Lettera ad un virus malnato
di Marco Mottolese

Lettera ad un virus malnato

Caro Virus (chissà quanti storceranno il naso leggendo caro…) io lo so che non sei cattivo anche se ti dipingiamo così. Lo so che sei venuto per caso tra noi (come più o meno tutto quello che accade) e neanche tu sai il perché, così come non puoi essere a conoscenza del famoso detto “non tutto il male vien per nuocere...”.

Caro Virus, insisto, chissà, trattandoti bene potresti diventare meno nocivo limitandoti allo spavento enorme che ci hai fatto provare e poi riaccucciarti tra le ali del tuo pipistrello preferito e sparire, almeno per un po’.

Caro Virus, nessuno ti aspettava (né ti voleva) eppure quando sei arrivato lo hanno saputo tutti immediatamente; all’inizio, ormai sono due anni, eravamo spaesati per questa tua visita inattesa, hai improvvisamente seminato morte e terrore, come un pistolero venuto chissà da dove. Ora fai parte della nostra vita. Ti sei incuneato nella sterminata famiglia umana come una pecora nera che non riusciamo ad allontanare e sei causa di infinite discussioni all’interno del gregge. Non so perché ma non ti ho mai odiato, è come se avessi percepito, in questo tuo planare inaspettato sulle nostre esistenze, un tentativo di spoilerare in anticipo il prossimo capitolo della storia dell’umanità. Tutto quello che si sta trasformando - non “per colpa” ma piuttosto “grazie” a te - sarebbe comunque avvenuto nei prossimi tempi; la tua comparsa ha solo accelerato tutto, come una gravidanza indesiderata hai scompigliato la vita della nostra famiglia diffusa ma, così come accade quando le cose si affacciano di forza nel nostro quotidiano, se ne accettano le conseguenze e ci si rimbocca le maniche. Lo sappiamo da millenni, l’uomo si abitua a tutto.

Ci hai fornito argomenti quando argomenti non ve n’erano più (certo, oggi sei al centro della quotidiana ed unica monotematica e probabilmente dalle tue parti te ne vanti pure) hai prodotto scosse di paura, quando ormai regnava una noiosa serenità, e ci hai fatto capire (come qualcuno scrisse) che nessun uomo è un’isola, piuttosto, un isolamento. Ci hai fatto riscoprire l’asperità della solitudine ma anche il rovescio della medaglia della stessa: la libertà. Hai rallentato le nostre giornate, in modo che avessimo il tempo di pensare, e questo non accadeva da un secolo; ci hai fatto capire finalmente cosa vuol dire “caducità della vita” e ispessito la densità dei sentimenti fino a dilatarli, trasformando la prossimità tra persone in un pericolo che vale la pena correre.

Grazie a te abbiamo percepito la medesima sensazione di essere indifesi che provavano i nostri antenati prima che la storia ci mettesse in grado di difenderci dalla natura che, è chiaro, segue il suo corso senza un minimo di empatia per gli umani, pur coinquilini della stessa terra. In tuo nome persone sono fuggite, altre sono rientrate; continenti che da numeri “uno” guardavano gli altri consimili dall’alto in basso fino a denominarli con aggettivi numerici che, come nei treni, indicano la qualità del comfort, hanno dovuto abbassare la cresta, ripensare alla loro struttura, livellarsi, e non voglio dire che ci hai indicato la strada della fratellanza ma sicuramente hai dato corpo alla universalmente nota citazione biblica che recita: “siamo tutti nella stessa barca”. Prima era solo un modo di dire, ora è proprio vero.

Caro Virus, ci hai resi tutti più piccoli, mettendo a nudo l’anima bambina che alberga negli adulti senza mai palesarsi così ora ci aggiriamo tutti in un grande kinder garten le cui chiavi sono in mano, purtroppo, a pochi guardiani che, nell’osservarci e darci le regole del gioco, individuano la loro fonte di guadagno, la loro sopravvivenza; l’estensione - forse non solo momentanea - del proprio potere. Hai accelerato pensieri che nella foga della vita precedente tralasciavamo e forse, proprio grazie a te, ci saranno più pensatori in futuro che magari dovranno fare i conti con un altro virus - a te simile - ma sapranno come comportarsi; è chiaro che per ora ci hai spiazzati, come quando, in un circo, entrano i domatori e ti chiedi come fanno a non essere divorati dalle belve così noi ci domandiamo come sia possibile che un essere infinitesimale ed invisibile, in sostanza un nome e nulla più, domi il genere umano costringendolo ad un ripensamento poderoso e veloce del suo modo di essere. E poi, lasciatelo dire, sei stato bravo nel farti credere più di quanto tu non sia, trovando alleati in ogni angolo pronti ad adularti per far crescere a dismisura la tua immagine negativa ed imbattibile.

Certo, a pensarci bene, cattivo non sei ma neanche così buono, considerando che la tua comparsa ha limitato la nostra libertà fino al punto in cui - chi vivrà vedrà - il tornare al “prima” non sarà un gioco da ragazzi. Sappiamo che ogni conquista spesso è definitiva e che per ritrovare lo status quo serve, a volte, una rivoluzione che – guarda caso - è quella che stai facendo tu camuffandola da pandemia.

Caro Virus, Io rischio di farmi alcuni nemici ora che dirò quello che penso eppure lo penso e voglio scriverlo: “caro Virus a me non dispiace che tu stia transitando sulla terra portando scompiglio e dilatando al massimo pregi e difetti dei singoli; sei una cartina di tornasole che mi permette di scindere al volo i buoni dai cattivi, gli ignoranti dai colti, soprattutto la stupidità dall’intelligenza. Tu sei l’inconsapevole confessionale pop dove stiamo rimettendo i nostri peccati.

Ora, però, fai il bravo, tornatene da dove sei venuto a gloriarti coi tuoi simili di quanto hai combinato; noi, per un po’, saremmo felici di vedercela da soli.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Gennaio 2022, 13:10
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