Covid e varianti, «accelerare i richiami». E Speranza: ci vorrà la terza dose
di Mauro Evangelisti

Varianti Covid, «accelerare i richiami». E Speranza: ci vorrà la terza dose

Secondo un dirigente sanitario britannico, intervistato dalla Bbc, tra i pazienti ricoverati per Covid negli ospedali inglesi, sono pochissimi coloro che hanno completato il percorso vaccinale con la doppia iniezione. La stragrande maggioranza non ha mai ricevuto neppure una dose o ha avuto solo la prima. Il ministro dei vaccini del Regno Unito, Nadhim Zahawi, ieri ha spiegato che non è ancora possibile confermare il calendario delle riaperture, che prevede la prossima tappa per il 21 giugno: «Dobbiamo verificare l’evolversi dei dati dei contagi e poi condividerli con il Paese, sarebbe sbagliato fare delle ipotesi ora».

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A suggerire la strada della prudenza, nel Regno Unito, è una ripresa dei nuovi casi positivi determinata dalla diffusione delle variante indiana, la B.1.617.2, che in alcune zone non è presente, in altre è invece dominante. La sua corsa ha fatto aumentare il numero delle infezioni quotidiane ai livelli di fine marzo. Sia chiaro: sono ancora dati molto bassi, attorno ai 3.000 casi giornalieri, ma l’esperienza dell’esplosione a gennaio della variante che poi è stata battezzata (dal resto del mondo) come inglese, suggerisce di tenere alta la guardia. Ciò che i britannici stanno verificando è che si diffonde molto velocemente non solo tra coloro che non sono stati vaccinati, ma anche tra chi ha ricevuto solo una dose. E questo è un problema in un Paese che ha scelto, all’inizio, di applicare la strategia di vaccinare il numero più alto possibile di persone con una dose, ritardando la seconda.

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E l’Italia? Il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando a “Che tempo che fa”, dopo avere spiegato che «dovremo portare ancora la mascherina al chiuso per un po’ nel medio periodo, non dobbiamo avere fretta di toglierla», ha confermato che probabilmente sarà necessario in futuro somministrare una terza dose per fermare le varianti («si farà dal medico di base»). L’ultima ricerca dice che l’”indiana” è a poco meno dell’1 per cento dei casi sequenziati. Ma è necessario vigilare (e ieri Speranza ha prorogato il provvedimento di stop ai voli provenienti da India, Sri Lanka e Bangladesh). Il professor Massimo Ciccozzi, ordinario di Epidemiologia al Campus Bio-medico di Roma, è uno dei massimi esperti in sequenziamento, una sorta di cacciatore delle mutazioni dei virus. Invita a non eccedere nell’allarmismo, ma comunque a prevenire e vaccinare, il più velocemente possibile, anche i giovani perché quest’estate, con i movimento legati alle vacanze, potrebbero essere proprio loro a diffondere la variante indiana anche nel nostro Paese. Spiega: «Ciò che sappiamo è che questa mutazione si trasmette molto velocemente, perfino più dell’inglese. Per quanto riguarda la letalità, facciamo chiarezza: non c’è alcun cambiamento, di fatto è la stessa, immutata, che aveva il virus originario di Wuhan. La buona notizia è che la B.1.617.2, non elude i vaccini, ma solo se si conclude il percorso vaccinale. Dal Regno Unito arrivano questi dati: dopo la prima dose l’efficacia tanto per Pfizer quanto per AstraZeneca è limitata, al 33 per cento; dopo la seconda invece l’efficacia è molto buona per entrambi i vaccini, per Pfizer è all’88 per cento, per AstraZeneca è al 60. Per questo dico che bisogna cancellare la decisione di ritardare il richiamo che è stata presa anche in Italia».

Cosa significa? «Prendiamo il caso di Pfizer - spiega il professor Ciccozzi - l’Italia ha deciso di aumentare il periodo di attesa tra prima e seconda dose a 42 giorni, in precedenza, come indicato dalla casa produttrice, era di tre settimane. Secondo me, alla luce dei dati che riceviamo da Londra sulla variante indiana, è necessario ritornare al periodo iniziale delle tre settimane. Certo, la sua presenza in Italia è ancora limitata, ma dobbiamo prevenire il problema, avendo ben presente che in estate si sposteranno milioni di turisti. Per questo, lo ripeto, bisogna concludere in fretta la vaccinazione degli over 60 e passare all’immunizzazione, in modo rapido, anche dei giovani». Speranza ha detto che insieme alle Regioni si sta lavorando per organizzare le vaccinazioni in vacanza, mentre dopo che Aifa avrà autorizzato Pfizer anche per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni, le inoculazioni si eseguiranno dai pediatri di libera scelta.

HANOI

Gli esperti non sono sorpresi dallo sviluppo di nuove varianti, ciò che da sempre chiedono, anche in Italia, è di potenziare il sequenziamento. Dal sud-est asiatico, in particolare dal Vietnam, hanno annunciato di avere isolato un’altra variante che, con una semplificazione, potremmo definire come una sorta di fusione tra l’indiana e l’inglese. Secondo il ministro della Salute vietnamita Nguyen Thanh Long, «si tratta della variante indiana con mutazioni che originariamente appartenevano ala variante del Regno Unito. E si diffonde molto rapidamente». Secondo Ciccozzi la velocità di trasmissione è simile a quella della variante indiana. L’altro giorno, nel corso della periodica conferenza stampa sulle rilevazioni della cabina di regia, il professor Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, ha spiegato: «In Italia circolano diverse varianti. L’indiana si mantiene al di sotto dell’1 per cento. La variante che forse può avere un effetto parziale sull’efficacia dei vaccini è la sudafricana, che però in questo momento nel nostro territorio non sta quasi circolando, essendo allo 0,3 per cento».

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Giugno 2021, 09:42
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