Coronavirus, Bernabei: nessun danno dalle riaperture del 4 maggio, ora attenzione ai bambini

di Mauro Evangelisti
«Stiamo convivendo con il nemico. I dati ci dicono che le prime aperture del 4 maggio non hanno causato effetti negativi sulla ripresa dell'epidemia. Ora dobbiamo aspettare due settimane per capire eventuali contraccolpi della fine del lockdown. Sa a cosa dobbiamo fare attenzione? Ai bambini. Per loro è difficile, ovviamente, rispettare le distanze. Non sono tra i soggetti a rischio, ma possono alimentare il contagio». 

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Professor Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento Scienza dell'invecchiamento della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), voi esperti avreste voluto aspettare prima di riaprire?
«Nessuno ha la palla di vetro: ammazza di più il coronavirus o ammazza di più la tristezza, l'isolamento, il non curarsi appropriatamente, non godersi una bella settimana di maggio? Su questo si gioca tutto. Credo che la politica a livello periferico e centrale, avendo il polso della situazione, abbia voluto vedere cosa succede convivendo con il nemico. Ancora non lo sappiamo».

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Quando avremo una risposta?
«Tra due settimane cominceremo a saperlo. Oggi sappiamo però cosa è successo dopo le aperture parziali del 4 maggio. I nuovi contagi, con tutti i limiti di come li conteggiamo, riflettono gli effetti di quelle prime aperture. I nuovi segnali sono incoraggianti. Però per capire come andrà dopo queste aperture più massicce, aspettiamo altri 14 giorni».

E bisogna continuare a fare estrema attenzione.
«Esatto. Ma c'è un altro dato importante: io vedo, in ospedale, che ci sono sì sempre gli anziani con il Covid, ma ci preoccupano più per altre patologie; all'inizio, invece, prima di tutto non respiravano, poi avevano anche altre patologie. Seconda cosa interessante: il pronto soccorso è ritornato più o meno quello di un anno fa. Io non dico che il virus si sia indebolito, perché non si può dire, ma tutti i colleghi mi dicono tutti che stanno vedendo una malattia differente».

Come si può spiegare?
«Guardi, meno pazienti Covid finiscono in ospedale. Cosa può essere successo dobbiamo anche capirlo, ma qualcosa è cambiato, è evidente. Anche tra gli anziani. Notiamo anche un altro fenomeno: mi arrivano telefonate di persone con patologie, anche serie, che però mi dicono in ospedale non vengo perché mi infetto. Una sciocchezza: se si sta male, in ospedale bisogna andare per farsi curare; si rischiano conseguenze più serie per altre malattie perché si ha paura di andare in ospedale e questo non va bene».

Allo stesso tempo bisogna spiegare a tutti che il virus sta ancora circolando.
«Tornando a casa io ho visto i bambini in piazza. Ecco, pensare che mantengano le distanze, mi pare difficile. Questa sarà la vera prova da superare. Giovani e anziani, salvo eccezioni, sono sostanzialmente rispettosi delle regole. C'è buon senso. Il vero test della convivenza con il nemico sarà con i bambini: come fai a dire a un bambino piccolo di mantenere le distanze?».

Dai dati a disposizione i bambini non sono a rischio.
«Vero, ma fanno da tramite, portano in giro il virus, lo rilanciano. Agli anziani invece va sempre ricordato di fare estrema attenzione, perché il virus c'è in giro. Però, ora che sta arrivando il caldo, va detto loro anche di essere prudenti su altri fronti, come quello delle ondate di calore, per le quali diamo sempre tante raccomandazioni e qualcuno sorride perché sembrano banali. Se vinciamo questo braccio di ferro con il coronavirus ci saremo guadagnati un po' di economia migliore, un po' di felicità in più. Serve buon senso, ma anche un po' di gioia».

E prudenza.
«Sì, naturalmente, prudenza. Ma stiamo diventando noiosi, se riesce a dirlo in modo differente, gioioso, magari è meglio».

Ha ragione, ma sembra che alcuni si dimentichino che il virus c'è ancora.
«E questo è il vero rischio: essere sedotti dal nemico».
 
Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Maggio 2020, 11:19
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