Batterio killer in ospedale a Verona: 4 neonati morti. «Tracce anche sui biberon». Zaia: «Ora giustizia per le famiglie»

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Continua la protesta davanti all'Ospedale della Donna e del Bambino di Verona la protesta iniziata ieri di Francesca Frezza, la mamma di una delle bambine morte a causa del citrobacter lo scorso anno. Era stata la prima a denunciare i casi d'infezione nel più importante punto nascite del Veneto, dove avvengono più di 3000 parti all'anno, e che è stato riaperto ieri dopo due mesi e mezzo di chiusura per debellare il batterio-killer. «Mi chiedo perché si sono attesi due anni per chiudere - ha ribadito Frezza -, si sarebbero evitate morti e oggi mia figlia sarebbe qui con me».

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Zaia: infezione si è trascinata per mesi. Ora giustizia per le famiglie

Deciso l'intervento del governatore del Veneto, Luca Zaia,  «Le famiglie hanno diritto ad avere giustizia. Per questo ho inviato la relazione ispettiva fosse inviata alla Procura della Repubblica, alla quale chiedo che faccia presto». E ancora: «La relazione della Commissione ispettiva di cui hanno fatto parte il fior fiore dei professionisti italiani è chiara e lapidaria, mancano solo le controdeduzioni dell'Azienda Ospedaliera, di Verona, incontrerò tra oggi e domani il dg Francesco Cobello per chiedergli che prenda i provvedimenti necessari». 
 
 

«Siamo davanti a un'infezione ospedaliera con uno dei batteri più terribili. Può accadere che negli ospedali ci siano infezioni temporanee, circoscritte, che si vanno a spegnere, ma questa è una storia che si è trascinata per mesi se non per anni», ha aggiunto Zaia. «Ho chiesto al direttore dell'Azienda ospedaliera di valutare tutte le misure possibili e necessarie in via di autotutela, anche verso gli attori della vicenda». Lo ha annunciato il presidente del Veneto Luca Zaia, a proposito dell'infezione da Citrobacter alla neonatologia di Verona Sul personale, ha precisato Zaia, «ogni decisione va decisa dall'Azienda, non sono dipendenti diretti della Regione. Noi abbiamo chiesto che si intervenga».
 

 «Non spetta a noi giudicare, la Procura faccia prima che può. Penso che la relazione sia assolutamente chiara e lapidaria», ha affermato il presidente del Veneto Luca Zaia, a proposito del documento degli esperti sull'infezione da Citrobacter a Verona. «Attendiamo la controdeduzione dell'Azienda ospedaliera - ha aggiunto Zaia - perché siamo in uno stato di diritto. Dopodiché assumeremo tutte le decisioni che ci competono e che saranno necessarie».
 

La relazione della Commissione ispettiva

Secondo le conclusioni della Commissione ispettiva nominata dalla Regione Veneto per fare luce sulle cause che all'ospedale della donna e del bambino, tra il 2018 e il 2020 hanno portato alla morte di 4 neonati e all'infezione di altri 96 - di cui 9 con lesioni cerebrali permanenti - non ci sono dubbi: «Il batterio si trovava sui rompigetto di alcuni rubinetti della Terapia intensiva neonatale e Terapia intensiva pediatrica, oltre che sulle superfici interne ed esterne dei biberon utilizzati da due neonati».

Ma a questo si aggiunge, secondo la relazione degli esperti con a capo il prof. Vincenzo Baldo dell'Università di Padova, la pulizia delle «mani del personale di assistenza». Infatti, come riporta l'Arena di Verona, la relazione sottolinea che «nella Terapia intensiva pediatrica il volume di prodotti di soluzione alcolica per l'igiene è stato nel 2018 al di sotto degli standard minimi fissati dall'Oms (20 litri per 1000 giornate di degenza) e nel 2019 poco sopra di questo livello».

E sempre secondo la Commissione «i valori indicati dall'Oms vanno considerati in ambito generale dentro un ospedale, ma non possono essere sufficienti per una Terapia intensiva pediatrica, data la tipologia di pazienti gestiti» e «i neonati patologici devono infatti essere trattati con una quantità di gel idroalcolico che prevede consumi tra i 42 e i 79 litri ogni 1000 giornate di degenza». E quindi, secondo le conclusioni della Commissione ispettiva, i valori di gel disinfettante nel reparto di Verona sono da 2 a 4 volte inferiori agli standard minimi.

Prima nascita dopo la riapertura

Prima nascita all'Ospedale della Donna e del Bambino di Verona, dopo la riapertura del punto nascita, chiuso lo scorso 12 giugno dall'Azienda Ospedaliera a causa delle infezioni da Citrobacter che hanno causato la morte di 4 neonati. A mezzanotte è nata una bambina, figlia di una signora originaria di Palermo e residente a Verona, al terzo parto.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 2 Settembre 2020, 15:47
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