Alessandra Vella, insulti e minacce di morte al gip che ha liberato Carola Rackete: «Putt*** ti piacciono i negri»

di Simone Pierini
Minacce di morte, insulti sessisti, rabbia. È iniziata la gogna social che vede come obiettivo primario Alessandra Vella, il gip che ha rimesso in libertà Carola Rackete. «Il gip rosso si chiama Alessandra Vella, ricordiamoci questo nome». Non sono passate nemmeno ventiquattro ore dalla decisione del giudice per le indagini preliminari di non procedere all'arresto della capitana della Sea Watch 3 e il web si è scagliato contro di lei. Perché Vella sarebbe - nei pensieri e nei commenti dei tanti che hanno deciso di contestarla su Facebook e Twitter - non solo responsabile di aver «liberato una criminale pericolosa», ma anche «amica degli scafisti» e «complice di assassini che fanno i soldi sugli immigrati». E, in quanto donna, anche una «probabile putt...» cui «non dispiacciono i negr...».

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Sono senza freni gli utenti Twitter, che senza preoccuparsi di eventuali sanzioni offendono e addirittura minacciano apertamente la gip. Ché se per qualcuno sarebbe «la prima in lista da visitare da mattina a sera da centinaia di NONNI..senza parlare..ma guardando la tua faccia di m..iele per ore ed ore senza smettere!!!», per altri «il problema è che il gip Alessandra Vella da oggi può emigrare anche lei. Se la metto sotto con la macchina mentre corro a salvare vite umane... potrà capitare, no?».

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Del resto, scrivono, «colpirne uno per educarne cento dicevano i suoi compagni. Lo faremo anche noi». «Ma facciamolo il nome di questo Gip - ripetono -, non si sa mai che ci capita davanti con la macchina o la aspettiamo sotto casa». E ancora: «Putt... comunista, ti verremo a cercare, e perderai il sorriso per sempre». «Tenete a mente questo nome: #AlessandraVella. Forse - ipotizzano - sarà lei la nuova eroina delle sinistre. Forse strapperà la scena alla comandante. Forse le staranno fischiando le orecchie...».
 


SALVINI: «È SENTENZA POLITICA, GIP TOGLITI LA TOGA E CANDIDATI CON LA SINISTRA»
«Nessuno mi toglie dalla testa che quella di Agrigento è una sentenza politica». Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato sulla decisione del Gip di non convalidare l'arresto della comandante della Sea Watch Carola Rackete. «Togliti la toga e candidati con la sinistra» ha aggiunto il titolare del Viminale rivolgendosi al giudice in diretta Facebook e poi ha aggiunto: «io non mollo, anche perché ci sono tanti giudici che vogliono applicare la legge e non ribaltarla. Io conto su di voi».

Una sentenza politica, ha ribadito il ministro, «profondamente sbagliata che non fa bene all'Italia e rischia di essere un pessimo precedente per tutti quelli che pensano che le leggi italiane possano essere violate senza pagarne conseguenze». Il ministro si è poi rivolto direttamente alla «nuova eroina della sinistra», la capitana Carola: «ma vattene in Germania - ha detto - ma tornatene al tuo paese a far danni e a mettere a rischio la vita di chi rischia la vita per il paese». La comandante «può andare a fare shopping a Roma e a Milano - ha aggiunto - può andare a prendere il sole a Capri o Lampedusa, a prendere un gelato, a comprare le scarpette o un'atlante per capire quale sarà il prossimo porto, e tutto perché c'è un giudice che glielo ha permesso».

«Pensate - ha poi detto ancora il titolare del Viminale - a una nave italiana con equipaggio italiano che avesse forzato le leggi tedesche, entrando di forza in un porto tedesco e mettendo a rischio la vita dei militari tedeschi. Avrebbe trovato un giudice che liberava il comandante?». E Salvini ha anche criticato la parte dell'ordinanza del Gip in cui si afferma che la motovedetta della Gdf non è una nave da guerra. «È un pedalò, una canoa». «Vorrei che questo giudice parlasse con le mamme e i papà dei finanzieri che hanno rischiato di morire - ha concluso - per capire se prova vergogna o no. È facile fare le sentenze sulla pelle degli italiani».



 
 

Mercoledì 3 Luglio 2019, 14:47
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