Travolto e ucciso sulla pista ciclabile: il pirata positivo alla cocaina. I familiari: «Pensavamo ne fosse uscito»

Travolto e ucciso sulla pista ciclabile: il pirata positivo alla cocaina. I familiari: «Pensavamo ne fosse uscito»

Un dramma che colpisce anche i parenti di Alberto Crozzolin, arrestato per omicidio stradale

Un dramma che colpisce tutti, quello della morte di Dembele Koule, il giovane di origini maliane travolto e ucciso sulla pista ciclabile dall'auto guidata da Alberto Crozzolin, domenica pomeriggio a Mestre. Il 36enne, dopo l'incidente, non si è fermato a prestare soccorso e avrebbe anche tentato la fuga, risultando poi positivo alla cocaina.

 

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Il dramma colpisce parenti e amici della vittima, intere comunità e anche la famiglia del pirata della strada. «Per noi è stata una doccia fredda, anzi gelida. Siamo sconvolti. Chi vorrebbe che il proprio figlio fosse coinvolto in una cosa così terribile?» - raccontano i parenti di Alberto Crozzolin - «Aveva avuto problemi di droga, era stato in tre comunità, ma sembrava esserne uscito. Aveva trovato anche lavoro in fabbrica e, anche se nell'ultima settimana era un po' più chiuso del solito, non potevamo immaginare...». 

 

La famiglia del 36enne vive a Roncade (Treviso) e sono ancora tutti sotto choc, come racconta Maria Elena Pattaro per Il Gazzettino. «Poco prima di mezzogiorno è andato via in macchina, senza dirci dove fosse diretto. Poi non lo abbiamo più sentito e nessuno ci ha avvisato di ciò che era successo a Mestre, lo abbiamo saputo dai giornali» - spiegano la madre Ornella e la sorella Alessia - «Non era tornato a casa, ma non avevamo dato peso alla cosa: spesso si fermava a dormire dagli zii per poi andare a lavorare in fabbrica». Alberto Crozzolin, invece, era già in carcere, con l'accusa di omicidio stradale. La sindaca del paese, Pieranna Zottarelli, ha spiegato: «È un fatto gravissimo. Non conosco personalmente il 36enne, ma posso dire che in questo momento la cosa più importante è che sia messo in condizioni di non nuocere a nessuno».

 

«Alberto non è un delinquente. Non sappiamo nulla, attendiamo notizie dalle forze dell'ordine», ripete la famiglia del 36enne, convinta che i problemi di droga fossero un capitolo chiuso. Invece, i test effettuati dopo l'incidente hanno evidenziato la positività. Da quasi cinque anni, Alberto lavorava in un'azienda di Biancade, che produce arredamento. Anche qui, la notizia del suo arresto ha lasciato tutti sconvolti. Il titolare dell'azienda ha spiegato: «Suo padre mi ha avvisato che non sarebbe venuto al lavoro, ma non sapevo nulla. Facciamo periodicamente visite mediche ed era sempre risultato idoneo al lavoro, sono sconvolto». Così come gli ex compagni di squadra, con cui Alberto ha condiviso battaglie sui campi di calcio di Prima, Seconda e Terza categoria, fino alla fine della stagione 2015-16.


Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Giugno 2022, 12:43
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