Bibbiano, lo psicoterapeuta Claudio Foti a Quarto Grado: «Elettroshock ai bambini? Bufale, non lo uso»

Bibbiano, lo psicoterapeuta Claudio Foti a Quarto Grado: «Elettroshock ai bambini? Bufale, non lo uso»

«Mi sono svegliato in un mondo mediatico che non immaginavo. Per certi versi da questo risveglio non mi sono ripreso perché il sogno, anzi l'incubo continua». Così a Quarto Grado, in onda stasera su Rete 4, parla Claudio Foti, lo psicoterapeuta indagato della Onlus Hansel e Gretel coinvolta nel caso Bibbiano«Io non pensavo a questo tipo di deformazione - dice nell'anticipazione dell'intervista pubblicata da TgCom24 - a questa escalation di bufale ai miei danni, "Foti non ha la laurea", "Foti fa l'elettroshock ai bambini"».  



​«Non è così?», gli domandano. «Assolutamente questa deformazione mediatica si riferiva a uno strumento che io peraltro non uso, non conosco. "Foti usa i pazienti come cavia", ma scherziamo», risponde lo psicoterapeuta. «Un bambino che chiede, supplica, piange quasi fino all'agonia, all'apnea di ritornare a casa sua, perché non viene ascoltato in questa sua richiesta?», domanda ancora la giornalista di Quarto Grado. «Io penso che sia importante metodoligicamente intervenire quando si conosce un caso, non si possono fare delle generalizzazioni. Se ho ascoltato i bambini? - conclude - Ho fatto il possibile per farlo, ho fatto del mio meglio per farlo».

OBBLIGO DIMORA AL SINDACO DI BIBBIANO, MA IN ALTRO COMUNE
Dopo quasi tre mesi si attenua la situazione cautelare del sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti. Dagli arresti domiciliari passa all'obbligo di dimora ma nel Comune di Albinea, dove risiede, sempre in provincia di Reggio Emilia. Ma il tribunale della Libertà, pur accogliendo in parte il ricorso della difesa, sottolinea come non sia venuto meno ancora adesso il pericolo di reiterazione dei reati di cui è accusato: abuso di ufficio e falso, nell'ambito dell'inchiesta 'Angeli e Demoni' sugli affidi dei minori nell'Unione della Val d'Enza. Dagli atti di indagine, secondo i giudici, emerge infatti da parte di Carletti «la volontà di proseguire la sua carica di sindaco di Bibbiano con un metodo di azione volto alla mera realizzazione di fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante».

In particolare avrebbe dimostrato «con estrema sicurezza» di voler continuare «nella politica sociale che lo vedeva paladino dei diritti dei minori abusati, tuttavia incurante delle modalità con cui tale nobile scopo era attuato, anche a costo di eludere la normativa in materia e di finalizzare l'impiego di denaro pubblico al suo progetto». Secondo l'impostazione accusatoria il sindaco avrebbe avuto infatti «un ruolo decisivo», in quanto ha permesso, nella sua veste pubblica, prima la destinazione senza gara alla struttura 'La Cura' di un immobile pubblico a Bibbiano, poi l'affidamento a psicoterapeuti come Claudio Foti e Nadia Bolognini, entrambi indagati, della terapia dei minori affidati alla Val d'Enza. Questo, per la procura, per la sua adesione ideologica al 'Metodo Foti', determinata da motivazioni politiche: la predisposizione di un centro di eccellenza con esperti del settore, come gli psicoterapeuti della onlus Hansel e Gretel, avrebbe dato lustro alla sua figura.

Un ritorno di immagine, in sostanza. I giudici della Libertà evidenziano come l'atteggiamento del sindaco sia rimasto immutato «non avendo determinato il tempo di tre mesi decorso in regime cautelare alcuna modifica nel suo atteggiamento» come risulta dall'interrogatorio del 12 agosto. E se è vero che non ci sono state azioni concrete per inquinare le prove, è altrettanto vero che dopo tre mesi non possono essere considerati scalfiti, per il Riesame, rapporti di amicizia e colleganza politica nel territorio. Ci potrebbe dunque essere il rischio di una sua possibile influenza su persone a lui vicine nell'ambito politico amministrativo. «In questi due giorni - commenta il professor Vittorio Manes, uno dei difensori - il tribunale della Libertà ha riportato gli addebiti mossi a Carletti a una dimensione diversa e molto più contenuta rispetto a quella che gli effetti distorsivi della fortissima campagna mediatica avevano determinato. Ne escono ridimensionati anche i termini di gravità indiziaria e di necessità cautelare di questa vicenda». È di ieri infatti un'altra pronuncia del tribunale bolognese, che aveva rigettato un appello della Procura di Reggio Emilia su un'imputazione per cui la misura cautelare era già stata negata.
Venerdì 20 Settembre 2019, 19:06
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