Bimbo nel pozzo, Julen Rosello è morto, il piccolo non ce l'ha fatta. Il suo corpo trovato nella notte senza vita dai soccorritori

di Simone Pierini
Julen Rosello non ce l'ha fatta. Il bambino spagnolo di due anni caduto in un pozzo è stato ritrovato morto nella notte tra venerdì e sabato, quando erano circa le 1.25. Le speranze di trovare Julen ancora vivo erano ormai ridotte al lumicino, anche perché il bambino non dava segnali di vita da diverse ore.

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I lavori per raggiungere il bambino sono andati avanti a oltranza nonostante il calare della notte. Mancavano, infatti, pochissimi centimetri per raggiungere Julen, il bimbo di due anni caduto in un pozzo a Totalàn, nei dintorni di Malaga il 13 gennaio.

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​Per raggiungerlo si era ricorsi anche ad un'ennesima esplosione, la quarta,  avvenuta dopo aver già raggiunto i 3,35 metri sui 3,8 di distanza tra i minatori e il piccolo dentro al tunnel scavato. Ora sono è in corso il recupero del corpo di Julen, dopo l'arrivo dell'autorizzazione necessaria. 

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Le squadre di soccorso hanno lavorato con estrema lentezza per le difficoltà dovute al terreno duro e in alcuni tratti roccioso. Il tunnel parallelo serviva a raggiungere il punto dove effettivamente poi è stato trovato Julen.

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La Spagna è in lutto, si susseguono i messaggi di cordoglio ai genitori del piccolo, mentre tutti i più importanti esponenti politici spagnoli esprimono il loro dispiacere sulle varie piattaforme dei social media. 


 

LA CRONACA DELLA NOTTE
Una trentina di persone tengono al caldo e sostengono i genitori di Julen all'interno della casa che un vicino del comune ha dato loro per rimanere fino a quando non si verifica il salvataggio. Inoltre, un paio di agenti della Guardia Civil rimangono nelle vicinanze della proprietà con un'auto ufficiale sulla porta. La famiglia ha un supporto di un team di psicologi per cercare di controllare e regolare le proprie emozioni di fronte all'incertezza dell'esito dei soccorsi.
 

GLI 8 «ANGELI MINATORI»: Sergio Tuñón, Lazaro Gutierrez Alves, Maudilio Suarez, Jose Antonio Huerta Lamuño, Adrián Fernández Villarroel, Jesus Alfonso Fernandez Prado, Ruben Garcia Ares.
 

Il portavoce della Guardia Civil Jorge Martin ha spiegato che per aprire un varco in alcune zone rocciose è stato necessario far brillare quattro micro cariche di dinamite e che ogni esplosione ha bisogno di almeno un'ora e mezzo di preparazione e di un'altra mezzora per garantire il ricambio d'aria in modo da consentire la discesa dei soccorritori: otto minatori arrivati dalle Asturie che comunque devono lavorare con le bombole di ossigeno. La perforazione della galleria è la parte più pericolosa dell'operazione di recupero e Martin non ha fatto previsioni sui tempi limitandosi a constatare che «La montagna comanda sul nostro lavoro».
 

Due giorni fa era stato completato il tunnel verticale parallelo a quello dove si trova il bimbo e rivestito di tubi d'acciaio per evitare le frane e agevolare le operazioni di recupero. La Spagna rimane con il fiato sospeso ma le speranze di trovare il piccolo in vita sono praticamente nulle anche se nessuno ha azzardato pubblicamente ipotesi. L'angoscia è divenuta intollerabile per papà Josè e mamma Vicky che hanno già perduto due anni fa il primogenito, Oliver, colpito da un infarto mentre giocava in spiaggia. E resta il fatto che si procede a tentoni perché la posizione del bambino non è mai stata localizzata con certezza. Per di più i minatori sono sotto tensione per «l'attenzione mediatica», ha detto Juan Lopez-Escobar, delegato del Collegio degli ingegneri minerari del Sud a Malaga. A Totalàn si continua comunque a lavorare senza sosta. Al calar del sole sono stati accesi i riflettori e non è escluso che in nottata si arrivi finalmente a Julen. 
 
 
Venerdì 25 Gennaio 2019, 21:54
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