Terremoto Amatrice, cinque anni fa il sisma. Arriva la prima gru: «Ma la burocrazia ci frena»

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di Italo Carmignani

È la più lunga cerimonia d’inaugurazione della storia, ma scandisce la svolta della rinascita. A cinque anni dalla posa della prima pietra, nel centro storico di Amatrice, polverizzato dal disastro meno prevedibile al mondo, il terremoto, arriva silenzioso e imponente un conforto meccanico, la prima gru. La bandierina d’acciaio sulla ricostruzione non parla solo del perimetro più importante delle città, ma di un giro di boa completato soprattutto nel 2021 con 12mila famiglie tornate già a casa. E svetta sulla storia e la geografia di Amatrice, la città simbolo della distruzione delle scosse, la comunità che più ha pagato per vittime e dolore la follia delle scosse nella lunga fila delle oltre duecento bare nella notte del 24 agosto 2016, alle 3.35 in punto.

IL CONDOMINIO ELMA
Quelle promesse di uomini, arrivate all’indomani del disastro durante i funerali celebrati tra le lacrime del mondo e la pioggia battente, stanno per essere onorate. La gru è stata piazzata dal consorzio Matrix, impegnato nella ricostruzione del condominio “Elma”, in piazza Antonio Serva. Un edificio su tre livelli con dieci appartamenti ed al piano inferiore un supermercato. «Vedere il paese che inizia ad essere ricostruito, dà quello step in più di positività che serve a tutti gli abitanti», commenta Gaetano Galli, presidente del consorzio Matrix. Ora si comincerà a scavare per trovare la quota delle fondazioni e poi procedere alla costruzione in cemento armato: ci vorrà un anno e mezzo per terminare la struttura. Dopo cinque anni d’attesa, ma sempre meno dei 15 della ricostruzione del Veneto e di quelli infiniti dell’Irpinia. 

L’ANNIVERSARIO 
Con l’anniversario del 24 agosto alle porte, Amatrice diventa cantiere simbolo non solo per il Lazio, ma anche per le Marche e l’Umbria, le regioni dove il sisma ha dato in pochi minuti la lezione più devastante della terra. Martedì è atteso il premier Mario Draghi e il commissario straordinario per la Ricostruzione che più di altri ha dato l’impronta alla ripartenza. L’anticipazione dei numeri è rosolio per chi ha sofferto e perso tutto. Spiega Legnini: «Ad oggi sono stati autorizzati e finanziati circa 10.500 cantieri, la metà conclusi e l’altra metà in corso d’opera. I 5mila cantieri conclusi hanno permesso di consegnare oltre 12mila abitazioni e quindi il rientro a casa di altrettante famiglie, mentre altre 13mila abitazioni sono in fase di recupero». Quindi aggiunge: «Le domande di contributo al momento presentate sono circa 20 mila, di cui, appunto, la metà approvata, e possiamo dire che siamo nella prima parte della fase della ricostruzione, ma ormai la ricostruzione privata è decollata». Quindi i tempi. «Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo autorizzato l’apertura di 3.200 cantieri, ma adesso - sottolinea - abbiamo la sfida più ardua, quella dei centri storici distrutti dove si stanno muovendo i primi passi anche con le ordinanze in deroga». Tutto facile? Macchè. «Tra i problemi, c’è la saturazione delle imprese edilizie che cominciano a scarseggiare e l’aumento vertiginoso dei prezzi dei materiali». L’altra grande sfida è la ricostruzione pubblica: «Abbiamo 1.400 cantieri pubblici già finanziati, una parte sono stati attratti dalle ordinanze in deroga per velocizzare il processo», dice il commissario, citando anche il recupero dei dissesti idrogeologici e dei beni culturali. «Intanto, Amatrice è pronta ad essere ricostruita, grazie anche allo strumento delle ordinanze in deroga». Già oggi sono «aperti 200 cantieri e diverse opere sono completate. Partirà il piano da 49 milioni di euro per il centro storico: previsto un tunnel dei sottoservizi, molto innovativo, un’opera concreta della nuova Amatrice, ma anche simbolica». 

I RITARDI
Già mediatore per le questioni della giustizia, Legnini ha convinto anche gli scettici della ricostruzione come il vice sindaco di Arquata del Tronto, Michele Franchi: «Finalmente citare la parola ricostruzione non è fuori luogo, anche se la burocrazia tende a rallentare tutto. In questi quattro anni, ad ogni ricorrenza del 24 agosto, non era iniziato praticamente nulla. Quest’anno finalmente ci sono gru ad Arquata e nelle frazioni non perimetrate e anche se non sono molte è comunque un segnale sul quale fare leva». Ancora Franchi: «Certo, da sistemare c’è ancora il 40% delle persone che risiedevano qui prima del terremoto. Quello che fa ben sperare è che qualche casetta si è liberata perché chi la occupava è tornato a vivere nella propria abitazione. Molti però restano ancora in vallata, ad Ascoli soprattutto. Speriamo che la ricostruzione acceleri per favorire il rientro anche di altri, senza escludere coloro che occupano le seconde case. E non sono pochi».

I NUMERI
Le cifre sono fredde, ma lasciano sempre il dubbio della loro promessa. La ricostruzione dovrà viaggiare di pari passo con il Pnrr. A partire dal miliardo e 780 milioni di euro per le aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016-2017 nel Centro Italia. Legnini è sicuro: «Questi territori hanno un’opportunità storica di rinascere. Già oggi, con 5mila cantieri in corso, quello del Centro Italia è tra i più grandi cantieri, se non il più grande, d’Europa». Niente è mai nuovo, nelle pagine di tragedia che la storia scrive, promettendo a se stessa di non scriverne mai più, sapendo che si ripeteranno. Ma la ricostruzione del Centroitalia doveva già iniziare prima del terremoto, quando lo spettro dello spopolamento aveva nei suoi movimenti il vuoto delle città e dei territori. Un imprenditore illuminato della zona di Norcia, Benedetto Altieri, ha vissuto più volte la distruzione del suo impianto caseario. E più volte è ripartito. «Voglio dare un segnale ai miei figli che qualcosa di buono si può fare anche nelle zone che paiono maledette, ma che solo le opere dell’uomo fatte bene posso esorcizzare». 

LA SPERANZA
Tra i monti di Amatrice è la pasta con il sugo più famoso al mondo a dare la nuova speranza con le aziende ripartite a trafilare e cucinare come se fosse sempre Natale. Spiega Giuseppe Finetti, un capo mugnaio: «Non ci credevo, ma quando ho visto in centro la gru mi sono messo quasi a piangere. Ho perso uno zio sotto le macerie ed era tanto che non piangevo per la felicità». E la speranza che rimane sempre negli occhi dei superstiti e che con il tempo spegne gli effetti di una domanda: perché? 
 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Agosto 2021, 10:10
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