Quella voglia di Cocooning in attesa di rinascere dopo la pandemia
di Marco Mottolese

Quella voglia di Cocooning in attesa di rinascere dopo la pandemia

Cocoon è parola inglese dai mille risvolti. Da qualche giorno mi viene in mente perché strettamente correlata a quello che osservo. Cocoon, in italiano, è “bozzolo” che, si sa, riferito a certi insetti, è l’involucro protettivo all'interno del quale avviene la metamorfosi. L’immaginifica e duttile lingua inglese però ne ha allargato a dismisura la semantica, soprattutto nella sua versione al participio presente - cocooning- che sostanzialmente raffigura un multiforme modo umano di proteggersi, nascondersi, salvarsi, starsene per conto proprio, riscaldarsi, chiudersi.

 

Anche in italiano imbozzolarsi ha il suo senso figurato ma in inglese va ben oltre perché cocooning non è solo una parola ma uno stato mentale. D'altronde, se nella nostra lingua imbozzolarsi, usato come metafora, fa subito pensare ad una forma di individualismo esasperato, una chiusura vicina al mutismo, in lingua inglese si svicola verso una tendenza non necessariamente individuale, ma di piccola comunità, un modo di agire che trasforma il proprio ambiente in zona relax, confortevole e protettiva, dove concentrare la maggior parte delle attività del tempo libero.

 

Ci siamo! E’qui che volevo essere trasportato da questa parola. Tutto è iniziato con il lockdown, quando un’ inatteso diktat ci ha freezati in casa come in una Pompei vivente; non ci fu tempo di allestire al meglio il palcoscenico casuale che ciascuno calpestava in quell'esatto momento né di scegliersi il cast ; in seguito l’album fotografico del “cocooning” forzato si è arricchito con le quarantene, le dad, l’onnipresente smart working, finché questa improvvisa, inaggirabile, ma soprattutto inevitabile dedizione per i nostri ambienti casalinghi, ha preso miglior forma, fino a diventare modo di essere, apparentando sempre più le nostre case alle caverne di un tempo quando, per gli uomini che fummo, esisteva il “dentro” e c’era il “fuori”, nessuna via di mezzo.

 

Le case – prima solo approdi per navigazioni di giornata ora divenute porti definitivi dove avviene tutto e mai si liberano gli ormeggi -  galleggiano in un irreale silenzio che avvolge le città, persino in questi giorni di festa  - e non perché siano tutti in vacanza (come accadeva un tempo) ma perché  -  ormai, l’offerta infinita di svago messa in piedi negli ultimi cento anni , che in maniera bizzarra chiamiamo "tempo libero" ( come se il resto fosse tempo imprigionato) entra direttamente nelle nostre abitazioni dalla porta principale. Ed è li che si consuma.

 

Ovviamente per stazionare in casa abbiamo modalità per protenderci verso l’esterno e furbescamente importare  la vita entro le mura; come serpenti rapidissimi afferriamo ciò che ci serve dalla Rete rintanandoci di fretta nel limbo del "tempo libero" lì dove abitiamo, per cui non è più necessario uscire dalla propria porta per mangiare, vedere un film o un concerto o una partita, lavorare, studiare, eccitarsi, deprimersi; un’autosegregazione che forse protegge dal virus , ma pian piano muta le nostre abitudini. Lo vediamo con le sale cinematografiche, quasi abbandonate per via dell’offerta “home” esplosa con la pandemia; idem con il calcio – i tifosi coraggiosamente si sono riaffacciati negli stadi ma sicuramente si perde pubblico ad ogni partita – seppur per il tifo calcistico non esista vaccino.  In casa c’è tutto - e quello che non c’è - arriva. Basta pagare e possedere una magica app.

 

Così il cocooning ci avvolge, appunto come in un bozzolo, e quello che oggi ci sembra salvifico in realtà trasforma il panorama, che si stringe, annoda le generazioni, miscelando la difficile voglia di evadere dei giovani con la noia dei grandi i quali, prima della pandemia, uscivano di casa per non pensare al tempo che passa. E invece ora le abitazioni sono un melting pot di annoiati, contagiati, quarantenati, separati, divorziati, spaventati, disillusi di tutte le età.

 

Se c’è un segno che lascia il Covid è questa voglia di ritiro, o anche non voglia di baldoria, che ci accomuna tutti avviluppandoci nell’illusorio cooconing, in attesa, speriamo, della prossima metamorfosi.

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Gennaio 2022, 13:10
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