Aperitivo con lo sconosciuto: le solitudini da Covid si incontrano prima del coprifuoco
di Marco Mottolese

Aperitivo con lo sconosciuto: le solitudini da Covid si incontrano prima del coprifuoco

“ Com’è rumorosa la gente, non trovi?”.

Serata romana. Per le abitudini di questa città è molto presto. Ancora filtra luce tra le case. Si cena rigorosamente all’aperto (uno dei tanti diktat del momento) anche se pioviggina. L’abbiamo già detto no? Dittatura democratica. Questo si fa, questo no. Per il bene di tutti. Ok, ma io stasera non ho voglia di stare in casa da solo, la mia solitudine me la porto fuori, chissà, magari si fidanza con un’altra solitudine; due persone sole, anche se insieme per un momento, rimangono comunque due da soli, lo so, ma almeno si chiacchiera, sbocciano intimità a sorpresa. Il rito obbligatorio del tavolo all’esterno è quello: l’eccitazione della ripartenza fa sì che la casa sia ancora prigione ma con la porta spalancata dunque, via! andiamo a vedere che succede là fuori ( ammesso che qualcosa possa ancora succedere)…

 

“ Scusa, lo chiedevo a te, sì, dalla tua espressione mi pareva la pensassi come me”.

 

Il ristorante pullula. La situazione impone di piazzare tavolini ovunque, sui marciapiedi, sulla strada. Persino nelle nicchie delle case umbertine. Come piccoli covi. Anarchia dell’esterno. Aggiungere un tavolino all’aperto prima significava immersione perigliosa nei labirinti della burocrazia, oggi ci son regole da quaderno elementare, quello con le righe larghe; si piazzano posti ovunque sotto il cielo, mescolando i seduti con quelli che camminano, si convive con i monopattini elettrici che ti slalomano intorno, con automobili che ti parcheggiano addosso; le distanze di sicurezza non le apprezzo (e in questo caso il termine è marinaro, apprezzare -per mare- vuol dire considerare una distanza) a me sembrano quelle di sempre. Nei tavoli non meno di quattro, cinque, sei commensali, vocianti, allegri, tutti sopra le righe. I decibel delle conversazioni si fondono fino ad essere promossi al ruolo di “rumore” - liceali nel week end di baldoria e in certi momenti esagerati Aermacchi delle frecce tricolori-. Lo interpreto il vociare, mi giunge come trasportato dal vento che però non c’è, è un medley che mixa ritriti nomi di vaccini, storie di famigliari, di nonni, di zii in difficoltà, oppure – ma qui è puro sound - sento nomi di stazioni balneari o di città che conosco che magari amo, così intuisco che sono in cottura le vacanze del post covid. 

 

“ Non voglio mica disturbarti eh, ma visto che qui siamo gli unici da soli ho pensato di potermi rivolgere a te come se essere soli entrambi già ci rendesse simili”.

 

(Lei è carina, tanto, ha uno sguardo disilluso e mi chiedo perché nessuno abbia deciso di accompagnarla a cena e lasciarla invece lì da sola, che spreco, penso, anche se magari lei ha voglia veramente di stare da sola e io stupidamente sono convinto che tutti vogliano sempre avere uno specchio, un contraltare, insomma qualcuno con cui farsi vedere per non sentire gli altri bisbigliare: “guardala sta da sola, poverina” …che poi è la stessa cosa per me, anche io sono qui senza nessuno e neanche so bene perché, insomma non vedo l’ora di attaccare bottone con lei…).

Ormai ero convinto che non mi avrebbe risposto poi, in una sacca improvvisa e brevissima di silenzio, eccola:

Rumorosa, abbastanza si, se stai chiuso in casa per troppo tempo e vivi di videochiamate serate così a certi sembrano ossigeno

 

Come mai qui da sola?

 

Festeggio in silenzio

 

Festeggi? In silenzio?

 

Questa gente ti piace ?

 

A me piace conoscere quindi, dato che qui non conosco nessuno, forse no, non credo

 

E tu perché solo?

 

Sono uscito di casa senza meta, mi piace girare a vuoto, se non hai meta qualcosa può succedere, nulla è scontato se non ti poni aspettative…

 

(Spero che la frase sia stata abbastanza ad effetto per incuriosirla)

 

Lo senti come chiacchierano, chiacchierano..

 

Le chiacchiere hanno sempre un loro perché

 

Come ti chiami?

 

Marco

 

Conoscere il nome è già un modo per accorciare le distanze

 

(Io più la guardo più quelle distanze avrei accorciato…nella sera rumorosa mi appariva non solo bella ma anche composta, un punto fermo in mezzo al terremoto)

 

Nel mio caso potrei dirti un nome ma lo inventerei

 

Forse abbiamo qualcosa in comune

Comunque ti ho chiesto solo il nome, non il numero di telefono

 

Sai, da piccola mi dicevano di non dare mai corda agli estranei

 

Se è per questo lo hai già fatto

 

Comunque alle anagrafe sono Domitilla

Ma da tempo mi sono battezzata Alec, da sola

 

Credimi Alec, non ti sto offrendo caramelle eh

 

(Però non cominciamo la storia da quando eri piccola...non abbiamo tempo, c'è il coprifuoco, vorrei stringere…)

 

Va bene, allora dimmi, che ci fa un uomo come te qui da solo. La verità!

 

Essere soli ti rende affascinante agli occhi di quelli che soli non sono

 

Anche il contrario se è per questo

 

(Non riesco a sopravanzare, ogni frase che a me sembra ad effetto lei la smaltisce in scioltezza)

 

Ascolta Alec o Domitilla, tra poco qui ci buttano fuori

Cioè, in realtà siamo già fuori, diciamo …ci mandano via.

 

(Mi faccio forza, divento spiritoso)

 

A questo punto della serata solitamente l’uomo dovrebbe invitare la donna a vedere la sua collezione di farfalle giusto?

 

Hai detto farfalle o ho capito male?

 

(Rimaniamo seduti, a debita distanza, sembra che anche lei abbia preso gusto a parlare con me ma la situazione è in stallo)

Si farfalle, scherzavo, sai la storia di lui che invita lei a salire per vedere la collezione di farfalle, o anche di libri antichi o di foto del nonno professore, è il concetto di collezione che potrebbe allungare i tempi di permanenza una volta saliti, poi chissà, l’hanno pensato così questo vecchio trucco che forse nessuno ha mai davvero messo in pratica.

Senti…( voleva dire qualcosa sulla collezione ?…) il tempo è andato in fretta , guarda, ci siamo solo noi ormai, forse i camerieri non ci vedono…chi è solo è anche invisibile?

 

Noi non abbiamo fatto rumore

 

No, il nostro “rumore” è stato piccolo, domestico, inconsistente

 

(Gli uomini che sanno il fatto loro è in un questi momenti che solitamente osano ma mentre stavo prefigurando l’ennesima frase ad effetto)

Non ho voglia di vedere farfalle...

Hai ragione, che noia le farfalle, domani torniamo qui ...nessuno ci ha notato , tutti presi da questa frenesia da fine lockdown

Se nelle prossime ore ripenseremo a questa serata ci rivedremo -senza darci appuntamento- sempre qui. Chi non si presenta mai saprà cosa ha scelto l’altro

 

E se ci siamo entrambi uniamo i tavoli?

 

Vedremo …

Marco mi sembra di giocare a scacchi ma non so se sono la giocatrice o un pezzo

 

Scusa, vado a chiedere il conto, stiamo facendo tardi, ricordi, tutti a casa, l’ha detto il grande fratello. (Sorrido, lei no).

 

(Mi alzo, non lontano un tavolino per poter pagare. Pago in contanti per non perdere tempo, me ne vado svelto; poi mi giro e da lontano vedo Alec che chiede spiegazioni al cameriere…chissà che deciderà domani…).

 

Il coprifuoco è iniziato già, le strade deserte. Cammino, ripenso ad Alec; senza il virus non l’avrei conosciuta. Vorrei scrivere un libro di racconti: Racconti virali il titolo. Sono a casa.

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 8 Maggio 2021, 20:11
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