Cosa c'è di nuovo sotto il cielo del virus
di Marco Mottolese

Cosa c'è di nuovo sotto il cielo del virus

Sono in ritardo con la consegna del pezzo; sono in ritardo perché da qualche giorno penso: “Cosa c’è di nuovo sotto il cielo del Covid?”; in realtà, di nuovo, non vedo nulla se non che ormai lui si è insediato nelle nostre vite e sembra non volersene più andare. I media gli danno corda e continuano a trattarlo molto bene, è sempre in prima pagina, quasi coccolato, nessuno lo trascura e, come per le grandi star – che a furia di apparire diventano personaggi di famiglia - non c’è giorno in cui non se ne parli, non chieda attenzione, non semini scompiglio ad ogni sua nuova trovata; alla fine è un nemico che, infiltratosi tra le file avverse, riesce persino a spaventare meno di prima, a sembrare meno insidioso per quanto presente nelle nostre vite.

 

Siamo così abituati ad averlo tra i piedi che appare come un quinto elemento inscalfibile del quale mi chiedo in cosa muterà quando – e se mai sarà – riusciremo a non parlarne più.  E’ incredibile come l’uomo si abitui a tutto; al caldo, al freddo, alla paura. Rifletto: quando c’era la guerra la gente parlava della guerra come oggi si parla del Covid? Tautologicamente se ne parlava per esorcizzarla come oggi parliamo del virus che ha preso tutta la scena diventando il principale argomento di conversazione? Discutere sempre e solo del medesimo argomento riduce di esso l’impatto e la rilevanza, è atto non solo consolatorio ma anche scaramantico, come per non farsi (più) cogliere impreparati. Il vaccino, i “no vax”, la “seconda”, la “terza”, la febbre, il contagio, la quarantena, impossibile far finta di nulla; siamo tutti diventati esperti, studiosi, virologi, medici, poliziotti, stiamo prendendo le misure facendo amicizia col nemico, trattandolo da pari a pari, d’altronde persino chi non vuole ammettere che il virus ci abbia cambiato l’esistenza parla di quanto il virus “non ci abbia cambiato l’esistenza”; si diventa accondiscendenti, nessuno fa finta di nulla. Mi torna in mente quel detto – forse orientale o forse di Giulio Cesare – che dice: se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico. Mi pare sia questo ciò che sta accadendo. La scienza non attacca, difende, cerca di tenere il virus “calmo” non vuole farlo innervosire – si sta dimostrando furbo – lasciamolo sfogare, teniamolo a bada, forse un giorno se ne va, sembrano sperare gli scienziati.

 

Due anni di convivenza sono pochi tra persone ma molti se a convivere son gli umani con un virus invisibile e irrispettoso. La “vita in comune” è stata turbolenta all’inizio, oggi appariamo più come dei separati in casa; il vaccino è il totem che, seppur non scoraggia la bestia, induce in  lei rispetto per noi e la lotta si fa meno impari, meno aggressiva; piuttosto, se coloro che hanno abbracciato il vaccino pagano pegno di umiltà verso l’invasore, a lui, a questo inestirpabile virus degli anni duemila, non rimane che andare a caccia di coloro che ancora si prendono gioco della sua minaccia considerandolo solo un usurpatore tronfio e farlocco. Non degno del suo primo e spaventoso nome latino.

 

Ma, come sempre, per (quasi) tutti la vita va avanti; abbiamo assorbito tutti i cambiamenti che il Covid ha ispirato e li stiamo rodando mentre, in parallelo, lui continua ad agire silenzioso cambiando subdolamente pelle ogni momento; si trasforma e fa finta di essere un altro ma in realtà è sempre lui che si annoia, di noi o di sé stesso, e dunque propone un carnevale continuo per darsi l’ennesima ragione di sopravvivenza. Il mondo, ora lo possiamo dire, non è né meglio né peggio di prima; tutto si crea e nulla si distrugge, diceva lo scienziato e, in “questo crearsi”,  va posizionata la novità.

 

Certo, qualcosa è mutato: il lavoro, le relazioni, la modalità di esecuzione di determinati atti; i cambiamenti ci sono e già si fanno notare per il loro rapido radicamento, ma se proprio volessimo vedere le cose come stanno basterebbe fare mente locale, tornare indietro di ventiquattro mesi e farci un esame di coscienza per capire quanto e come il “veleno” ha inciso nelle nostre vite;  e non parlo solo di economia, ma proprio della vita, quella che chiamiamo così perché , per viverla davvero , dobbiamo specchiarci in quella degli altri. Il virus ha preteso di sedersi in panchina e molestarci mentre giochiamo le nostre giornate; forse il suo divertimento è renderle più complicate oppure, più semplicemente, è sceso tra noi perché è ora di cambiare le tecniche di allenamento alla vita essendo, quelle conosciute, ormai superate.

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Gennaio 2022, 13:10
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