Roma, Calenda al Pd: «Non avete un candidato». Zingaretti: «Devi partecipare alle primarie». La replica: «Non ha senso»

Roma, Calenda al Pd: «Non avete un candidato». Zingaretti: «Devi partecipare alle primarie». La replica: «Non ha senso»

Carlo Calenda ha proposto a Fabrizio Barca di formare un «ticket» e di lavorare «spalla a spalla» per la corsa al Campidoglio. La proposta è stata lanciata dal leader di Azione su Twitter, rispondendo ad alcune domande postegli dall'ex ministro della Coesione territoriale. Barca, ieri sera tardi, ha scritto: «Calenda si auto-candida. Sappiamo quale stampa lo appoggerà. Non sappiamo: Con quale strategia per Roma? Con quali competenze e saperi su Roma? Con quale squadra per Roma? Espresso da o in sintonia con quale movimento, partito, alleanza sociale per Roma? Roma glielo chiederà». «Fabrizio - ha risposto sempre su Twitter Calenda stamani - fino a 2 settimane fa il problema era il No di tutti quelli a cui è stato chiesto (di candidarsi a sindaco ndr). Oggi è il mio Si? Il curriculum lo conosci, il programma si costruirà insieme a chi lavora nelle municipalità, alla coalizione, recuperando quanto fatto al Mise. Per questo dobbiamo partire subito». E poi la proposta: «Anzi ti dirò di più Fabrizio, penso che abbiamo esperienze e conoscenze molto complementari. Come sai ti ho cercato spesso senza successo nei giorni scorsi. Facciamolo in ticket lavorando insieme. Spalla a spalla. Chi può fare deve fare». 

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«Per ora a Roma sono candidato io di Azione, se vado col centrosinistra lo deve decidere il centrosinistra», ha detto Carlo Calenda, a L'Aria che tira su La7 a proposito della sua candidatura come sindaco di Roma. E ha fatto partire la prima bordata: «Se ci fosse stato un candidato solido questo problema non si sarebbe posto, penso che sarebbe più facile per il Pd appoggiare uno dei loro, ma uno dei loro non c'è». Il candidato solido sono io, dice neanche troppo tra le righe Calenda. Gli risponde a stretto giro il segretario del Pd capitolino Andrea Casu: «Calenda divide e sta costruendo la sua candidatura contro tutto quello in cui il Pd crede: l'apertura e la partecipazione popolare per la scelta del candidato o il Governo di cui siamo parte fondamentale». 

Nicola Zingaretti, presidente del Lazio e segretario dem, ha invitato l'ex ministro a partecipare alle primarie del centrosinistra: «In ogni città il centrosinistra si sta organizzando per vincere le elezioni. Anche a Roma c'è una bellissima comunità di centrosinistra che si sta riorganizzando e sta discutendo un manifesto e un percorso per far decidere il candidato sindaco ai romani. Credo che la partecipazione popolare sia un immenso patrimonio per vincere le elezioni - ha aggiunto - Ho sempre detto che questo percorso è aperto a tutti coloro che vogliono partecipare, e quindi anche a lui».

A stretto giro è arrivata la replica di Calenda: «Le primarie? Sono prive di senso in questo momento». Anche per questioni sanitarie: «Il governo decide che non possono esserci più di sei commensali a tavola e poi apri i gazebo a quarantamila persone? Mentre se le primarie si fanno con numeri bassi finisce che prevalgono le truppe cammellate...». Ancora Calenda: «Alle ultime primarie per Roma hanno votato in 40.000. Se le primarie si fanno con numeri bassi diventano solo uno scontro tra truppe cammellate. Ne discuterò con loro, per carità, ma è un discorso un pò privo di senso. Gentiloni e Sassoli che ora vogliono come candidati, furono bocciati dalle primarie in cui sostennero Marino che poi il Pd ha levato. Capite?». 

Alla domanda se manterrà la propria candidatura se il Pd presenterà un proprio candidato, Calenda ha replicato: «io sono in campo fino in fondo per fare un percorso più coesivo possibile. Con l'unità non solo si vince ma si governa. La città si risolleva solo se si è uniti». 

La questione interna che sta appassionando i dem in queste ore è quanto sia abbastanza di centrosinistra Calenda (le analisi del sangue in casa Pd le fanno spesso). Lui risponde con una sfida, elencando tutti i big del partito (anche ex come Renzi) al fianco dei quali ha lavorato. «Ho appena governato 5 anni con Letta, Renzi, Gentiloni - ha detto lui - Non devo dire di me se sono bravo e non ho pessimo carattere, sono passionale, ma per governare Roma serve passione. Se invece la preoccupazione del Pd è se saranno conservati degli assetti della città, allora deve essere chiaro che sarà difficile».

TENSIONE IN CASA PD  Calenda ha pure contestato l'affermazione degli esponenti Dem che lo accusano di aver promosso una scissione nel Pd subito dopo essere stato eletto al Parlamento europeo nelle liste del Pd: «Io sono uscito dal Pd, non dal gruppo Pd del Parlamento europeo Ue, questo per coerenza con il voto. Non ho fatto una scissione, non ho portato via nessuno, sono andato via da solo». Il leader di Azione, che ha criticato il governo sulla gestione della pandemia, ha anche detto che non rinuncerà a dire la sua sull'esecutivo sostenuto dal Pd, critiche comprese: «Che uomo sarei? Ma ad ogni critica corrisponde una proposta dettagliata».

«Non sono un fan delle primarie, non ho mai sostenuto che fossero un carattere essenziale del Pd a differenza di molti miei compagni di partito. Le primarie sono un mezzo e non un fine». Lo scrive Andrea Orlando su Facebook. «Un mezzo però che in momenti difficili ha saputo mobilitare energie, rompere rendite e sclerotizzazioni e consentito a molti cittadini di partecipare ad una scelta grazie alla passione e al sacrificio di tantissimi volontari -spiega il vice segretario del Pd-. Detto questo, trovo assolutamente legittimo che Calenda si candidi a sindaco di Roma e altresì che decida di non partecipare alle primarie del centrosinistra». «Mi pare invece assai discutibile il tentativo di delegittimare lo strumento con argomenti stravaganti, richiamando i limiti ed incidenti di percorso. Ogni anno, purtroppo,la magistratura dopo ogni tornata elettorale apre inchieste su brogli e tentativi di brogli, voto di scambio e irregolarità di ogni genere. Nessuno si è, per fortuna, azzardato a dire che le elezioni non vanno fatte», conclude Orlando.

Il segretario cittadino del Pd Andrea Casu si mette le mani nei capelli e accusa: «Calenda ci divide!». Ma nella nota diramata che sa di cartellino giallo dice molto di più e ricorda che il Pd è vincolato al governo con il M5s, elemento evidentemente imprescindibile: «Quella di Calenda ad oggi, malgrado aperture e disponibilità nostra è una candidatura che lui sta costruendo contro tutto quello in cui il Pd crede: l'apertura e la partecipazione popolare per la scelta del candidato o il Governo di cui siamo parte fondamentale. Purtroppo ancora una volta divide e la destra brinda».

«La candidatura a sindaco di Roma di Carlo Calenda è una buona notizia. Essa si rivolge ai riformisti, quelli di sinistra e quelli di centro. È augurabile che vengano risposte positive dal PD e dalla tradizionale e vasta area che si raccoglieva intorno a Forza Italia», dichiara Fabrizio Cicchitto (Presidente Riformismo e Libertà).

 E infastidisce i dem anche l'endorsement di Lapo Elkan che su Twitter scrive «Carlo Calenda ama Roma e la porta nel suo cuore da sempre. Non c'è migliore candidato per riportare Roma a brillare in Italia e all'estero. Bisogna ripartire dalle periferie dimenticate da troppo tempo. Ripartire dagli ultimi e dalle loro esigenze». 

 

 

Carlo Calenda AMA❤️ ROMA e la porta nel suo ❤️ da SEMPRE. Non c’è MIGLIORE Candidato per Riportare Roma a Brillare in🇮🇹 e all’estero🌏Bisogna ripartire dalle periferie dimenticate da troppo tempo. Ripartire dagli ultimi e dalle loro esigenze. #ForzaCarlo #RomaTornaA✨#19ottobre pic.twitter.com/Dn1oh1x9bu

— Lapo Elkann (@lapoelkann_) October 19, 2020


Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Ottobre 2020, 17:35
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