Ferri: «I miei amici di Lodi continuano a morire, il calcio non ha capito il nostro dramma»
di Daniele Petroselli

Ferri: «I miei amici di Lodi continuano a morire, il calcio non ha capito il nostro dramma»

Una realtà terribile da raccontare. Riccardo Ferri, ex difensore dell’Inter e della Nazionale, vive nella zona rossa, a Lodi. Da settimane è praticamente isolato, come tutti gli abitanti in quelle zone. Una situazione che di giorno in giorno si fa sempre più pesante. Drammatico il suo racconto.

Qual è la situazione attuale?
«Fin da subito abbiamo capito quanto potesse essere aggressivo questo virus. Ho perso degli amici qui, uno dopo l’altro, e attualmente altri sono in ospedale; altri invece sono sotto controllo a casa». 

E lei come stai vivendo la quarantena?
«E’ davvero dura, perché si riesce a comunicare con i familiari solo via telefono o con i social. Cerchiamo di rassicurarci tra noi, ma è molto difficile. Qui girano in continuazione tante ambulanze. Io sono da solo a casa, i figli sono lontani, ma penso soprattutto agli anziani soli e spaventati. Per tirarmi su mi racconto sempre una metafora».

Quale?
«Stiamo affrontando una squadra aggressiva, che nei primi 45’ ci ha messo sotto. Ora è arrivato il momento di trovare il modo di aiutarsi l’un l’altro e di cercare di uscire a testa alta da questa partita perché perderemo, ma dobbiamo limitare i danni. Abbiamo perso solo una sfida ma il campionato è lungo. E sono sicuro che alla fine ce la faremo».

Intanto, il mondo del calcio è irrequieto e troppo voglioso di ricominciare.
«Le parole di alcuni presidenti in questi giorni sono una mancanza di rispetto nei confronti di un Paese che sta pensando solo a riuscire a rialzarsi. Dobbiamo pensare a tutti coloro che lavorano in trincea per salvare persone. A chi vuole tornare in campo, farei fare un giro nelle mie zone per capire cosa sta accadendo, forse non hanno chiara la situazione».

Che cosa farebbe se oggi fosse a capo del calcio italiano?
«Non assegnerei lo scudetto, niente retrocessioni, niente coppe, farei come se questa stagione non fosse mai iniziata. Proprio come è successo negli anni di guerra. Tornare a giocare a giugno è sbagliato».

E con le Olimpiadi di Tokyo?
«Magari si potranno fare in autunno. Capisco gli sforzi degli atleti, ma non sappiamo quanto sarà lunga questa battaglia».

LA RACCOLTA FONDI PER LA SANITÀ
Insieme al figlio Marco, Ferri (nella foto da Instagram) ha lanciato in questi giorni “Un calcio al coronavirus”, una raccolta fondi per fronteggiare l’emergenza sanitaria e aiutare l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, con cui l’ex difensore dell’Inter collabora da anni per iniziative di solidarietà. Obiettivo è generare nuovi posti letto negli ospedali per i pazienti affetti da Covid-19. Sul sito www.gofundme.com tutti i particolari dell’iniziativa.
Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Marzo 2020, 10:14

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