Ha il figlio ammalato e chiede ferie: i colleghi le donano 470 giorni
di Elena Filini

Ha il figlio ammalato e chiede ferie: i colleghi le donano 470 giorni

Ha chiesto 30 giornate di ferie solidali: in pochissimo tempo ha ricevuto disponibilità per ben 470 giornate, oltre un anno e mezzo. Boom di donazioni nel primo caso di ferie solidali all’interno dell’Usl 2: sono 215 i colleghi che si sono mobilitati per venire in aiuto a una madre, dipendente dell’azienda sanitaria, che ha fatto ricorso a questa misura per poter seguire il figlio malato. «Data l’urgenza, conferma il direttore delle risorse umane Filippo Spampinato, ci siamo mossi in anticipo sull’accordo sindacale, ma col pieno sostegno delle sigle. L’esito di questa gara di solidarietà è stato sorprendente».
 La provincia di Treviso e il Veneto in generale hanno abituato a raccontare storie in cui dolore e difficoltà pratiche cementano il tessuto sociale grazie a forme sempre nuove di solidarietà. Dal dipendente della tessitura Monti cui i colleghi hanno garantito la possibilità di seguire il figlio malato di leucemia, ai lavoratori della Breton di Castello di Godego che si sono autotassati per consentire a una famiglia di superare il lutto della morte di un figlio. Nel pubblico, però, non era ancora accaduto. Sebbene infatti le donazioni di ore lavorative siano state introdotte formalmente dal Jobs act del 2015, su modello della legge francese a tema, la legge Mathys, i precedenti riguardavano solo aziende private. Questa misura, insomma, non era ancora stata esperita dai dipendenti della Usl. Ma per il 2019 era arrivata la richiesta di una madre di poter aver accesso al monte di 30 giornate consentito per legge. E la risposta dei colleghi è stata travolgente. Al punto che la donna dovrà restituire 440 giorni non utilizzati. Pari, cioè, a un sostegno teorico ad altre quindici persone.
IL DIRETTORE GENERALE
«L’attivazione delle prime ferie solidali nell’Usl ha evidenziato il grande cuore di quest’azienda, non solo nei confronti di pazienti e familiari ma, anche, al proprio interno -ha commentato con soddisfazione il direttore Francesco Benazzi- Non posso che ringraziare di cuore il nostro personale che, a fronte di una collega in difficoltà, ha dimostrato grande umanità, generosità e sensibilità, donando in misura di gran lunga superiore a quanto consentito e prevedibile, parte delle proprie ferie per aiutarla». La richiesta è infatti arrivata sulla scrivania di Filippo Spampinato, responsabile delle risorse umane, nel mese di gennaio. La difficile situazione di una dipendente che aveva assoluta necessità di seguire il percorso terapeutico del proprio figlio ha attivato il protocollo. Tempo di adesione per cedere le proprie ferie: 2 settimane, dal 4 al 12 febbraio. E la risposta non si è fatta attendere. In questo modo Treviso attiva il progetto solidale già sperimentato con successo dal 2016 nella Usl Euganea di Padova, dove -solo nell’ultimo Natale- 147 dipendenti hanno donato un monte di 2.555 ore complessive, pari a 377 giorni di ferie a due colleghi, con un figlio malato ciascuno, bisognoso di cure continuative. L’ORIGINE
In Francia l’hanno chiamata legge Mathys: era il nome di un bimbo morto per tumore al fegato nel 2009. Il padre, dipendente di uno stabilimento nella regione della Loira, finì i permessi cui aveva diritto per stare accanto al piccolo. I colleghi decisero di rinunciare a parte delle loro ferie e gli misero a disposizione 170 giorni di reduction du temps de travail, permettendogli di rimanere vicino al figlio fino alla fine.
Molti gli esempi di questo tipo a Nordest: l’ultimo in ordine di tempo, alla Breton di Castello di Godego dove, lo scorso 20 settembre, i dipendenti hanno promosso un’iniziativa denominata “Un’ora per Denis Fior”.Si tratta di una raccolta “ore di ferie”: ogni lavoratore poteva scegliere volontariamente di privarsi di un certo numero di ore del proprio monte-ferie per donarle al padre di Martin, garantendogli così di poter rimanere a casa per sostenere la famiglia dopo la perdita straziante del figlio Denis. Alla Usl di Treviso la prima donazione solidale ha aperto la strada a una concreta possibilità per molte famiglie colpite dalla malattia. «Non so chi sia questa collega - commenta una dipendente dell’azienda - ma sono madre di tre figli, so che se uno si ammalasse in quel modo, il regalo più bello che potrebbero farmi è il tempo da trascorrere con lui. Ecco perché io ho fatto una donazione».

Mercoledì 13 Febbraio 2019, 06:00
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