Bocelli, la stecca del tenore: «Ho violato la quarantena. Io, guarito, non conosco nessuno che sia stato in terapia intensiva»

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di Carlo Fiorini
Era in casa costretto alla quarantena perché malato e cosa ha fatto? È uscito comunque in barba al divieto. Non stiamo parlando del bengalese che viaggiava sui bus nonostante fosse infetto perché, come ha spiegato, non poteva stare senza lavorare. Si tratta invece di Andrea Bocelli, il cui acuto stavolta è stato una stecca sconcertante.
Il tenore di fama mondiale ieri ha partecipato a un convegno di negazionisti odiatori seriali di mascherine e disinfettanti che si è tenuto al Senato. Ad organizzarlo Sgarbi e Siri, in sala ad ascoltare il tenore, c'era anche Salvini, naturalmente senza mascherina nonostante gli inviti dei commessi del Senato.
Bocelli ha rivendicato: «Mi sono sentito umiliato e offeso come cittadino quando mi è stato vietato di uscire di casa. Devo anche confessare, e lo faccio qui pubblicamente, di aver in certi casi disobbedito volontariamente a questo divieto, perché non mi sembrava giusto né salutare».
Un pessimo esempio il suo, inaspettato proprio perché viene da colui che ha incantato milioni di persone quando a Pasqua, in pieno lockdown, è stato chiamato dal sindaco Sala a cantare nel Duomo deserto, per dare coraggio al mondo in trincea contro il virus. Bocelli, ha poi ripercorso la sua personale esperienza di contagiato Covid-19: nulla di grave, vedete, è lì guarito e sano pronto per la stonatura finale: «Non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?». Una frase che è uno schiaffo agli oltre 35.000 italiani morti di Covid e a medici e infermieri delle terapie intensive che avrebbero ragione, loro sì, di cantargliele al signor Bocelli. Come ha fatto Fedez che ha postato: «Gli presento io un amico trapiantato di polmoni causa Covid».
Ultimo aggiornamento: Martedì 28 Luglio 2020, 09:19
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