Antonio De Marco, da ragazzo invisibile a boia: «Li ho massacrati perché li invidiavo»
di Valeria Arnaldi

Antonio De Marco, da ragazzo invisibile a boia: «Li ho massacrati perché li invidiavo»

«Schivo, timido e introverso», lo descrivono i vicini. Un ragazzo come tanti, come appare dalle foto, di quelli che sanno rendersi invisibili e sembrano rassicuranti. Uno che non fa paura - e non mette in allarme - neppure quando sui suoi social riporta che la vendetta «è un piatto da servire freddo... è vero che la vendetta non risolve il problema, ma per pochi istanti ti senti soddisfatto», come ha fatto il 3 luglio scorso su Facebook.
Antonio De Marco, 21 anni, studente di Scienze infermieristiche fermato lunedì sera a Lecce, ha confessato: è l'assassino di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. «Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppo felici e per questo mi è montata la rabbia» ha dichiarato. E per questo avrebbe deciso di «punirli».

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IL PIANO. In merito all'omicidio, nel provvedimento di fermo si legge che «l'azione è stata realizzata con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di pietà verso il prossimo». L'assassino ha mostrato un'indole «particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario». Tutto è stato attentamente premeditato, con tanto di fasi del piano appuntate su cinque foglietti. E pure la mappa del percorso «da seguire per evitare le telecamere». Sul luogo del delitto, è stato rinvenuto un «cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna». Il giovane aveva una copia delle chiavi di casa delle vittime: aveva vissuto quasi un anno in affitto in una delle stanze e per due mesi, anche quando c'era Eleonora Manta, ma i rapporti tra la ragazza e il ventunenne non erano facili. Poi De Santis aveva deciso di non rinnovare quell'affitto, tenendo casa per sé e la compagna. Ora si indaga sulla vendetta come possibile movente. Si esclude la pista passionale.

LE TORTURE. L'intento era uccidere. Non subito, però. Dalle indagini è emerso che l'omicidio sarebbe dovuto essere l'ultima fase di un piano che prevedeva una serie di torture. Anche queste appuntate sui foglietti. Sul posto sono state rinvenute fascette in plastica da elettricista probabilmente per legare i fidanzati. E, nel programma di quella morte spettacolarizzata, l'assassino avrebbe dovuto lasciare una scritta sul muro.

LA DINAMICA. Il 21 settembre, stando alle ricostruzioni, il giovane sarebbe entrato in casa con le chiavi, avrebbe colpito De Santis, mentre era in cucina, usando un coltello da caccia acquistato per il folle piano. Poi Eleonora Manta. Oltre 60 le coltellate date ai due. «Nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate dalle vittime - sottolineano gli investigatori - l'indagato proseguiva nell'azione meticolosamente programmata inseguendole per casa, raggiungendole all'esterno senza mai fermarsi».

IL FERMO. Dopo l'omicidio, De Marco ha ripreso la sua vita normalmente. Il giorno del funerale delle sue vittime è perfino andato a una festa. Al momento del fermo, avvenuto all'ospedale Vito Fazzi dove faceva il tirocinio, ha domandato: «Da quanto mi stavate pedinando?». E, dicono i colleghi universitari, si è messo a ridere.

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Settembre 2020, 12:14
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