Due bambini di dieci anni trovano un portafogli pieno di soldi in strada e lo consegnano alla Polizia locale

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di Ciro SANARICA

Spesso le pagine di cronaca sono intrise di notizie tristi che riguardano il mondo minorile. Ha sconvolto ad esempio quella relativa al giro di prostituzione scoperto dalla Squadra Mobile di Bari nei giorni scorsi. Gli specialisti (sociologi, psicologi, ecc.) non esitano a puntare il dito verso i genitori, verso l’educazione impartita dagli stessi ai propri figli e, tante volte, ad essere coinvolti sono i ragazzi appartenenti alle cosiddette “famiglie buone”. Possibile che il mondo adolescenziale non riservi speranze per un futuro migliore? Possibile che qualsiasi genitore sia incapace di insegnare i più elementari valori alla propria prole? La risposta arriva da Martina Franca ed è negativa. Dalle Valle d’Itria arriva l’episodio che è capace di porsi in contraltare a quella che pare un’anormale normalità. A soli dieci anni, una coppia di amici, compagni di scuola, rinviene un portafoglio per le vie del centro ed il loro sentimento non è quello di appropriarsi dell’oggetto, né soprattutto, del prezioso contenuto. Si recano nelle proprie dimore e chiedono ai genitori di essere accompagnati presso il comando di Polizia Locale per consegnare quanto ritrovato in mani sicure.

L'esempio

A dieci anni si può offrire un insegnamento, si può essere da esempio. Qualcuno parlerà di gesto dettato dall’età, dall’innocenza che ancora prende il sopravvento sulla malizia. Probabilmente non è così, perché l’onestà è nel dna. Non è così perché molto probabilmente quel dna è stato trasmesso da genitori che a loro volta avrebbero potuto trarre profitto dalla situazione, ma, al caro prezzo di donare un pessimo esempio ai ragazzi. Ora ci aspetta che il legittimo proprietario torni in possesso del bene e che non esiti a ricompensare i protagonisti. In realtà ciò avverrebbe per legge, come spiega l’avvocato Lorenzo Scarano.

«L’articolo 930 del codice civile (“premio dovuto al ritrovatore”) – afferma il professionista mottolese – stabilisce che, su richiesta del ritrovatore, unico che può decidere di rinunciarvi, il proprietario del danaro, in questo caso, o di un qualsiasi oggetto di valore smarrito, ha il dovere di corrispondere una ricompensa al ritrovatore. Essa è pari ad un decimo della somma ritrovata, nel caso in cui sia pari o inferiore a 5,16 euro (le vecchie 10mila lire ndr); ovvero ad un ventesimo qualora superi questa cifra».

Ma talora, un gesto, non ha prezzo…


Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Maggio 2024, 22:42
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