Stupro di gruppo a Primavalle, come è possibile che dei genitori difendano i figli che hanno violentato una ragazza?
di Andrea Catizone

Stupro di gruppo a Primavalle, come è possibile che dei genitori difendano i figli che hanno violentato una ragazza?

Forse ogni genitore ha pensato a come avrebbe reagito se il proprio figlio, tornando a casa da una festa di Capodanno, avesse raccontato senza remore e senza timore di aver partecipato ad uno stupro di gruppo e di aver violentato una ragazza, “ pe’ divetimme Ma’”. Quello stesso genitore che crede di “proteggere” il proprio figlio cercando di occultare la verità dovrebbe pensare al sentimento di quella madre e di quel padre che hanno sentito la loro figlia raccontare di essere stata stuprata da un branco di ragazzi in una festa di Capodanno.

 

Posto che la responsabilità penale è personale e che nei minorenni essa è in parte condivisa dai genitori, nella loro obbligata funzione educante, deve essere chiaro che nessuna forma di violenza possa essere accettata o consentita nemmeno se a perpetrarla siano i nostri figli. Le ragazze, anche loro, sono andate alla festa di Capodanno di Roma per divertirsi e per festeggiare il passaggio ad una nuova stagione di vita - magari senza tutte le restrizioni che hanno dovuto subire nel corso di questi anni di pandemia-: come del resto era accaduto per le ragazze di Piazza del Duomo di Milano, ed invece quella circostanza si era trasformata in un incubo atroce che avrà degli effetti per tutta la loro vita.

 

Dove nasce nell’animo umano di uomini così giovani l’idea che il divertimento possa essere raggiunto stuprando una ragazza, prendendo il suo corpo senza chiedere il permesso, rendere oggetto un essere umano femminile e trarre piacere da questo gesto atroce? Forse sono convinti che tutto si possa prendere senza domandare in una prevalenza di un Ego senza confini?

 

I fatti delle ultime settimane non possono essere trascurati se abbiamo ancora un minimo di senno perché sono il sintomo di un profondo disagio che attraversa la società, a partire dalle giovani generazioni, che invece sono il suo motore vivente, dinamico e innovativo: e questo aspetto deve preoccuparci enormemente. C’è un dovere educante che appartiene a ciascuno di noi e che non può essere limitato al perimetro strettamente familiare: gli effetti di questa miopia ricadono su tutte e tutti. Si deve, senza esitazioni, ragionare sul valore e la forza che la responsabilità di educare possiede; e sugli effetti che alcune colpevoli disattenzioni da parte del mondo degli adulti producono sulla parte vitale della nostra comunità fatta di ragazzi e di ragazze che devono imparare a convivere in condizioni di pari opportunità e di rispetto dei diritti fondamentali della persona: nessuno può arbitrariamente piegarli ai propri viscerali istinti. Le persone, gli uomini, vanno educati a pensarsi e collocarsi ad un livello di parità nella relazione con l’altro sesso accettandone le diversità e le scelte che provengono dalle ragazze e dalle donne.

 

Eppure l’attenzione da chi ha responsabilità di prendere delle decisioni che possano incidere sulle distorsioni sembra rivolta altrove. Pensavamo di esserci liberati da certe barbarie; ma soprattutto sconvolge sapere che il passato si faccia strada tra gli interpreti del futuro, giovani maschi, in questo modo spontaneo e sfrontato. Lo diciamo, in pochi purtroppo, da tanto troppo tempo senza essere ascoltati che una società è sana solo se costruita su principi condivisi da uomini e donne. E’ dunque necessario manifestare una chiara volontà di lavorare da parte dello Stato e delle Istituzioni ai vari livelli, a partire dalla scuola, affinché quei principi diventino patrimonio collettivo e che i temi dell’economia, che sembrano essere gli unici su cui si sviluppa il maggiore interesse, tuttavia non possono prescindere dal comportamento delle persone a partire dai più piccoli.

 

Serve, d’altro canto, un costante impegno educativo da parte delle madri e dei padri. Serve non dimenticare ogni giorno che i nostri figli non si proteggono sottraendoli alle loro responsabilità - soprattutto quando sono così gravi come nel caso dello stupro di gruppo di cui certamente si accerterà nelle aule di giustizia - ma con un richiamo serio, determinato e senza sconti alle proprie responsabilità.


Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Gennaio 2022, 21:29
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