«Carol Maltesi uccisa perché voleva andare via. Killer senza pietà, sfigurava la vittima per salvare se stesso»

«Carol Maltesi uccisa perché voleva andare via. Killer senza pietà, sfigurava la vittima per salvare se stesso»

Carol Maltesi voleva tornare nel Veronese ed accudire suo figlio. È la paura dell'abbandono che avrebbe armato la mano di Davide Fontana, l'uomo in carcere con l'accusa di aver ammazzato e fatto a pezzi la giovane madre. È quanto emerge nel documento di convalida firmato dal gip di Brescia Angela Corvi che ha convalidato il fermo e disposto il mantenimento in carcere. Lo stesso indagato «ha confessato il movente passionale del delitto, commesso per evitare che la ragazza seguisse il suo destino, lontana da lui», scrive il gip. E così Fontana non ha esitato a colpirla a morte.

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«Pure acconsentendo a che la Maltesi, di cui si è rappresentato follemente innamorato, intrattenesse relazioni anche con uomini diversi, non poteva assolutamente accettare che se ne andasse lontano, abbandonandolo; e così, le toglieva barbaramente la vita, durante un gioco erotico che avevano concordato, approfittando della evidentemente incondizionata fiducia che la giovane riponeva in lui - tanto da farsi legare, imbavagliare ed incappucciare, rendendosi inerme nelle sue mani», si legge nel provvedimento. La vittima avrebbe infatti confessato di voler cambiare città prima di essere uccisa dall'uomo con cui aveva avuto una breve relazione. 

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Davide Fontana resta in carcere

Davide Fontana resta in carcere per l'omicidio volontario aggravato dell'ex compagna Carol Maltesi, uccisa lo scorso gennaio e fatta a pezzi. Lo ha deciso il gip di Brescia Angela Corvi sottolineando come «per oltre due mesi, l'indagato escogitava, preparava ed attuava una complessa strategia per occultare l'orrendo delitto commesso, fare sparire il corpo e così definitivamente sottrarsi da qualsiasi responsabilità». In questo senso, spiega nel provvedimento di convalida, «si procurava gli arnesi per fare a pezzi il cadavere, un congelatore per conservarlo senza destare sospetti, affittava una casa isolata per fare sparire ogni traccia della ragazza, compiva una serie di sopralluoghi funzionali ai suoi scopi, si fingeva Carol al cellulare e compiva ogni possibile azione per simulare la sua esistenza in vita (compreso pagarle le bollette di casa e intrattenere via messaggio i suoi clienti)».

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Si tratta di azioni che, a dire del gip di Brescia «mostrano in maniera assolutamente lampante la ferma, pervicace, inamovibile volontà dell'indagato di evitare le conseguenze delle sue gravissime azioni e che dimostrano la sussistenza di un evidentissimo rischio di fuga». La possibilità di darsi alla macchia è ritenuta «altamente verosimile» e il pericolo di inquinamento probatorio «non può oggi ritenersi venuto meno» visto che non è ancora possibile escludere il coinvolgimento di altre persone che potrebbero averlo aiutato a liberarsi del corpo. Di più «appare macroscopico il pericolo di recidiva specifica», ossia c'è «l'elevata probabilità che il Fontana commetta in futuro gravi delitti contro la persona», conclude il gip Corvi.

Può uccidere ancora: «L'ha ammazzata barbaramente»

Fontana potrebbe uccidere ancora. Ne è convinto il gip Angela Corvi che nel provvedimento che convalida il fermo sottolinea «l'elevata probabilità» che l'uomo possa commettere in futuro gravi delitti contro la persona. «Davvero macroscopico appare il pericolo di recidiva specifica, avuto riguardo alla inusitata gravità oggettiva e soggettiva dei fatti addebitati al Fontana, nonché alle sue modalità realizzative, denotanti indomita ferocia ed estrema pericolosità di un soggetto che durante una situazione di completo 'abbandonò della vittima, che si fidava ciecamente del suo ex compagno ed intimo amico, la uccideva barbaramente, colpendola più volte con bestiale violenza, per poi tagliarle la gola; così privando della vita - con modalità che poco o nulla hanno di compassionevole - una giovanissima donna, madre di un bimbo ancora in tenera età, 'colpevolè soltanto di volere seguire i propri progetti ed aspirazioni lontano dall'indagato», scrive il gip.

 

«La totale mancanza di ogni senso di umana compassione traspare limpidamente dalla complessiva condotta volta a distruggere il cadavere della Maltesi, che il Fontana sezionava, bruciava e sfigurava, mosso esclusivamente dalla finalità di salvare sé stesso, così facendo scempio dei resti della donna, cui pure ancora oggi afferma di avere tenuto sopra ogni cosa». Da ultimo, «l'assenza di qualsiasi scrupolo morale» trova dimostrazione nel fatto che, negli stessi giorni in cui si trovava a Vararo, «all'unico scopo di disfarsi della sua vittima, trovava il tempo di 'recensirè l'abitazione in cui era ospitato, definendolo 'luogo magico immerso nella natura per trascorrere del tempo in totale relax .. pieno di dettagli di ottimo gusto per vivere (un) soggiorno di qualità'».

«Fontana, oltre a colpire violentemente e ripetutamente la vittima, con un martello, le tagliava ferocemente la gola, in un momento in cui coltivava quantomeno il forte dubbio che ella ancora fosse in vita ('... quando però ho visto che muoveva una gamba, ho pensato che potesse soffrire e le ho tagliato la golà). Che questo gesto - ossia lo sgozzamento - potesse essere concepito dallo stesso indagato come 'atto di pietà' appare davvero inverosimile, sicché la condotta pare caratterizzarsi quale eccedente rispetto alla normalità causale e tale da determinare sofferenze aggiuntive ed esprimere un atteggiamento interiore specialmente riprovevole». 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 31 Marzo 2022, 23:10
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