8 marzo, da Italo e Telefono Rosa il corso anti aggressioni per le donne. L'istruttrice e la capotreno: «Bisogna proteggersi»

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di Lorena Loiacono

La sicurezza delle donne corre sui binari della prevenzione, oggi come durante tutto l'anno. Parte questa mattina infatti, a Roma, il corso di autodifesa al femminile, voluto da Italo per le donne che lavorano in azienda, in occasione dell’8 marzo, la Giornata internazionale delle donne, e andrà avanti fino al 25 novembre, per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Due date simboliche per avviare un percorso di formazione che in molti casi può salvare la vita: Italo ha coinvolto nel progetto anche Telefono Rosa per mettere i corsi a disposizione delle donne ospitate nelle case rifugio.

 

ITALO E LA PARITA' DI GENERE: IN AZIENDA UN LAVORATORE SU DUE E' DONNA

“Offriamo uno strumento concreto a tutte le nostre dipendenti - spiega Gianbattista La Rocca, amministratore delegato di Italo - grazie a questa nuova collaborazione con Telefono Rosa, anche a tante altre donne che potranno ottenere aiuto da questa iniziativa. Formazione e sensibilizzazione siano fondamentali nella lotta contro la violenza di genere”.

Italo mette a disposizione i corsi a tutte le sue donne, come personale viaggiante, di stazione e di staff, per contrastare possibili episodi di violenza, che si verificano purtroppo in diverse situazioni della vita lavorativa e privata. L’azienda, che fa della parità di genere uno dei suoi pilastri, vanta una notevole rappresentanza femminile: su più di 1500 dipendenti circa la metà è donna con un’equa distribuzione fra le posizioni operative, a bordo treno ed in stazione, e quelle di staff. Inoltre, in questi ultimi anni sono cresciuti notevolmente i ruoli tecnici ricoperti da donne, come quello del Macchinista, dell’Operatore di Impianto o dell’Istruttore, figure fino a pochi anni fa esclusivo appannaggio maschile.

 

DONNE PRONTE A DIFENDERSI

I corsi di autodifesa praticati nel progetto sono ideati dal format Sicurezza Donna ideato da Daniele Rossi, direttore tecnico Securdan krav maga Academy: hanno cadenza settimanale e contano su un parte teorica e una pratica. Tra le istruttrici di autodifesa c'è Chantal Di Porto, 44 anni esperta di krav maga: “la prevenzione è fondamentale: dobbiamo restare vigili, sempre. Camminare con lo sguardo basso, fisso sul cellulare, ad esempio non ci permette di guardarci attorno. L'obiettivo è evitare lo scontro, ma poi se veniamo aggredite dobbiamo saperci difendere”. Il progetto è rivolto alle donne impegnate a bordo dei treni Italo: “L'aggressione su un treno è particolare – spiega Dora Eva Domby Magos, 38 anni, capotreno – siamo in un ambiente circoscritto. Siamo in divisa, rappresentiamo l'azienda, dobbiamo evitare qualsiasi conflitto per la sicurezza di tutti. Serve calma e sangue freddo”.

 

TELEFONO ROSA, DA 30 ANNI AL FIANCO DELLE VITTIME DI VIOLENZA

Il corso è aperto anche alle donne di Telefono Rosa: “Tutte le volontarie del Telefono Rosa ringraziano Italo per la bellissima iniziativa. Difendersi non significa rispondere alla violenza con la violenza, ma avere degli strumenti per proteggersi. Per le donne, soprattutto coloro che sono all’interno di una casa rifugio, è davvero importante. Anche l’autodifesa fa parte di un percorso lento e difficile per riprendersi in mano la propria vita” spiega Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente di Telefono Rosa. “Da oltre trent’anni il Telefono Rosa sostiene le donne e lo fa con tutti i mezzi a disposizione. Questi corsi sono un altro strumento, un altro passo verso la libertà e l’autodeterminazione”.

 

CON LA PANDEMIA, UN' ESCALATION DI VIOLENZA SULLE DONNE

La scelta di Italo si inserisce in un momento di grande preoccupazione per l’incolumità femminile, acuito sicuramente dalla pandemia: secondo i dati Istat, infatti, sono state oltre 15 mila le donne vittime di violenza che nel 2020 hanno chiesto aiuto ai Centri antiviolenza che aderiscono all’intesa Stato Regioni. Fenomeno purtroppo proseguito nel 2021, che ha registrato più di 12mila denunce nei primi 9 mesi.

 

 

Chantal Di Porto, 44 anni esperta di krav maga e istruttrice nei corsi di autodifesa organizzati dall'azienda Italo. Quale deve essere la prima mossa per difendersi?

“La prevenzione è il cardine. Ci proteggiamo prima ancora di arrivare al contatto, prima che sia troppo tardi. Prepararsi all'autodifesa non vuol dire assolutamente che dobbiamo andare in giro come guerriere ma che dobbiamo sempre restare vigili”.

In che modo?

“Faccio un esempio: quando lascio l'ufficio e percorro un tratto di strada da sola, devo percepire l'incombenza del pericolo. Ma se rispondo ad un messaggio e ho lo sguardo basso non riesco a guardarmi intorno. Restare vigili, attente, posticipando il messaggio di due minuti può rappresentare una premura molto importante nei confronti di me stessa”.

Quali sono le prime regole da seguire?

“Curare la comunicazione del corpo, assumendo atteggiamenti che ci salvaguardano come ad esempio avere sempre le mani libere o preferire un percorso più lungo ad uno corto ma al buio. Un possibile aggressore nota se cammino accelerando il passo, capisce se ho paura, se ho lo sguardo fisso a terra, se stringo la borsa: sono segnali di comunicazione che l'aggressore percepisce come paura. Non devo mostrarmi spavalda ma avere un atteggiamento consono alla situazione, restando vigile e lucida so dov'è l'aggressore e quanto misura la distanza per attuare una via di fuga”.

Il corso di autodifesa non punta allo scontro, ma alla prevenzione

“Certo, il nocciolo non è andare allo scontro violento con il pericolo ma tornare a casa salva. Se posso evitare è meglio, altrimenti devo comunque saper reagire. Evito e se posso scappo, ma se diventa inevitabile devo saper reagire”.

 

Una donna, con la sua forza fisica, riesce a reagire ad un uomo?

“La maggior parte di noi pensa che non può farcela, scatta quella sottomissione che non ci aiuta. Invece dobbiamo sapere che si può adottare una contromisura che permette di salvarci, da quegli attacchi che hanno diversi gradi: dal gesto invadente in ufficio o dentro casa fino all'aggressione in strada. L'allenamento e l'attitudine, passando per passaggi molto semplici che possono essere funzionali senza una prestanza fisica importante, sono utili a tutte: dalla 16enne alla donna attempata o a quella che porta le buste della spesa”.

A volte non si riesce a chiedere aiuto

“Purtroppo sì. Ma anche la voce è importante, una delle nostre lezioni punta proprio sull'utilizzo della voce e non è semplice perché in quei momenti ti manca il fiato. Però urlando si richiama l'attenzione”.

Nel corso le donne imparano anche a liberarsi, come?

“Sì, ci sono le reazione a livello tecnico: ogni situazione ha la sua reazione, dalla palpata, allo strangolamento o la cinturazione e la presa per le braccia. Esiste un sistema di difesa differente che noi insegneremo alle allieve. Possiamo farlo, partiamo da questo punto”.

Qual è il primo consiglio che dà alle sue allieve?

“Alla base di tutto c'è il principio della consapevolezza che tutte le donne possono difendersi: essere donna non vuol dire essere vittima”.

 

 

Dora Eva Domby Magos, 38 anni, capotreno e preposta alla sicurezza, seguirà il corso di autodifesa. Perché?

“L'aggressione su un treno è molto particolare: innanzitutto perché coinvolge non solo me ma anche i viaggiatori e i colleghi. Parliamo di un ambiente chiuso. E non è possibile neanche fermare il convoglio subito, perché bisogna frenare in maniera adeguata anche quando viene azionato il freno d'emergenza. Ci si ferma sempre in una stazione per far salire la polizia”.

Quanto conta il sangue freddo?
“Moltissimo, l'obiettivo è proprio mantenere la calma a bordo del treno, il fattore psicologico è importante. Consideriamo anche che in un periodo come questo, di tensione e stress, tra la pandemia e il contesto bellico dietro l'angolo, la tensione è già alta e l'aggressione verbale può capitare”.

In quel caso che si fa?

“Rappresentiamo l'azienda, siamo in divisa e quindi dobbiamo poter evitare qualsiasi conflitto, mantenendo la calma e il sangue freddo. L'aspetto caratteriale gioca un ruolo fondamentale per tutelare anche gli altri”.

Le è capitato di recente di dover intervenire?
“Sì, pochi giorni fa, a Foggia è salita una persona sotto effetto di stupefacenti, non indossava la mascherina e si rifiutava di metterla, inoltre tossiva e starnutiva. Chiaramente dovevamo intervenire nel rispetto delle regole e della sicurezza degli altri passeggeri. Così abbiamo dato l'allarme e alla stazione successiva è arrivata la polizia. Siamo rimasti comunque 40 minuti a gestire questa situazione delicata”.

In che modo?

“Abbiamo allontanato le altre persone nel modo più discreto possibile, senza allarmare nessuno. Abbiamo tenuto la persona alterata al proprio posto e poi, una volta scesa, abbiamo provveduto a igienizzare l'ambiente”.

Ci vuole polso e sangue freddo. Ci si riesce sempre?
“Io ho quasi 10 anni di servizio alle spalle, ho esperienza ma un collega senza esperienza può trovarsi in difficoltà. Ad esempio se rispondi rischi di accendere la miccia”


Ultimo aggiornamento: Martedì 8 Marzo 2022, 14:08
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