Andrea Vianello: «Ho avuto un ictus, quando mi sono svegliato non riuscivo più a parlare»

Andrea Vianello: «Ho avuto un ictus, quando mi sono svegliato non riuscivo più a parlare»

​Quando l’anno scorso la sua trasmissione calcistica Rabona, su Raitre, fu sospesa, in molti appassionati non capirono il motivo: «Ho subìto un infortunio», disse Andrea Vianello, conduttore, nipote del cantante Edoardo e cugino del compianto Raimondo. Già a Mi manda Raitre dal 2004 al 2010 e ad Agorà dal 2010 al 2013, Vianello era uno dei volti di punta dell'informazione di Raitre: dopo l'addio ad Agorà, diventò editorialista del Tg2.

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Oggi la rivelazione choc: quello stop a Rabona era avvenuto per via di un gravissimo problema di salute. Precisamente un ictus. A raccontarlo lui stesso, in un tweet sul suo profilo ufficiale:
«Il 2 febbraio dello scorso anno ho avuto un ictus, ho subito un'operazione d'urgenza, e quando mi sono risvegliato non riuscivo più a parlare. Proprio io, che sapevo solo parlare: non potevo dire nemmeno i nomi dei miei figli. Questo libro è stata la mia terapia e la mia speranza», scrive Andrea, postando una foto di Ogni parola che sapevo, il suo nuovo libro in uscita.
NON E' PIU' APPARSO IN TV Nel suoi libro, in uscita il 21 gennaio per Mondadori, racconta per la prima volta la drammatica vicenda. Da allora Vianello, ex direttore di Rai3 e già conduttore di diverse trasmissioni del servizio pubblico, non è più comparso in tv ma ha continuato a commentare l'attualità dai social network. «La vicenda che Andrea Vianello si è deciso a raccontare - si legge nelle note di copertina - è la storia di un ictus, del suo ictus. Nel caso specifico si è trattato di un'ischemia cerebrale che ha colpito il lato sinistro del cervello, causata da una dissecazione della carotide. Una brillante operazione d'urgenza, nonostante una gravissima complicazione sul tavolo operatorio, è riuscita a tenerlo nel mondo dei vivi, ma nulla ha potuto rispetto al danno che si era già propagato: di colpo le sue parole erano perdute. O meglio: nella sua testa si stagliavano chiare e nette come sempre, ma all'atto pratico uscivano in una confusione totale, fonemi a caso, ingarbugliate e incomprensibili».

«Una prospettiva terribile per chiunque, ma ancora di più per lui, che delle parole ha fatto un'identità e un mestiere, quello di giornalista televisivo. 'Ogni parola che sapevo' è un viaggio in un inferno molto diffuso, l'ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno. Questo libro racconta e dimostra che le parole che Vianello sapeva sono state in qualche modo tutte recuperate. Ma l'aspetto interessante, che fa della sua testimonianza una storia da leggere, è che a quelle che già sapeva Vianello ne ha aggiunte di nuove».

«Le parole che raccontano il calvario personale di chi scopre la sua vulnerabilità fisica, quelle che descrivono la brutta sensazione di ritrovarsi esposto in poche ore dai riflettori di un studio tv ai meandri inestricabili della sanità pubblica. Quelle che bisogna trovare per continuare a combattere ogni giorno, tutti i giorni, contro gli strascichi dell'evento subito, anche quando è stato superato. Ma pure quelle degli affetti, a volte sopite o date per scontate, e che invece possono riempire un intero vocabolario. Un libro a volte ironico, ma sempre pieno di speranza, che racconta il quotidiano ma inevitabile coraggio di chi si trova d'improvviso ad affrontare una lunga e spesso solitaria traversata del deserto. E che nonostante tutto riesce, forse, a recuperare la sua parte migliore». 
 
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Gennaio 2020, 09:42
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