L'abuso di alcol tra i minorenni: ecco cosa si può fare per combatterlo

Nell'ultimo Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) pubblicato di recente dall’Istat si registra una crescente fragilità degli adolescenti nella fascia compresa tra i 14 e i 19 anni. Gli indicatori prescelti segnano, in particolare,  un preoccupante aumento della consumazione di alcol tra i ragazzi, soprattutto tra le ragazze,  che raggiunge  un tasso intorno al 24%.  Una tendenza che non accenna a invertirsi e che già a partire dal 2019 l’Osservatorio nazionale alcool (ONA) dell’Istituto superiore di Sanità in occasione dell’Alchol Prevention Day del 2021 indicava essere 3,8 milioni i binge-drinkers, ovvero coloro che in un'unica circostanza consumavano più di 6 shot alcolici e che successivamente ricevevano un trattamento disintossicante al Pronto Soccorso.

 

E’ un fenomeno che spaventa non solo per il massiccio coinvolgimento di una fetta sempre più ampia di adolescenti, ma anche per gli effetti che l’uso di queste sostanze determina nell’organismo nonché dei rischi sulla loro psiche. Complice un modello culturale diffuso in tutto il mondo che dà una rappresentazione trendy di chi usa queste sostanze non solo nei messaggi pubblicitari, ma anche nei testi musicali che incitano all’uso di alcol e droghe. Il fenomeno interessa tutte le fasce degli adolescenti con un effetto diverso a seconda dell’età in cui si trovano ed è importante valutare l’impatto che questa situazione genera sulla loro evoluzione, sviluppo e maturazione. Gli studi dimostrano che l’alcol assunto in giovane età  incontra una cognitività già di per sé caratterizzata da aspetti impulsivi ed emotivi a differenza di quella matura dove controllo e logica invece diventano predominanti.

 

Dunque l'uso di alcol è maggiormente dannoso perché proprio nei più giovani non vi sono quegli elementi che fisiologicamente incidono sull’agire e che consentono di dare una giusta valutazione dei rischi, degli effetti e delle conseguenza. Ma cosa spinge i giovani ad usare l’alcol? La rispondenza ad un modello di vita dissoluta che fa credere loro di essere più eccentrici, ma soprattutto l’effetto inibitorio che nella condizione di sballo renderebbe illusoriamente più fluide le relazioni sociali e con gli altri. Si tratta di una visione distorta che ha come effetto quello di abituare l’organismo a dosi sempre più alte di alcol per raggiungere l’effetto temporaneo di euforia e disinibizione, ma che drammaticamente porta ad una pericolosissima dipendenza dalla quale poi è difficilissimo uscirne indenni.  

 

Nel nostro Paese esiste una chiara normativa che impedisce la vendita ai minorenni di bevande alcoliche, ma si tratta di uno dei divieti meno rispettati, per l’assenza di controlli, ma anche per l’inadeguatezza delle sanzioni previste. Anche la recente home delivery  a cui si è fatto molto ricorso durante tutto il periodo di lockdown, ha aumentato il consumo di alcol tra i giovanissimi.

 

Cosa si può fare per contrastare il fenomeno? Certamente serve una grande campagna informativa che possa dare gli strumenti di conoscenza necessari a fare comprendere ai giovani gli effetti che l’alcol determinerà nella loro vita futura da adulti. Ma serve anche e soprattutto una grande campagna educativa a livello istituzionale che diffonda una cultura di rispetto dei diritti dei minorenni in tutti gli ambiti. E’ questa una strada che consente di agire sulla prevenzione e che costruisce una rappresentazione più sana che tutela la salute delle persone ed in particolare dei più giovani proteggendoli dalle conseguenze  che l'uso di alcol ha sulla loro salute, il loro sviluppo e sui rapporti sociali.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Giugno 2022, 13:08
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