“Dalla tua parte. Sempre”. Contro la violenza sulle donne, imprese e esperti della comunicazione a confronto in Campidoglio FOTO

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di Lorena Loiacono

“Dalla tua parte. Sempre”. Con questa promessa il Campidoglio ha ospitato e dato vita a una serie di dibattiti e riflessioni sul tema della violenza di genere. Oggi, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, tra  numeri, statistiche, cronache di racconti e storie da brividi. Tutto vero, tutto da affrontare perché non accada più. E' questo l'obiettivo del convegno "Dalla tua parte. Sempre" ideato, pensato e voluto da Monica Lucarelli, assessora alle politiche della sicurezza, alle attività produttive e alle pari opportunità.

 

Gualtieri: «Numeri drammatici che rappresentano la punta di un iceberg»

Al convegno in Campidoglio è intervenuto il sindaco Roberto Gualtieri che, riferendosi ai terribili fatti di cronaca romana, ha spiegato: “Stiamo cercando di dare il massimo e considerare una priorità di questa amministrazione il contrasto alla violenza contro le donne, considerandolo come un fenomeno che ha dei numeri drammatici di femminicidi che rappresentano un’emergenza e la punta di un iceberg”

Tante le iniziative messe sul campo Da Roma Capitale per sostenere le donne vittime di violenze e tante anche le riflessioni su quanto sia indispensabile avviare un cambio di approccio alla violenza. Anche e soprattutto a livello culturale.

La cronaca delicata e complessa della violenza contro le donne

Alla Tavola Rotonda ‘La comunicazione e i media: l’importanza delle parole nello sconfiggere gli stereotipi nel racconto della violenza”, moderata da Monica Lucarelli, assessora alle pari opportunità di Roma Capitale, sono intervenuti  Davide Desario, Direttore, Leggo, Massimo Martinelli Direttore del Messaggero,

Manuela Perrone Iacobone, giornalista del Sole24Ore E Antonella Baccaro, caporedattrice del Corriere.

Un'inchiesta può scardinare i luoghi comuni

“Non è semplice raccontare - ha spiegato Davide Desario - sono invece tutti bravi a commentare. Il giornalista deve bussare alla porta della verità ma è complicato perché non sempre trova chi gliela racconta. Siamo obbligati a lavorare spesso con tempi stretti e purtroppo per fare questo lavoro non c’è il libretto istruzioni: si impara sbagliando, sul campo. Ma si può ottenere anche importanti risultati: in passato ho seguito un’inchiesta sulle schiave del sesso e siamo riusciti a scardinare quel luogo comune delle ragazze che straniere che cercano soldi facili. Da quel momento non si pensava più solo allo sfruttamento della prostituzione ma anche al terribile reato di riduzione in schiavitù”.

Leggo sui social è seguito da un’importante fetta di lettrici: su Facebook ha 1 milione di follower di cui il 58% è donna, su Instagram la quota è di poco piu alta arriva al 60%.

“Mi ricordo uno dei fatti di cronaca che mai avrei voluto raccontare - continua il direttore Desario - il caso Reggiani: una donna violentata e buttata via. E’ stata lasciata morire, in un angolo di una strada. Scrissi di questo terribile fatto di cronaca e ancora oggi mi sento fortunato a non aver sbagliato ad usare le parole. Quando scelgo una foto o un titolo chiedo spesso il parere al più giovane della redazione, al più anziano o a una collega donna per avere tutti i punti di vista”.

A proposito di inchieste che cambiano le prospettive, è intervenuta Antonella Baccaro, caporedattrice del Corriere della Sera spiegano quanto abbia fatto scuola il Metoo, l’inchiesta partita dal New York Times: “l’80% delle donne molestate sul lavoro non parla e spesso questo accade perché la donna non ha coscienza di quanto le sia accaduto. I dati non cambiano perché il mondo del lavoro non cambia. Un passo avanti si può fare grazie alle politiche per le tutele delle donne nelle aziende”

«Attenzione ad usare le parole giuste»

“Le parole possono davvero cambiare le cose - ha spiegato Massimo Martinelli - quando seguiamo un’inchiesta sappiamo bene che martellare su un argomento porta le persone a ragionare. Prendo come esempio l’inchiesta del messaggero da cui è stato poi tratto anche un film, sulle babycubiste: ragazzine che ballavano in costume sul cubo, in discoteca”. Sull’inchiesta del Messaggero si aprì un lungo dibattito e si scoperchiò il cosiddetto vaso di Pandora che descriveva una realtà di cui molti genitori non erano assolutamente a conoscenza

“Guardiamo le parole - continua il direttore Martinelli  - mi riferisco al delitto delle tre donne in zona Prati: se il titolo è “uccise 3 donne” la notizia mi riguarda da vicino, sento che potrebbe capitare a me, mi interessa. Se leggo invece un titolo con “uccise tre escort”. La sento più distante, a me non può capitare. E in quel caso si va invece a provocare l’aspetto morboso della notizia”.

E così,  sempre sulla strada della correttezza delle parole, è intervenuta Manuela Perrone Iacobone, giornalista del Sole24Ore: “pensiamo al caso di Alberto Genovese - ha spiegato riferendosi al 45enne esperto di start up condannato a 4 anni e 3 mesi per aver drogato e violentato due ragazze- all’inizio della vicenda uscirono foto e articoli inappropriati. In cui si parlava più del ruolo imprenditoriale e rampante che del reato, con foto sempre molto attente al suo lavoro. Spesso sono is cola le sentinelle che ci avertono di aver sbagliato qualcosa nell’approccio alla notizia Perché purtroppo le donne fanno notizia solo quando sono vittime”. 

Disobedient: su una camicia da uomo, il martirio della donna

Un’opera d’arte più che una camicia: Disobedient arriva in Campidoglio. La camiceria Giannetti & V, a Monteverde dal 2006, ha donato infatti al Campidoglio Disobedient, la camicia da uomo bianca con sopra raffigurato il corpo nudo di una donna crocifissa. Vicino ai suoi piedi c’è una sola scarpa rossa e tutto intorno schizzi neri e rossi, a rappresentare il sangue.

Quel corpo di donna è dell’artista che ha ideato l’opera, Thai Mancini, e la camicia è stata realizzata da Marco Giannetti con la collaborazione di Roberto Giannetti, che ne ha seguito il progetto grafico.

“L’idea - spiega Marco Giannetti della camiceria artigianale Giannetti & V -  nasce dalla volontà di creare un’opera per attirare l’attenzione sulla violenza contro le donne. La camicia bianca rappresenta l’uomo di tutti i giorni su cui crocifiggere la violenza della donna. Si tratta di un capo ecosostenibile, che ha partecipato al concorso Luxembourg Art Prize da cui ha avuto un’enorme visibilità. Oggi la doniamo al Campidoglio che la venderà all’asta e, con il ricavato, potrà portare avanti progetti a tutela delle donne”.

Il corpo di Disobedient è di Thai Mancini, l’artista: “é il mio corpo, rappresentato con lo sguardo in avanti perché le donne vogliono guardare avanti anche quando sono vittime. La scelta della camicia da uomo rappresenta proprio al volontà di rappresentare l’uomo comune, dietro cui si cela spesso il carnefice”.

Istituzioni e imprese in campo 

Al tavolo “Il contributo delle istituzioni nelle azioni per l’eliminazione della violenza di genere”, moderato da Michela Cicculli, la Presidente Commissione Pari Opportunità di Roma Capitale, sono intervenuti

Valeria Valente, Senatrice della Repubblica Italiana,

Eleonora Mattia Consigliera e Presidente della Commissione Pari Opportunità, Lavoro,

Formazione e Politiche giovanili della Regione Lazio,

Svetlana Celli la Presidente dell’Assemblea Capitolina, Elena Bonetti Deputata della Repubblica Italiana e, in collegamento da remoto, Maura Cossutta Presidente della Casa Internazionale delle Donne.

Alla Tavola Rotonda “Il ruolo delle imprese nel proporre iniziative a supporto dei percorsi di uscita dalla violenza”, moderata da Fabrizia Giuliani, Presidente e Coordinatrice del Comitato tecnico-scientifico dell' Osservatorio

Nazionale sul fenomeno della violenza ne confronti delle donne e della violenza domestica, sono intervenuti Francesco Pastorella, Sustainability & Community relations department director dell’ AS Roma, Paola Accornero General Secretary & HR Director di Carrefour, Fabio Sgroi Direttore Health&Safe di Italo NTV, Vittoria Miglietti Responsabile Centro Sud di Ikea Italia e Tiziana Carnicelli, Group Education & HR Communication Head del Gruppo Angelini Industries. Alla presentazione dell’Osservatorio «STEP - Le parole giuste» è intervenuta Flaminia Saccà, Professoressa Ordinaria di Sociologia dei Fenomeni Politici della  Sapienza.

Italo insegna alla donne come difendersi

Italo ha partecipato all’evento organizzato dal Comune come esempio virtuoso di un’impresa impegnata nella tutela delle donne. La società, che fra i suoi 1500 dipendenti vanta il 50% di personale femminile, ha   infatti intrapreso un percorso dal 2017, lanciando corsi di autodifesa dedicati alle dipendenti donne, rispondendo all’esigenza delle donne che per il loro lavoro si rapportano quotidianamente con luoghi e orari potenzialmente rischiosi per la propria incolumità. L’impegno di Italo nasce nel 2017 e dall’8 marzo di quest’anno si è rafforzato grazie al progetto

“TRAINing GIRLS – Sicure in partenza. Un’attività che ha coinvolto in prima battuta tutte le dipendenti Italo (sia di staff che operative), per poi essere estesa alle donne ospiti delle case rifugio di Telefono Rosa, ragazze protette da anonimato che stanno intraprendendo un percorso di riabilitazione post violenza. Dal 24 settembre l’azienda ha voluto fare di più, mettendo queste sessioni a disposizione della comunità, coinvolgendo le familiari e le amiche dei suoi dipendenti, che hanno così potuto seguire gratuitamente i corsi.

Ikea lancia il prodotto salvavita. Ma in realtà non esiste: «Dobbiamo sensibilizzare le persone»

Ikea, presente in Campidoglio ha avviato una campagna di sensibilizzazione contro al violenza delle donne: si muove all’interno del territorio d’elezione del brand, la casa. E parte da un dato di cronaca significativo: le mura domestiche sono il luogo in cui più si consumano casi di violenza contro le donne (ben il 93% secondo i dati Istat del 2020).  Da qui, lo spunto creativo: un prodotto ideato per risolvere il problema della violenza domestica. Nasce così SÄKERHET, la prima serratura per guardaroba con chiusura dall’interno, compatibile con tutti i modelli IKEA, studiata per resistere ai tentativi di apertura dall’esterno. Ideale per trasformare ogni armadio in un rifugio sicuro.

Ovviamente SÄKERHET nella realtà non esiste, perché un prodotto non può risolvere il problema della violenza domestica. Ma una soluzione concreta e reale è possibile ed è proprio su questa che il brand vuole accendere i riflettori. La campagna, infatti, vuole sensibilizzare sull’esistenza del numero Anti Violenza e Stalking 1522 promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e gestito da Differenza Donna APS ONG, che si occupa di accogliere e sostenere tutte le donne e chiunque subisca o sia a conoscenza di una situazione di violenza di genere o stalking.

“Per noi di IKEA la casa è il posto più importante del mondo - ha spiegato dichiara Cristina Broch, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali IKEA Italia - un luogo in cui sentirsi protetti, sicuri e amati. Purtroppo però, per troppe donne le mura domestiche racchiudono ansia, preoccupazione e violenza. Per questo da tanti anni ci impegniamo con campagne di sensibilizzazione nei nostri negozi per diffondere maggiore consapevolezza sul tema della violenza di genere. Negli ultimi 10 anni abbiamo inoltre contribuito alla realizzazione di oltre 50 progetti dedicati al supporto e all’accoglienza di donne in cerca di un luogo dove riconquistare la propria sicurezza e libertà".

Carrefour, dove c'è violenza non c'è famiglia

La violenza contro le donne, troppo spesso, è domestica. Si annida in casa. Su questo tema è intervenuta Paola Accornero, General Secretary di Carrefour Italia: “Da sempre Carrefour Italia si impegna attraverso campagne di sensibilizzazione e azioni concrete coinvolgendo clienti e collaboratori. Quest’anno abbiamo voluto, attraverso la nostra campagna di comunicazione diffusa su tutti i social network e nei negozi, lanciare il messaggio che  “dove c’è violenza non c’è famiglia”, per sensibilizzare le donne vittime di violenza, che spesso non denunciano i loro partner per “non compromettere l’ambiente familiare”, a chiedere aiuto. Oltre alla sensibilizzazione in store, e la raccolta fondi a favore dell’associazione WeWorld, ci impegneremo a supportare l'inserimento lavorativo di donne che escono da situazioni difficili all'interno dei nostri negozi e a formare i nostri operatori e operatrici di cassa nel riconoscere le condizioni di fragilità ed agire nel modo più efficace per aiutare le vittime a denunciare la violenza”.


Ultimo aggiornamento: Sabato 26 Novembre 2022, 10:24
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