Bassetti: «A marzo contati morti di Covid anche chi ha avuto un infarto con tampone positivo». Ma i dati dicono altro
di Simone Pierini

Bassetti: «A marzo contati morti di Covid anche chi ha avuto un infarto con tampone positivo». Ma i dati dicono altro

Fanno nuovamente discutere le dichiarazioni di Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino. Ospite a «L’Aria che Tira» su La7 ha dichiarato che a inizio emergenza l’Italia avrebbe sbagliato a contare i decessi considerando morti per Covid anche persone decedute per un infarto ma con un tampone positivo

 

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«Abbiamo sbagliato perché abbiamo contato i decessi in maniera diversa rispetto a tutto il resto d’Europa. Vogliamo continuare nell’errore? - ha detto Bassetti - Da quando abbiamo cambiato la metodologia di conteggio dei decessi noi stiamo drammaticamente decrescendo come letalità ma abbiamo un peccato originale che riguarda marzo-aprile, dove chiunque arrivasse in ospedale con un tampone positivo, anche che aveva un infarto, veniva qualificato come morto per Covid».

 

Affermazioni che tuttavia non trovano alcun riscontro, anzi, vengono totalmente smentite dalle analisi delle cartelle cliniche delle persone decedute effettuate dall’Istituto superiore di sanità, di cui vi abbiamo riportato i dati solamente qualche giorno fa.

 

La certezza - infatti - è che sono morte di Covid almeno il 90,9% delle persone poi decedute, perché  sono entrate in ospedale soffrendo di sintomi riconducibili al Sars-Cov2: polmonite, insufficienza respiratoria, febbre, dispnea, tosse. Che, uniti a precedenti malattie, hanno contribuito ad abbattere un sistema immunitario più vulnerabile. Solo il 9,1% invece ha varcato gli ingressi delle strutture sanitarie per diagnosi diverse dall’infezione. La complicanza che ha portato al decesso per il 94% dei casi è l’insufficienza respiratoria, seguita da un danno renale acuta per il 23,3%, la sovrainfezione per il 19,2% e danno miocardico acuto per l’11%.

 

Sull’analisi di poco più di cinquemila cartelle cliniche dei deceduti il numero medio di patologie pregresse emerso è di 3,5. Complessivamente, 173 pazienti (3,4% del campione) non presentavano alcuna malattia, 662 (13,1%) presentavano una patologia, 962 (19,1%) ne presentavano due e 3250 (64.4%) presentavano tre o più patologie. La malattia più diffusa rilevata è l’ipertensione arteriosa, di cui soffrivano 3317 persone, seguita da cardiopatia ischemica e diabete (oltre 1400) e da fibrillazione atriale e demenza (sopra i mille). Sono invece 868 le persone che erano malate di cancro.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Novembre 2020, 19:04
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