Change.org, come funziona. Stephanie Brancaforte: «Cambiamo l'Italia una firma alla volta»
di Ida Di Grazia

Change.org, come funziona. Stephanie Brancaforte: «Cambiamo l'Italia una firma alla volta»

Change.org è la piattaforma per il cambiamento sociale più grande al mondo - oltre 250 milioni di utenti in 196 paesi -  dà il potere a chiunque, ovunque, di creare il cambiamento che desidera vedere attraverso petizioni. Tantissimi i successi registrati in questi anni come ad esempio la petizione lanciata da "Insieme in Rete" per chiedere una legge contro il revenge porn oppure la vittoria della petizione di Luigi Galvano, 17 anni, ha scongiurato il licenziamento di oltre 300 dipendenti da parte di FedEx nel 2018. Ma come si accede alla piattaforma? E quali sono le petizioni di maggior successo? Lo abbiamo chiesto a Stephanie Brancaforte, Direttrice di Change.org Italia.

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Direttrice, spieghiamo meglio ai nostri lettori il meccanismo di Change.org.

Change.org è una piattaforma aperta che consente agli utenti in Italia e nel mondo di sostenersi a vicenda attraverso le petizioni e la solidarietà online: la nostra missione è dare una voce a chi non ce l’ha, aiutando i cittadini a farsi ascoltare dai decisori.  
Dalla battaglia per salvare la Locanda dei Girasoli di Roma che dà lavoro a ragazzi disabili (change.org/GIRASOLI) a quella che chiede che sia fatta giustizia per Marco Vannini (https://www.change.org/MarcoVannini) e da quella per salvaguardare la libertà d’informazione su Internet a livello europeo  a quella rivolta al Ministro dell’Ambiente per consentire ai pescatori italiani di smaltire plastica e rifiuti raccolti, le petizioni su Change.org possono riguardare qualsiasi argomento, purché il loro contenuto rispetti le nostre linee-guida: non sono ammesse le petizioni che incitano all’odio o alla violenza. La piattaforma consente di raccogliere in poco tempo l’opinione degli utenti attorno a un tema, velocizzando i processi rispetto alla raccolta firme cartacea. Spesso, le petizioni lanciate dai singoli danno origine a veri e propri movimenti online, a cui possono aderire anche coloro che sono impossibilitati a scendere in piazza. Allo stesso tempo, le petizioni online portano molti cittadini a mobilitarsi anche al di fuori del web, come avvenuto nel caso della petizione contro le misure previste dal DDL Pillon o della campagna della scorsa estate per le dimissioni dell’Assessore alla cultura di Pisa Andrea Buscemi, condannato per stalking.

Per proporre una petizione bisogna pagare?
La nostra è una piattaforma gratuita: nessuno deve pagare per lanciare o firmare una petizione su un tema che gli sta a cuore. Dopo la firma, gli utenti possono versare in maniera del tutto volontaria una piccola somma per contribuire alla riuscita di campagne specifiche: promuovendo una petizione, ne aumentano la visibilità sulla piattaforma, consentendo di raccogliere più firme e avvicinarla alla possibilità di vittoria. Change.org esiste al solo fine di realizzare un impatto sul mondo: i contributi degli utenti, raccolti anche attraverso il nostro crescente programma di “membership”, servono a mantenere lo strumento libero, indipendente, accessibile a tutti.
Sono più di 250 milioni gli utenti di Change.org nel mondo, distribuiti in 196 paesi. I nostri sostenitori sanno che versare un contributo serve per dare accesso a ognuno a un potente e aperto strumento di partecipazione democratica e per supportare il lavoro di un team internazionale composto dalle migliori professionalità dell’attivismo online. Tutti i ricavi, infatti, vengono reinvestiti per migliorare la piattaforma e per dare supporto agli autori delle petizioni. In Italia, consentono a tutti di poter contare sul lavoro del nostro piccolo team di cinque persone impegnate quotidianamente a portare alla vittoria le battaglie degli oltre 9 milioni di utenti nel nostro Paese.

Quando ci si iscrive si inseriscono i propri dati personali, che fine fanno? Vengono rivenduti ad altri?
I lettori di Leggo possono stare tranquilli: Change.org non vende i dati degli utenti a terzi. I dati di tutti gli utenti con noi sono al sicuro e vengono gestiti nel pieno rispetto della normativa europea in campo di protezione dei dati. Utilizziamo i dati al solo fine di rimanere in contatto con gli utenti stessi.

Ci racconti quali sono le petizioni che hanno avuto maggior successo
La vittoria di una petizione viene dichiarata dagli utenti, non da Change.org, quando l’obiettivo è stato raggiunto e il cambiamento desiderato è stato effettivamente realizzato. Solo lo scorso anno, sono state 130 le vittorie dichiarate dagli utenti. Inoltre, il numero di firme non costituisce di per sé la ragione della vittoria di una petizione.
Tra le battaglie di successo più recenti, ricordiamo la petizione lanciata da "Insieme in Rete" con i Sentinelli e Bossy per chiedere una legge contro il revenge porn: Laura Boldrini ha accolto la loro richiesta annunciando l'istituzione di un tavolo di esperti per elaborare una proposta in tal senso nel corso del 2019 (change.org/intimitaviolata). Poi c’è la vittoria per l’abolizione dei vitalizi (https://www.change.org/VITALIZI) e quella della petizione per porre fine alla vendita di uova di galline allevate in gabbia da parte di Eurospin, lanciata da Animal Equality (https://www.change.org/Eurospin), ma anche la campagna lanciata da Debora Fabietti per ridurre l’uso e l’abbandono della plastica usa e getta a cui ha risposto direttamente sulla piattaforma il Ministro Sergio Costa (https://www.change.org/p/bastaplastica-fermiamo-la-produzione-e-l-abbandono-della-plastica-usa-e-getta) e quella di Lidia Vivoli, sopravvissuta a un tentativo di femminicidio, che chiede l’allungamento dei tempi per la denuncia di violenze e che ha ricevuto risposta da parte dei partiti durante la campagna per le scorse elezioni politiche. La vittoria della petizione di Luigi Galvano, 17 anni, ha scongiurato il licenziamento di oltre 300 dipendenti da parte di FedEx nel 2018 (https://www.change.org/p/salviamo-i-dipendenti-fedex-e-tnt-dai-licenziamenti-fedexeurope).
Tra le campagne internazionali, ha avuto particolare rilevanza la petizione lanciata da Priscillia Ludosky in Francia la scorsa estate per chiedere l’abbassamento dei prezzi dei carburanti, petizione che ha dato origine al movimento dei Gilet Gialli con più di 1 milione e 200mila firme (https://www.change.org/baissedesprixalapompe
https://www.change.org/GiletsJaunes): a dicembre il Presidente francese Emmanuel Macron ha risposto su Change.org a tutti i firmatari dando loro ragione e annunciando l’annullamento dell’aumento delle tasse sui carburanti (https://www.change.org/p/pour-une-baisse-des-prix-%C3%A0-la-pompe-essence-diesel/responses/41718).

Quale quella più fantasiosa
Tra le petizioni più fantasiose ci piace ricordare quella che chiedeva di rendere la pizza italiana “patrimonio dell’UNESCO”. La battaglia è stata vinta con quasi 50mila firme (https://www.change.org/p/proteggiamo-il-made-in-italy-la-pizza-come-patrimonio-unesco): a riprova del fatto che su Change.org l’unico limite è rappresentato dalla volontà e dalla creatività degli utenti.
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