Bimbo ucciso a Cardito, nel mirino la scuola: «Le maestre sapevano». I racconti choc della sorellina Noemi

La tragica morte a Cardito del piccolo Giuseppe, 7 anni, e il ferimento della sorellina Noemi hanno sconvolto l'Italia nei mesi scorsi: per l'accaduto sono attualmente in carcere sia il patrigno, Tony Sessoubti Badre, sia la mamma, la 31enne Valentina Casa (dietro le sbarre dallo scorso 11 aprile). Ma oltre alla responsabilità di madre e patrigno, le indagini della Procura di Napoli Nord si sono spostare sulla scuola frequentata dalle vittime, l'istituto comprensivo Quasimodo di Crispano, provincia di Napoli.

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Dall'ordinanza di arresto di mamma Valentina emergono infatti, tra le pieghe di quanto scrive il Gip Antonella Terzi, accuse all'istituto che non avrebbe mai segnalato alle autorità le violenze subite dai bimbi, che spesso arrivavano a scuola con escoriazioni e persino il volto tumefatto: sotto accusa anche le maestre che avrebbero saputo ma non denunciato. Dalla Procura non filtrano indiscrezioni su eventuali iscrizioni nel registro degli indagati del personale scolastico, circostanza che però non si esclude nelle prossime ore.



Come scrive il quotidiano Il Mattino, nell'istituto c'è stata nei giorni scorsi la visita degli ispettori del Miur, su diretto mandato del ministro Marco Bussetti: un'ispezione di carattere amministrativo, con gli ispettori che hanno acceso i riflettori su due aspetti sui quali la scuola è stata carente, secondo quanto accertato dalle indagini del pm Paola Izzo. Il primo riguarda la mancata segnalazione del caso dei due bimbi da parte del dirigente scolastico, Rosa Esca, ai servizi sociali e alle autorità: il secondo, la tardiva segnalazione delle maestre di Noemi alla stessa dirigente, avvenuta solo il 18 gennaio (la tragedia è avvenuta il 27).



I due bambini si erano presentati spesso a scuola con lividi sul volto ed ecchimosi: Noemi stessa un giorno era andata in classe con un pezzetto di orecchio mancante perché il patrigno lo aveva chiuso in una porta. Due maestre della bambina, Francesca Cennamo e Emanuela Coscione intercettate sui telefonini, erano a conoscenza della situazione già da novembre, dopo che i due fratellini erano stati trasferiti in quella scuola da un'altro istituto di Cardito. 
«Che le due sapessero e avessero ben compreso i rischi che correva Giuseppe, è accertato dalle telefonate intercorse tra loro e con alcuni familiari nelle ore immediatamente successive alla morte del bambino», scrive il gip nell'ordinanza. Nelle telefonate Emanuela raccontava al fratello Mario (definendo il fatto «una morte annunciata») che il povero Giuseppe era spesso picchiato dal papà: «Lo picchiava a sangue - raccontava - io lo avevo segnalato alla preside perché veniva tumefatto a scuola».



Ma ciò che sconvolge di più, scrive Il Mattino, è il racconto di Noemi dall'ospedale: «È stato papà Tony, gli ha dato la mazza della scopa dietro la schiena - diceva - ha picchiato Giuseppe tanto tanto, l'ha preso in braccio e poi l'ha tirato contro il muro. E quando era a terra gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi ha preso me, mi ha portato nel bagno, mi ha messo la testa sotto il rubinetto. A volte ci metteva con la testa nel cesso (testuale) e a Giuseppe che si sporcava le mutandine glie metteva in bocca». «Guardavo Giuseppe, gli usciva tanto sangue, e io pensavo che moriva. Non respirava più». Le parole del gip Antonella Terzi sono strazianti: «Poveri piccoli, martirizzati tra le mura domestiche e abbandonati alla loro sorte da chi ha dovuto, per ruolo istituzionale, vigilare su di loro».
Venerdì 19 Aprile 2019, 17:02
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