Cerveteri, allarme siccità: il deserto alle porte di Roma

Cerveteri, allarme siccità: il deserto alle porte di Roma

di Emanuele Rossi

«Cerveteri come il Marocco». Non è una battuta di quelle che si fanno in estate quando l’afa incombe, invece è l’allarme siccità che suona alle porte di Roma, nella zona etrusca, dopo lo studio dell’Anbi, associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue. La pandemia, la guerra, l’aumento delle materie prime e del gasolio e ora anche la mancanza di pioggia. Un nuovo incubo si è materializzato per i tanti agricoltori del litorale nord. Le cose non erano andate nel verso giusto già nel 2022 e anche all’inizio del nuovo anno la situazione non sembra essere migliorata. Insomma, la pioggia caduta ieri è solo una “goccia nel mare” visto che a gennaio non ne era scesa nemmeno una.

Per l’Anbi dunque a Cerveteri sono caduti 250 millimetri di pioggia nell’ultimo anno (ciò equivale secondo il report a -68% sulla media complessiva), praticamente pari a quanto accade nelle regioni aride del Nord Africa e del Medio Oriente. Ha piovuto davvero poco negli ultimi mesi con precipitazioni al di sotto della media per oltre il 70%. «È ormai acclarata la necessità di un urgente programma di interventi articolati quanto coordinati e multifunzionali, capaci di trattenere le acque, soprattutto da pioggia, per utilizzarle nel momento del bisogno», è quanto detto dal direttore generale dell’Associazione, Massimo Gargano riferendosi a Cerveteri e a tante altre città dello Stivale. «Questo - prosegue - va affiancato a una costante ricerca nell'ottimizzazione irrigua, senza dimenticare l'efficientamento delle reti idriche, né le possibilità di utilizzo delle acque reflue».

Un bel danno, soprattutto per chi ha numerosi ettari di terreno a disposizione. Le istituzioni locali cercano di correre ai ripari. «Si tratta di un problema veramente serio – è il commento dell'assessore cerveterano all'Agricoltura, Riccardo Ferri - anche in questi giorni di inizio anno non si vede l’ombra di neve o di pioggia, tranne in queste ultime ore».

Si cercano soluzioni. «Bisognerebbe pensare alla realizzazione di grandi invasi, ad esempio – aggiunge ancora Ferri - dove poter raccogliere l’acqua piovana. Serve una pianificazione a livello nazionale, altrimenti le colture italiane subiranno dei cambiamenti». Il rischio concreto è che alcuni alimenti coltivati sul territorio nazionale e dunque anche etrusco, potrebbero sparire per lasciare il posto a nuovi prodotti. Tutto ciò ha comportato maggiori sacrifici soprattutto per chi ha investito nell’ultimo periodo in termini di fatica e di soldi. «Non potendo contare sull’acqua piovana – spiega Roberto Seri della Confederazione Italiana Agricoltori Ladispoli-Cerveteri – i contadini sono costretti ad irrigare utilizzando di più i pozzi del Consorzio di bonifica con inevitabili costi maggiorati in bolletta per il consumo. Non meno grave l’aspetto del carburante. Più è arida la terra, più volte si deve passare con trattori e mezzi meccanici, più nafta viene utilizzata. A Cerveteri e Ladispoli è stato necessario persino annaffiare i vigneti nei mesi scorsi. Un tempo bastava la pioggia». E il carciofo? Nei prossimi mesi scatterà la prestigiosa sagra ladispolana. «Il cambiamento climatico incide sempre – conclude Seri – bisogna riorganizzarsi». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Gennaio 2023, 16:54
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