacco partecipa a una festa in un locale sul lungomare di Dubai. Dopo aver bevuto si sono ritrovati ubriachi sulla spiaggia e in possesso di una busta di cocaina lasciata da uno sconosciuto. Davanti alle forze dell'ordine e sotto la pressione degli inquirenti il suo amico ha dichiarato che Sacco era il suo spacciatore. 

LA DENUNCIA «Dopo il mio arresto, con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti, per soli 10 grammi di cocaina, senza nessuna prova oggettiva, hanno fatto di tutto per farmi confessare. Ho subito ricatti e botte atroci - denuncia Sacco - Hanno costretto anche la mia compagna a spogliarsi nuda davanti a 10 agenti, tutti uomini e ad andare con loro in carcere per una intera notte. L’imprenditore avrebbe ceduto in cambio «dell’immediato rilascio della sua compagna».


 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 Aprile 2019, 23:35
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